Categoria: Educatori

  • IL MIO ALLENATORE ( Raffaele Mantegazza)

     

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    IL ‘MIO’ ALLENATORE

    Autore: RAFFAELE MANTEGAZZA
    Editore: WWW.ALLENATORE.NET EDIZIONI
    IN DISTRIBUZIONE DAL 10 MAGGIO 2014
    Prezzo: 22.00€

    INDICE

       – Intervista a Raffaele Mantegazza
       – Presentazione libro
       – Indice libro
       – video conferenza
       – L’autore 

     

     INTERVISTA

    WALTER BRANDANI: Nelle presentazioni delle società sportive alla voce ALLENATORI, spesso si trova un elenco di nomi senza riferimenti a titoli di studio o corsi frequentati, solo in alcuni casi si può leggere qualche accenno alla carriera sportiva dell’allenatore. Questo vuol dire che per allenare è sufficiente essere stato un ex giocatore?

    RAFFAELE MANTEGAZZA: Ovviamente no. Equivale a chiedere se un esperto programmatore di computer può insegnare informatica ai ragazzi di terza media senza sapere niente di pedagogia, psicologia dell’età evolutiva, comunicazione didattica. Purtroppo il mondo dello sport, soprattutto del calcio, sembra essere piuttosto sordo a queste sollecitazioni, per cui ci si illude che basti saper giocare per saper insegnare a giocare. Ma certo non bastano i corsi, che pure sono indispensabili: occorre indagare sulle motivazioni che portano una persona a voler allenare, e se non si tratta di motivazioni realmente educative si parte già con il piede sbagliato.

    WB: Quali sono le principali competenze che dovrebbe possedere un allenatore?

     

    RM: Occorrono ovviamente competenze tecniche ma spesso, soprattutto per i settori giovanili, vengono esagerate, in particolare a livello tattico. Piuttosto che perdere due ore a studiare la difesa a zona del Barcellona un allenatore di ragazzini impiegherebbe il suo tempo in modo più proficuo studiando pedagogia e psicologia. Un allenatore deve sapere comunicare, sapere in che cosa un adolescente si differenzia da un  bambino, qual è la percezione del proprio corpo in un bambino di sette anni e come muta a dieci anni, conoscere la psicologia dei gruppi ecc.

    WB: Se si vince bravi tutti, ma sopratutto l’allenatore, se si perde è colpa dei ragazzi che non si impegnano. Per un allenatore qual è il rapporto tra l’insegnare una disciplina sportiva e il vincere la partita?

     

    RM: L’allenatore dei settori giovanili non FA sport ma INSEGNA sport. La cosa è completamente diversa. La vittoria ovviamente fa parte dello sport, non è eliminabile da esso, ma se per l’allenatore  della prima squadra la sconfitta è solamente sconfitta, per l’allenatore dei ragazzi essa può costituire una straordinaria possibilità di crescita e un fattore positivo. Insegnare a fare qualcosa significa soprattutto insegnare a sbagliare e a imparare dai propri errori. Se si demonizza la sconfitta, non è letteralmente possibile insegnare a vincere.

    WB Cosa significa per un giocatore poter affermare “…..è il MIO allenatore!” ?

     

     RM: Significa attribuirgli quello status unico che i ragazzi assegnano solamente ai (purtroppo) pochi adulti che scelgono come punti di riferimento,  insegnanti, capi scout, animatori, zii e soprattutto allenatori. Per poter essere il “mio” allenatore  però il mister o coach deve essere in sintonia con me, riconoscermi come persona (il mio precedente libro pubblicato per allenatore.net si intitolava “La persona giocatore”), deve mettere in campo quella speciale relazione uno-a-uno che troppo spesso viene soffocata dietro una concezione di gruppo e di squadra troppo rigida e poco attenta alle dimensioni individuali.

    WB: Genitori in campo o fuori dal campo: quale rapporto assumo i genitori nella pratica sportiva dei figli?

     

    RM: Assolutamente fuori dal campo, ad accompagnare i figli alla partita e a recuperarli fuori dallo spogliatoio. Un genitore deve vigilare sul fatto che l’allenatore sia una persona seria, che non bestemmi, che non insulti i ragazzi (spesso sono proprio questi cafoni ad essere stimati dai genitori, che pensano che così  i ragazzi cresceranno forti e duri!); per il resto, deve lasciare lavorare l’allenatore e aiutare il ragazzo a ritagliarsi con esso quella specifica  relazione che fa di lui, appunto, “il mio allenatore”.

     

     PRESENTAZIONE LIBRO

    Sono molti gli allenatori con importanti competenze in ambito tecnico-tattico ed in grado di preparare fisicamente i propri giocatori. Non sempre la stessa attenzione viene invece viene dedicata ai fattori pedagogici, comunicativi, relazionali.

    Avere una linea di condotta chiara, saper gestire le proprie emozioni ed essere un modello per i propri ragazzi sono tutti elementi che un allenatore deve curare ed approfondire, così come è fondamentale saper mostrare ed insegnare, anche con fantasia e creatività, gli specifici aspetti sportivi.

    Altrettanto importante è conoscere alcune regole di comunicazione, da applicare sia nel rapporto con il singolo che nella gestione della squadra, utili a formare lo spirito di gruppo ed a creare un clima adatto all’interno dello spogliatoio.

    L’autore focalizza quindi l’attenzione sul prevenire i conflitti che possono sorgere in relazione alle diverse personalità dei ragazzi e le modalità con le quali è opportuno soddisfare i tipici problemi che frequentemente si presentano con i genitori.

    L’ultimo capitolo è invece dedicato all’analisi degli allenamenti e delle partite, cercando di mostrare come, in ogni momento di questi eventi, l’allenatore può prestare attenzione agli elemnti psicologici e pedagogici del suo ruolo.

     

     

    INDICE LIBRO

    – chi è il “mio” allenatore?

    – l’allenatore come insegnante

    – l’allenatore come comunicatore

    – l’allenatore e il ragazzo

    – l’allenatore e i genitori

    – l’allenatore in azione: allenamenti e partite

     

     VIDEO

     

     L’AUTORE

    Docente di pedagogia interculturale e della cooperazione presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano Bicocca, per 15 anni allenatore di squadre giovanili di basket, formatore e consulente per allenatori, genitori e atleti

     

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  • NONNI ADOTTIVI. Mente e cuore per una nonnità speciale

    NONNI ADOTTIVI. Mente e cuore per una nonnità speciale

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    Nonni adottivi.

    Mente e cuore per una nonnità speciale

    Autori e curatori Milena Dalcerri , Anna Colombo , Sonia Negri
    pp. 160, 1a edizione 2014

    Prezzo: € 19,00

    – Presentazione libro

    – Indice

    – Le autrici

    – Intervista a Sonia Negri

     

     

     


     

    PRESENTAZIONE LIBRO

    L’adozione è un modo del tutto speciale per diventare nonni. 
    Attraverso percorsi inaspettati, talvolta tortuosi e faticosi, i nonni adottivi testimoniano un’esperienza di vita ricca di soddisfazioni e di felicità.
    In queste pagine sono raccolte le loro storie: le preoccupazioni che avevano prima di incontrare i loro nuovi nipotini, le emozioni che vivono insieme a loro e le sfide impegnative che affrontano tutti i giorni.
    Partendo dai racconti e dai sentimenti dei nonni, le autrici hanno evidenziato gli aspetti affettivi trasformandoli in significativi spunti di riflessione teorica sull’adozione e i suoi nodi critici. Ne è nato un libro per coloro che si stanno preparando ad accogliere un nipote di cui ancora non sanno nulla e per nonni adottivi che desiderano confrontarsi con chi vive la loro stessa esperienza.
    Ma è anche un libro per le coppie, che desiderano coinvolgere le proprie famiglie nella loro scelta adottiva, e per gli operatori dell’adozione, i quali sanno bene che i bambini – per crescere sereni e felici – hanno bisogno di una famiglia, nonni compresi!
    É dunque un libro per tutti, in grado di parlare in particolare a coloro che sanno ascoltare con la mente e con il cuore.


     

    INDICE

    Mario Zevola, Prefazione
    Anna e Sonia, Milena, 
    Premessa
    Introduzione
    Parte I. Nonni adottivi
    Diventare nonni adottivi
    (Ruolo dei nonni in famiglia; Un modo particolare di diventare nonni)
    Lavorare con i nonni adottivi
    (L’esperienza dell’Associazione Petali dal Mondo; “… e adesso parlano i nonni”; “Aspettare un nipote adottivo”; “Nonni di cuori”; Commenti sul lavoro di gruppo; Commenti dei nonni; Commenti della conduttrice; Un’iniziativa destinata a crescere)
    La ricerca e la raccolta del materiale
    (L’analisi del materiale raccolto; Informazioni sui nuclei familiari; Alcune considerazioni conclusive)
    Parte II. I nonni adottivi si raccontano
    Aspettare un nipote adottivo
    (L’attesa; L’incontro)
    Nonni come radici
    (Costruire un senso di appartenenza; Rispettare le origini del bambino; Dare nuove radici)
    Nonni biologici e nonni adottivi: differenze e somiglianze
    (Parlare di diversità; Difficoltà e preoccupazioni per il futuro; Nonni speciali e nipoti speciali)
    Nonni e genitori insieme per il benessere di tutti
    (Chi ben comincia…; … è a metà dell’opera; Educazione e regole; Il piacere di fare i nonni; Nonni e fratrie; La storia; Nonni come “maestri”)
    Per concludere
    La parola ai genitori
    (Il ruolo dei nonni; L’utilità del gruppo dei nonni adottivi; La crescita dei nonni)


     

    LE AUTRICI

    Milena Dalcerri, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, da anni è impegnata nel settore dell’affido e dell’adozione. Per l’Associazione Petali dal Mondo conduce dal 2007 gruppi di nonni adottivi. Lei stessa è nonna e vive questa esperienza con grande passione ed entusiasmo.
    Anna Colombo, funzionario nella pubblica amministrazione, è volontaria dell’Associazione Petali dal Mondo e conduce percorsi di formazione per aspiranti genitori adottivi. Felicemente sposata, è mamma adottiva di tre bellissimi bambini di origine lituana.
    Sonia Negri presta la sua opera volontaria nella progettazione, formazione e realizzazione di interventi dell’associazione Petali dal Mondo, di cui è co-fondatrice. Un matrimonio, un’adozione nazionale, un’adozione internazionale e una gravidanza le hanno donato la gioia immensa di una famiglia speciale di cui è molto orgogliosa


     

    INTERVISTA A SONIA NEGRI

    Walter Brandani: Di solito quando si parla di adozione ci si concentra sui bambini e sui genitori. Perché avete pensato di scrivere un libro sui nonni?

     

    SONIA NEGRI: Perchè nelle famiglie adottive il ruolo dei nonni è fondamentale e troppo spesso si rischia di dimenticarlo. Perchè siamo convinte che l’esperienza dell’adozione offra anche ai nonni una preziosa occasione di crescita, che merita di essere accompagnata e sostenuta. …ma anche perchè abbiamo conosciuto nonni adottivi così speciali che meritavano davvero un libro tutto per loro!

     

    WB : Qual è il ruolo dei nonni nell’esperienza adottiva?

     

    SN: I nonni adottivi… fanno i nonni!

    E’ vero però che l’adozione inserisce elementi di novità che richiedono di ridefinire ruoli e compiti di ciascuno. Innanzitutto i nonni sono chiamati a condividere e sostenere la scelta dei propri figli. L’adozione infatti è un’esperienza di accoglienza che non può prescindere dall’apertura di tutto il sistema familiare.

    La provenienza del nipote, la sua storia e le sue caratteristiche richiedono ai nonni la capacità di confrontarsi con situazioni, pensieri ed emozioni del tutto speciali. Questi bambini hanno bisogno di una famiglia nella quale sviluppare un senso di appartenenza forte e stabile. Uno dei compiti principali dei nonni è proprio quello di diventare per il nipote quelle radici salde che sono fondamentali per la sua crescita. 

     

    WB: Il libro è anche il racconto dell’esperienza dell’Associazione PETALI DAL MONDO. Quali sono le proposte di questa associazione per i nonni?

     

    SN: I Petali dal Mondo propongono dal 2007 incontri di gruppo per nonni e futuri nonni adottivi. Dopo l’esperienza condotta dalla dott.ssa Dalcerri, che è una delle autrici del libro,  oggi l’iniziativa prosegue con successo in collaborazione con gli operatori del centro adozioni di Tradate e Saronno.

     

    WB: Ci sono differenze tra l’essere un nonno biologico e l’essere un nonno adottivo?

     

    SN: Nel libro abbiamo dedicato un intero capitolo a questo tema, che è molto interessante. Riteniamo che siano molte le diversità: l’attesa, il primo incontro con il nipotino, la sua conoscenza, la costruzione del legame, le difficoltà, i momenti critici, le domande,… sono tutte situazioni nelle quali emergono molte differenze tra l’essere nonni biologici e nonni adottivi. Ma i nonni ci hanno anche insegnato che per loro ogni nipote è un dono ricevuto. E’ un regalo immenso, che vivono con gratitudine e stupore, e che sanno accogliere con anima e corpo, diventando nello stesso tempo per ogni nipote nonni di pancia e nonni di cuore.

     

    WB: Mi ricordo, con molto piacere, che da piccolo passavo molte sere in terrazzo con cugini, zii e genitori ad ascoltare i racconti della nonna. Erano racconti molto solenni, quasi mitologici e, nonostante le storie narrate fossero ben note a noi nipoti, c’era comunque un piacere nel riascoltarle. Quali storie possono narrare i nonni adottivi?

     

    SN:Le stesse storie che raccontano tutti i nonni: quelle della tradizione, le piccole grandi storie quotidiane che hanno i nipoti come protagonisti e le storie familiari. I bambini amano le storie (soprattutto se a raccontarle sono i nonni!) e tutti noi conosciamo bene l’importanza della narrazione.

    Per i bambini che vengono da lontano, che hanno storie complesse e una nuova famiglia in cui inserirsi, le storie hanno un triplice valore:

    1. le storie tradizionali aiutano i bambini ad appropriarsi di una cultura che spesso è totalmente sconosciuta.
    2. attraverso i racconti e le parole dei grandi i bambini conoscono la propria storia, danno un nome alle emozioni, mettono ordine tra i loro pensieri. Per i bambini con un passato doloroso e difficile da comprendere questo è un passaggio importante. E‘ difficile per gli adulti raccontare ad un bambino la sua storia di abbandono e sofferenze…, ma per fortuna spesso le storie hanno un lieto fine! 
    3. le storie di famiglia e i racconti del passato contribuiscono in maniera fondamentale alla costruzione dell’appartenenza familiare. Sono i ricordi e i racconti dei nonni che permettono al bambino di affondare le proprie radici in una storia familiare cominciata molti anni prima della sua nascita e che, anche grazie a lui, potrà proseguire negli anni futuri. Raccontare al bambino tutta questa lunga storia, dirgli quanta gioia ha portato il suo arrivo nella famiglia e immaginare insieme a lui un futuro felice è il regalo più grande che gli si possa fare!

     

    WB: A chi consiglierebbe il libro NONNI ADOTTIVI?

     

    SN: E’ un libro per tutti coloro che sono interessati ai temi della famiglia e degli affetti familiari; e, in particolare, per i nonni che desiderano riflettere sul legame con i propri nipoti.

    E’ uno strumento molto utile per coloro che lavorano nell’ambito dell’adozione ed è una lettura emozionante per le famiglie che vivono l’adozione da protagoniste.

    Io lo consiglio particolarmente a tutti coloro che stanno vivendo il momento dell’attesa di un figlio o di un nipote adottivo: è un tempo prezioso per riflettere e prepararsi ad un evento che cambierà le loro vite. Leggere le storie, i pensieri e le emozioni vere che i nonni raccontano, non solo riempie il vuoto di un’attesa che spesso è molto lunga, ma fa sentire anche più vicina la realizzazione dei propri sogni!

     

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  • il paese di Chicistà

    il paese di Chicistà

    paeseIl paese di Chicistà

    Roberto Piumini,  illustrazioni di Emanuela Bussolati,

    Milano, Ledha, 1996, pp 62 Età dai sei anni

    SINOSSI

    Questa favola narra l’incontro di tanti bambini e aiuta a capire meglio l’handicap.
    La storia, all’inizio, presenta l’handicap come qualcosa di separato, “il muro che circonda”; mentre, più avanti, si parla di questo tema come un filo che permette un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
    E’ una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi a riflettere sui dubbi e le domande che l’incontro della diversità stimola in noi.
    L’handicap non ha bisogno di separazione, ma al contrario, di condivisione. In questo senso, anche le parole di una favola possono aiutare.

     

    Recensione

    E’ una storia di bambini. Bambini diversi e bambini uguali, bambini tutti interi e bambini così e cosà. E’ la storia dell’incontro fra questi bambini, della loro conoscenza reciproca che ci aiuta a capire meglio qualcosa intorno all’handicap. Il racconto, infatti, ci presenta dapprima l’handicap come qualcosa di separato, “il muro che circonda ed isola” e, nell’evoluzione della storia, come un filo che permette un riconoscimento, un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
    Nonostante le fattezze di fiaba non è una storia semplice, non è una storia immediata. E’ una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi ad ascoltare i perché, i dubbi e le domande, anche le proprie, che sempre suscita l’incontro della diversità.
    L’handicap non ha bisogno di separazione, esige sincerità e condivisione. In questo senso anche le parole di una favola possono aiutare.accaparlante.it

    Recensione2

    Quando la penna è quella di Roberto Piumini raramente si resta delusi così la levità, il ritmo e la trasparenza poetica che l’autore sa infondere al racconto rapiscono con pacata gentilezza anche il lettore di questa storia. Questi segue infatti, come attratto da un pifferaio magico, il viaggio di Chiara e Tommaso nel paese di Chicistà e nella sottile metafora dell’inclusione che esso svela.

    Qui si incontrano personaggi bislacchi, ciascuno fatto a suo modo e come tale ben accetto dai concittadini. I Dammideltu, i Pastabianca, i Senzaperché e i Cantabruno, per esempio, sfoggiano ciascuno i suoi tratti peculiari come pezzetti di una filastrocca incantevole e irresistibile. Qui trovano dunque posto i due visitatori e i loro amici Claudio, Simone e Arianna anche se battono ostinatamente con un pestello o sferruzzano senza posa una sciarpa.

    Liberati dal controllo degli astrusi Biscabalurda il cui solo interesse sono sterili classificazioni, questi bambini particolari possono infatti trovare il loro posto a Chicistà, non più segregati al di là di un muro che divide ma al contrario uniti da un interminabile filo che abbraccia. dito.areato.org/

     

     

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  • COME FUNZIONA LA MAESTRA

    COME FUNZIONA LA MAESTRA

    come-funziona-la-maestraCOME FUNZIONA LA MAESTRA

    Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer

    Ed. IL CASTORO

    PUBBLICAZIONE febbraio 2013
    DIMENSIONI 23 x 30 cm
    PAGINE 28

    Per bambini e adulti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Un divertente e raffinato albo illustrato che parla ai bambini di oggi e… ai bambini di ieri.
    “Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi, i monti, l’orologio, i cinque sensi, l’uomo primitivo e tante altre cose che a poco a poco finiscono anche dentro ai bambini.”

    Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Maestre scure, chiare, ricce, lisce, a pallini, a fiori, a spirali, a scacchi e in varie fantasie. Anche a righe e a quadretti, naturalmente. E dentro le maestre, invece, cosa c’è? Un ritratto gioioso e scanzonato di tutte le maestre. Guarda bene, e troverai anche la tua o quella che hai conosciuto da piccolo!
    Un intero universo da scoprire, per giocare con la curiosità dei bambini e sorridere insieme a loro sul mondo della scuola. Dedicato a una delle persone più importanti nella vita di ogni bambino.
    Illustrazioni di Chiara Carrer.

    RECENSIONI

    di Micol De Pas

    «Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Una maestra piccola non è mezza maestra, così come una molto grande non vale doppio». Possono avere colori diversi, possono essere chiare, scure, ricce, lisce, a pallini, a scacchi… su quelle a righe si scrive e su quelle a quadretti si fanno le operazioni. Così le descrivono Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer in Come funziona la maestra, un manuale per bambini, appena uscito per Il Castoro.

    La maestra («che a volte è un maschio») è un essere a sé, diverso da tutti gli altri, perché «Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi, i monti, l’orologio, i cinque sensi, l’uomo primitivo e tante altre cose che a poco a poco finiscono anche dentro ai bambini». Ma come tutti gli altri, si veste, è alta o bassa, ha i capelli in un certo modo e un carattere particolare. «Alcune sono sempre contente, altre sempre arrabbiate. Quando la maestra è arrabbiata si ferma tutto. Non si aggiunge più, non si riesce a dividere niente, i fiumi non scorrono e l’uomo primitivo resta bloccato con la lancia alzata. Solo se torna la calma, allora tutto ricomincia a funzionare».

    Poi, un giorno, la maestra diventa quella di qualcun altro. Allora si potrà incontrarla per caso, al cinema, al supermercato e per la strada e sembrerà un grande come tutti gli altri. «Però quando se ne incontra una, si capisce. Si sa che quella era la maestra. Solo, è diventata un po’ più piccola. E insieme alla maestra, anche la classe, se ci si ritorna dopo qualche tempo, si è trasformata, è sempre la stessa classe, ma si è rimpicciolita».

    Ma il gioco non finisce mai, perché «quando bisogna ritrovare una poesia, un lago o una vecchia storia sentita in classe, basta cercare bene e alla fine usciranno fuori tutti insieme, come li aveva messi la maestra, i più piccoli seduti davanti e i più alti dietro in piedi».

     

     RECENSIONE 2 

    di Margherita D’Alessandro

     

    È appena ricominciata la scuola, ne parlano i giornali, i tg, la gente per strada, i genitori che non vedevano l’ora di poter riorganizzare al meglio il tempo.

    Io ricordo bene il mio primo giorno nella scuola elementare: ci radunarono tutti in palestra –  genitori e bambini – e aspettammo con pazienza che ci chiamassero. Ero curiosa di sapere che viso avesse la mia “prima” maestra, se fosse dolce o severa, simpatica o seria. Arrivò con un po’ di ritardo e … sorpresa! Si chiamava proprio come me. Poi ci mise in fila ed io diedi la mano a Loretta con cui avrei diviso 5 anni di studi e di giochi. Quest’anno ho visto mia nipote fare le stesse cose e mi chiedevo, guardando i volti di tanti bimbi, cosa possa passare nella loro mente quando lasciano la mano del genitore per seguire una persona, che li guiderà nei passi fondamentali dell’apprendimento.Così ho ripreso in mano “Come funziona la maestra” diSusanna Mattiangeli con le illustrazioni della grande Chiara Carrer (Il Castoro), un libro di qualche mese fa, e ho pensato di proporvelo perché quando l’ho letto la prima volta ho avuto un groppo in gola per l’emozione, sia come ex alunna che come insegnante.

    Guardate un po’ se le sue parole non sembrano espresse da quei frugoletti con i grembiulini e gli zaini:

     

    «Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Una maestra piccola non è mezza maestra, così come una molto grande non vale doppio … Le maestre a un certo punto diventano maestre di qualcun altro. Si possono rivedere dopo un po’ di tempo, per la strada, al cinema, al mercato, e sembrano dei grandi come tutti gli altri. Però quando se ne incontra una, si capisce. Si sa che quella era la maestra. Solo, è diventata un po’ più piccola. E insieme alla maestra, anche la classe, se ci si ritorna dopo un po’ di tempo, si è trasformata. È sempre la stessa classe, ma si è rimpicciolita».

     

    Quando ho avuto il libro tra le mani è stato amore a prima vista e il giorno dopo l’avevo già letto ai miei alunni.

    Quelle parole toccavano in profondità i miei ricordi perciò ho pensato che la scrittrice doveva essere un po’ speciale e le ho rivolto qualche domanda:

            Susanna, parlaci un po’ di te.

    Io sono nata a Roma. Non sono lunga né larga, sono ocra anche se a volte divento marrone perché se voglio posso cambiare colore. Milioni di anni fa ho studiato disegno e storia dell’arte, ho costruito pupazzi per spettacoli e per video di animazione, attrezzeria e mobili perché mi piace il lavoro manuale anche se da solo non mi basta. Adesso abito ancora a Roma con Lorenzo, Elisa e Pietro. Invento laboratori per i bambini in spazi privati e nelle scuole. Imparo tante cose e, in qualche modo, ne insegno anche. In effetti ho molte cose che mi rendono simile ad una maestra: ho una parte davanti e se mi giro a scrivere o a disegnare ho anche io una parte di dietro. A volte i bambini e le bambine mi chiamano maestra, solo che io non mi siedo quasi mai alla cattedra e, anche se parlo con molte maestre, non conosco la lingua segreta che le maestre parlano tra loro. L’ambiente della scuola mi riempie di idee e di parole che devo mettere da qualche parte. Così oltre a “Come funziona la maestra” Editrice il Castoro è appena uscito “La mia scuola ha un nome da maschio” Edizioni Lapis. Così per un po’ sono a posto e dopo scriverò di altri argomenti.

          Come è nato “Come funziona la maestra”?

    Come dicevo, incontro molte maestre durante l’anno. Spesso maestre donne, perché nel nostro paese vicino ai bambini e alle bambine ci sono soprattutto le donne. Se invece aggiungi un pallone da calcio, arrivano subito gli uomini, mentre le donne e le bambine si allontanano.  Se si rimescolassero più le cose tra uomini, donne, bambini, bambine e palloni questo sarebbe un paese diverso, ma per adesso il maestro è una rarità e nel linguaggio comune si parla di “maestre”: esseri con borsetta e poteri speciali, supereroi con la messa in piega.

    Quando ho pensato di scrivere un testo per un albo ci ho messo poco a decidere di parlare della maestra e non mi pareva una scelta tanto originale. Solo dopo aver finito ho realizzato che non era ancora stato fatto uno studio scientifico sull’argomento, ovvero sulle varie forme di maestra presenti in natura, su come si muove, come parla, dove vive eccetera.

     

              Hai un ricordo particolare dei tuoi insegnanti?

    La mia prima maestra della scuola materna si chiamava Armida e nella sua classe c’era una casetta di legno dove entravamo in tantissimi a ricreazione. Quando ho votato per la prima volta sono tornata a trovare la casetta e ho visto che si era rimpicciolita. A fatica ci sarei entrata io da sola. A dire il vero, tutta la classe si era ristretta e mi sono sentita come Alice quando diventa enorme. La mia maestra preferita però è stata Patrizia, che mi ha insegnato a leggere e a scrivere cantando e suonando la chitarra. In seconda elementare è stata sostituita da un’altra che aveva una bacchetta di legno da sbattere sui banchi per fare silenzio, ci buttava spesso fuori dalla classe e ogni tanto ci tirava i capelli. Così ho imparato che ci sono vari modelli di maestra al mondo, e che non tutte funzionano allo stesso modo.

              Ricordi il primo giorno di scuola?

    No, non ho un ricordo preciso. Se ci penso vedo l’immagine della mia mano al lavoro sui primi quaderni e mi torna in mente quanto mi sembrava facile leggere e scrivere. Credo che in questo Patrizia c’entrasse e mi chiedo se lei se ne sia resa conto. Era giovane e chissà se ha continuato ad insegnare, magari in quegli anni se n’è andata in giro di classe in classe lasciando cose preziose senza pensarci troppo su.

             Qual era la tua merenda preferita?

    Mi piaceva il pane con la nutella ma mia mamma mi faceva certe fette deprimenti, piccole e con un velo marrone inesistente e allora nemmeno lo chiedevo più. Andavo a scuola tutti i giorni con un tegolino e un mandarino. Poi però a ricreazione mi dimenticavo di mangiare e lasciavo tutto nella tasca dello zaino. Alla fine della settimana la tasca era piena e bisognava scavare gli strati di mandarini e tegolini tutti schiacciati e mummificati.

             E il libro a cui eri più legata, quello che leggevi e rileggevi?

    Io leggevo fumetti. Sempre, ovunque. Soprattutto Topolino, quello che usciva in edicola ma anche le vecchie storie degli anni cinquanta di cui mio padre aveva una grande raccolta. Adesso, a parte qualche storia classica veramente bella, non mi piace più per niente ma alle elementari era la mia fissazione. Oltre a quello leggevo molto Asterix e qualunque fumetto girasse per casa, compreso Linus che era per grandi, pieno di cose strane e incomprensibili. Non saprei dire quale sia stato il mio primo libro vero: a scuola ci facevano prendere dei libri in biblioteca di cui non ricordo niente se non una riduzione di Fabiola, una storia sui primi cristiani perseguitati che ha segnato il mio breve momento di misticismo. Di sicuro ho letto e riletto le Filastrocche in cielo e in terra di Rodari, che resta una specie di maestro invisibile dei miei anni piccoli e anche di quelli un pochino più grandi.

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  • Partorire e accudire con dolcezza (S.J. Buckley 2012)

    partorire-e-accudire-con-dolcezza_52537Partorire e Accudire con Dolcezza

    La gravidanza, il parto e i primi mesi con tuo figlio, secondo natura

    Prezzo € 29,00
    Il Leone Verde Edizioni
    Pagine 396
    Anno: 2012

      1 riassunto

       2 indice

       3 recensione di Daniela Spiller

     

     

     

     

     

    1 RIASSUNTO

    Sapere è potere, partorire è potere. Con questo testo rivoluzionario Sarah J. Buckley, esperta di gravidanza e parto nota e apprezzata in tutto il mondo, fa luce sull’evento nascita e sui primi mesi da genitori mettendo a disposizione delle future mamme e dei futuri papà conoscenze attinte alla saggezza antica e alla medicina moderna.

    Un testo che approfondisce la fisiologia del parto normale (o, come lo definisce l’autrice, “nascita indisturbata”) mostrando quanto va perso quando tale esperienza viene vissuta come mero evento medico.

    Nella prima parte, alla scrupolosa descrizione di gravidanza e parto medicalizzati (che prevedono il ricorso a ultrasuoni, epidurale, induzione e cesareo) e di scelte più naturali (parto in casa, rifiuto dell’epidurale o di farmaci durante la fase espulsiva) si intreccia il racconto dell’attesa e della nascita dei quattro figli dell’autrice – dati tutti alla luce tra le mura domestiche.

    La seconda parte prende in esame gli studi scientifici su attaccamento, allattamento materno e sonno infantile, ed esorta i neogenitori a operare scelte attente e amorevoli durante i primi mesi con il proprio bambino.

    Testo documentato con rigore, profondamente umano e meravigliosamente scritto,Partorire e accudire con dolcezza accompagna i genitori più sensibili verso una maggior consapevolezza e fiducia in se stessi e nel proprio bambino, guidandoli nella meravigliosa danza della nascita e della crescita di un figlio.

    2 INDICE

    INDICE:

    PRIMA PARTE: Partorire con dolcezza

    • Rivendichiamo il diritto di ogni donna a partorire
    • Visioni e strumenti per una nascita istintiva
    • Risanare la nascita, risanare la terra
    • Tuo il corpo, tuo il bambino, tua la scelta. Come decidere con saggezza
    • Le ecografie
    • Nascita indisturbata
    • L’epidurale
    • Lascia che vada come deve andare
    • Il taglio cesareo
    • La scelta del parto in casa

    SECONDA PARTE: Accudire con dolcezza

    • Amore, attaccamento e cervello del bambino
    • Allattamento al seno
    • Mamme, bebé e la scienza della condivisione del sonno
    • Epilogo – Diventare genitori

    3 RECENSIONE DI DANIELA SPILLER

    Ho avuto l’onore di sedere accanto a Sarah Buckley e di fare da tramite alle sue parole ed ai suoi pensieri.
    Una donna meravigliosa, una professionista che abbina la conoscenza nel campo della gravidanza e del parto al cuore, un grande cuore di mamma.
    Come racconta nel suo libro “Partorire ed accudire con dolcezza”, ricco di nozioni ma anche di storie personalissime sui suoi quattro parti in casa, Sarah ci ricorda quali sono le condizioni affinché l’incontro di una mamma con il suo bambino al momento del parto possa avvenire in modo naturale, sostenuto dai potentissimi ormoni che ne regolano il corso. Un luogo che permetta di sentirsi in intimità, al sicuro, inosservate, l’assenza di estranei, luci tenui e temperatura calda: questi sono gli elementi fondamentali di cui una donna ha bisogno durante il parto.
    Tratto dal libro: “La nascita indisturbata consente il rilascio più dolce del cocktail degli ormoni del parto, rendendo più semplice il passaggio – psicologico, ormonale, fisiologico ed emotivo – dalla gravidanza al parto fino alla novità della maternità e dell’allattamento, per ogni donna. […] Parto indisturbato non significa parto indolore. Gli ormoni dello stress rilasciati sono simili a quelli riscontrabili in un maratoneta, il che riflette la maestosità dell’evento, oltre a spiegarne alcune sensazioni. Come per un maratoneta, il compito della donna che partorisce non è tanto evitare il dolore – il che di solito peggiora le cose – quanto capire che quella è una prestazione estrema dell’organismo, per la quale il corpo umano è stato mirabilmente progettato. La nascita indisturbata ci dà il margine per seguire il nostro istinto e per scoprire il nostro ritmo in un’atmosfera di fiducia e di sostegno, che contribuirà a ottimizzare gli ormoni del parto, aiutandoci a trasfigurare il dolore”.

    Il meraviglioso cocktail ormonale aiuta la mamma ad entrare in “uno stato di coscienza alterato”, “un altro mondo”. Gli indiani d’America dicevano che, in questo particolare momento, la mamma esce da suo corpo, va alla ricerca dell’anima del suo bambino e lo porta a sé. La trovo un’immagine meravigliosa!

    Allattamento, attaccamento materno e comunicazione empatica con il bambino non possono che giovare da questo primo e magico incontro, soprattutto se lasciato alla sua naturalità e sacralità.

    Questo è il progetto di Madre Natura per garantire benessere, estasi e sicurezza!

    Daniela Spiller

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  • La tenerezza e la paura. Ascoltare i sentimenti dei bambini.(Bernardi-Tromellini 2004)

    la-tenerezza-e-la-paura_31288La tenerezza e la paura. Ascoltare i sentimenti dei bambini

    Bernardi Marcello – Tromellini Pina

    Prezzo € 9,00

    EditoreTEA

    Anno pubblicazione2004

    Numero pagine150

    «Questo libro è nato dalla condivisione di un’unica concezione del bambino, del suo mondo e del suo futuro. Un bambino libero, potente, costruttore che ha tante cose da dire e da insegnare anche ai grandi. Un bambino affascinante che, a sua volta, può essere affascinato o spento dal contesto in cui ha avuto la fortuna o la sfortuna di nascere.»

    Due guide d’eccezione – Marcello Bernardi, il grande pediatra italiano recentemente scomparso, e Pina Tromellini, pedagogista nelle scuole materne di Reggio Emilia – hanno raccolto, interpretato e commentato i pensieri e i sentimenti dei bambini sulla base delle proprie differenti esperienze professionali. Senza essere un vero e proprio manuale, ma piuttosto una lunga conversazione, questo libro ci suggerisce cosa e come fare per entrare nel meraviglioso mondo dell’infanzia: fermarsi un istante, partire dalle esperienze di tutti i giorni e ascoltare le voci dei bambini.

    Marcello Bernardi, scomparso nel 2000, fu professore di Puericultura all’Università di Pavia e di Auxologia all’Università di Brescia, e inoltre, presidente del Centro Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale Italiano.

    Pina Tromellini, pedagogista e specialista in terapia familiare e infantile, ha lavorato a lungo nell’équipe del professor Loris Malaguzzi. Da oltre vent’anni inoltre opera presso le strutture pubbliche per l’infanzia di Reggio Emilia. È consulente di case editrici e riviste specializzate.

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  • La filosofia come cura. (Montanari 2012)

    La filosofia come cura
    Moreno Montanari

    Pagine: 172
    Codice: 10745
    EAN 9788842550501
    euro 14

    INDICE LIBRO

    Dalla medicalizzazione della vita alla sua cura autentica
    Vuoto a (p)rendere
    La fatica di essere se stessi
    Il peso più grande
    Nichilismo e cominciamento
    Paura di morire, paura di vivere
    Bibliografia

    «La filosofia come cura non pretende di guarire nessuno, ma intende creare le condizioni affinché gli individui assumano la responsabilità della cura della loro vita.»

    Secondo Nietzsche la filosofia non nasce affatto, come si è soliti pensare, da un afflato disinteressato al sapere, ma da un’inquietudine esistenziale figlia dell’incapacità dell’uomo di dare senso alla precarietà della propria vita. Abbracciando tale prospettiva, questo libro invita a liberarsi dalla tendenza a considerare patologica ogni forma di disagio esistenziale per provare a pensare filosoficamente «la fatica di essere se stessi».

    Capitolo dopo capitolo, la filosofia come cura si rivela un percorso di autenticità nel quale la malattia e l’eccesso di medicalizzazione, l’ansia da prestazione e il senso d’inadeguatezza, la bassa soglia di sopportazione delle difficoltà, il risentimento e il senso di colpa rispetto al tempo passato, la frustrazione per quello presente e l’angoscia per quello futuro, la relazione tra la paura di morire e quella di vivere si trasformano in opportunità per esaminare il nostro modo di essere al mondo e per vedere se l’esistenza, inquadrata da nuove prospettive, possa apparire sotto una luce diversa che ne rischiari il senso e le dia nuovo slancio.

    E se la filosofia non sarà sempre in grado di apportare agli uomini quella guarigione che «consisterà nel liberare l’anima dalle preoccupazioni della vita, per condurla alla semplice gioia di esistere» – come amava dire Epicuro –, essa potrà almeno insegnargli «a non farsi ingannare».


    L’Autore
    Moreno Montanari, nato ad Ancona nel 1969, vive e lavora a Grottammare (AP). Dottore di ricerca in dialettica e mondo umano, socio fondatore di SABOF (www.scuolaphilo.it/sabof.html), è analista biografico a orientamento filosofico e consulente filosofico di Phronesis (www.phronesis.info). Propone, tanto nei suoi corsi quanto nei suoi libri, una contaminazione di psicologia del profondo e pratiche filosofiche d’Oriente e d’Occidente. Ha scritto Hadot e Foucault nello specchio dei Greci. La filosofia antica come esercizio di trasformazione (2009) e Il Tao di Nietzsche (2004) e ha curato il volume collettaneo Consulenza filosofica: terapia o formazione? (2006).

    Indice recensioni
    1.  Recensione Riflessioni filosofiche
    2. Recensione Corriere della Sera

     1.Recensione (riflessioni filosofiche)

    Nel suo libro La filosofia come cura, percorsi di autenticità, Moreno Montanari spiega come la filosofia possa prestare idee utili per affrontare molte delle problematiche esistenziali che sempre più diffusamente riguardano la società dei nostri giorni. In particolare l’autore indica nella filosofia una cura e non una terapia, cioè un prendersi a cuore le sorti dell’altro.

    In primo luogo la filosofia non pretende di curare, non prescrive farmaci, ma cerca di creare le condizioni affinché il singolo abbia cura di sé, ovvero rifletta sulla propria esistenza, decidendo autonomamente cosa vuole essere. Al contrario della medicina, che rende le persone dipendenti dal farmaco e dalla terapia, la filosofia intende richiamare gli individui a scegliere la propria vita più autentica, ovvero più vicina al loro carattere e disposizione, ricorrendo alle capacità e alle energie che ogni singolo individuo conserva dentro di sé.

    Leggi la recensione completa su RIFLESSIONIFILOSOFICHE.IT

    2.Recensione Corriere della Sera

    Molte persone vivono senza farsi troppe domande, ma è una strada sempre meno praticabile (a patto di non trascorrere l’esistenza con la testa dentro un sacco o autoreclusi in unreality). Ideologie, valori, riferimenti che fino alla metà del secolo scorso orientavano le nostre azioni all’interno di un assetto condiviso non ci vengono più in soccorso al primo spaesamento; la loro crisi «costringe ciascuno di noi a decidere da solo cosa fare, senza potersi più appellare ad un’autorità esterna, ma potendo contare solo sulle proprie specifiche competenze», per usare le parole di Moreno Montanari in La filosofia come cura , appena uscito da Mursia. Continua a leggere

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  • MAMME ACROBATE (ELENA ROSCI 2007)

     

     

    Autore: ELENA ROSCI

    Titolo: MAMME ACROBATE

    Editore: RIZZOLI

     

     

     

     

     

    DALLA PREFAZIONE

    Credo che i genitori di oggi amino più che mai i loro figli: li desiderano, ne limitano il numero per non privarli di nulla e, per quanto è possibile, li seguono personalmente preoccupandosi del presente e del futuro. Spesso però, di fronte a scelte, problemi e conflitti non sanno come comportarsi e si sentono spaesati e frastornati.  (Silvia Vegetti Finzi)

     

    INTRODUZIONE

    Le mamme di oggi vivono in bilico tra passato e futuro, tra figli e lavoro, tra realizzazione degli altri e realizzazione di sé. Lasciata alle spalle la sicurezza della famiglia tradizionale, le mamme acrobate vivono nell’incertezza: di valori, di ruoli, di identità. In questo loro viaggio creativo, riconoscono le loro contraddizioni, rinunciano all’onnipotenza e, soprattutto, accettano l’ambivalenza dei sentimenti. Non è facile rimettersi sempre in gioco, ma è proprio nel continuo domandare senza aspettarsi risposte che trovano la loro forza, anche quella di ritentare dopo aver sbagliato. Alla fine, ciò che le accomuna è la ricerca, l’aspirazione a un equilibrio che si conquista soltanto rischiando la propria fantasia, i propri sogni, la propria fragilità.

    AUTRICE

    ELENA ROSCI, psicoterapeuta, vive a Milano. Lavora all’Istituto Minotauro dove coordina l’équipe di psicologia femminile e insegna Psicologia della Coppia e della Famiglia presso la scuola di specializzazione in psicoterapia. Collabora con la Casa della Cultura. Ha pubblicato saggi sul femminile e l’adolescenza fra i quali: La seconda nascita (Unicopli 1990) con Gustavo Pietropolli Charmet, Io tu tutti (Archimede 1996) con Simona Rivolta. Ha curato due testi collettivi per Franco Angeli: Sedici anni più o meno (2000) e Fare male, farsi male (2003). elenarosci@alice.it

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  • L’AMORE IMPERFETTO. Perché i genitori non sono sempre come li vorremmo ( Attili 2012)

    G. ATTILI

    L’amore imperfetto

    Perché i genitori non sono sempre come li vorremmo

    pp. 224, € 14,00

    978-88-15-23992-1
    anno di pubblicazione 2012

    Scrisse Tolstoj che “tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.” E le famiglie disfunzionali sono stato oggetto di molte narrazioni, dai film ai romanzi, e a partire da questi, oltre che dalla cronaca, la psicologa  Grazia Attili nel suo libro cerca di capire come sia complesso, e spesso ambivalente, l’amore dei genitori verso i propri figli.

    • quarta di copertina

    Dal padre padrone al padre «mammo», dalla madre iperprotettiva alla madre assassina

    Madri accoglienti o intrusive, distanti o iperprotettive, madri fredde o incoraggianti, madri che sbagliano: amor di madre o «mal di madre»? Le madri possono essere molto diverse da come ce le aspetteremmo: possono assicurare il benessere psicologico dei figli ma anche arrecare loro gravi danni psicologici, o addirittura essere così violente da ucciderli. Come mai? E i padri? Padri autorevoli, autoritari, assenti, padri «mammo». Quanto è cambiato questo ruolo nel corso della storia? E come mai è così diverso da quello materno? Due storie parallele nella loro complessità che l’autrice scandaglia a partire da fattori evoluzionistici che ci fanno capire cosa può rendere ambivalente l’amore dei genitori. Tra letteratura, cinema, mitologia e cronaca, ancora una volta le vicende storiche e culturali affondano nella biologia.

    Grazia Attili, psicologa evoluzionista, insegna Psicologia sociale nella Sapienza – Università di Roma. Tra i suoi volumi «Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente» (Cortina, 2004); con il Mulino «Attaccamento e amore» (2004) e «Psicologia sociale» (2011).

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