Libri

LE FIABE FANNO BENE

Fabian Negrin. Tra le righe dei fratelli Grimm - Andersen
  1. Perché le fiabe fanno bene?
  2. Le carte di Propp
  3. Approfondimento al cura del prof. A. Croci

  1. PERCHE’ LE FIABE FANNO BENE?

Le fiabe parlano il linguaggio della fantasia, cioè quello del bambino e lo mettono di fronte alle paure, alla necessità di sentirsi amati, all’angoscia della della morte e della separazione.

Inoltre…..

  • Ai bambini piace sentire narrare una storia
  • La fiaba favorisce all’acquisizione di elementi logici, sequenze temporali, causa-effetto, e fantastici.
  • Le fiabe contribuiscono allo sviluppo psicologico dei bambini
  • L’ascolto di una fiaba permette al bambino di conoscere nuovi vocaboli e di aumentare la capacità di concentrazione e di attenzione.
  • La fiaba concorre allo sviluppo emotivo/affettivo: il bambino nell’immedesimarsi con i personaggi, vivrà le loro emozioni
  • La lettura delle fiabe può diventare un rito affettivo che rafforza il legame con il lettore, dando sicurezza al bambino.

2. LE CARTE DI PROPP

Vladimir Propp ha studiato la struttura delle fiabe della tradizione arrivando ad isolare 31 funzioni fondamentali. Ogni funzione, (il cui elenco completo si trova ad esempio qui) rappresenta una situazione tipica della trama di una fiaba: si tratta degli ingredienti con cui le fiabe sono costruite e che possiamo utilizzare per inventarne di nuove.

Come si gioca con le carte?
Secondo il suggerimento di Gianni Rodari, si possono costruire delle carte, ognuna corrispondente ad una delle funzioni di Propp, utilizzando delle parole chiave o dei disegni. I giocatori poi costruiscono storie ispirati dalle carte estratte. (all’inizio è meglio utilizzare poche carte)
questo link  si possono scaricare delle carte da colorare o a cui ispirarsi: i bambini possono essere coinvolti fin dalla preparazione, importante per familiarizzare con le varie funzioni e ciò che evocano in loro l’allontanamento, il divieto, il tradimento, il dono…

I bambini amano mescolare le carte, improvvisandosi delle regole: estrarne tre a caso e costruirci una storia completa; partire dall’ultima carta della serie; dividersi il mazzo, tra due gruppi, e comporre due storie a gara. Spesso basta una carta a suggerire una favola.”(Gianni Rodari, Grammatica della Fantasia).

3. APPRONDIMENTO

Il prof. A. Croci ha tenuto cinque incontri on-line sulla fiaba, che potete riascoltare cliccando qui.

Temi trattati:

  • La fiaba: raccontare la notte.
  • Dalla fiaba all’avventura
  • La fiaba tenta la psicoanalisi
  • La fiaba mi piace aver paura
  • Amore in fiaba: La bella e la bestia

LA PROGETTAZIONE EDUCATIVA

LEGGI

IN BREVE

INDICE

GLI AUTORI

LEGGI LA PREMESSA

In vendita in tutte le librerie e anche on line

In breve
Che cosa significa “progettare in campo educativo”? Soprattutto, che cos’è concretamente un progetto in un servizio sociosanitario e come lo si realizza? Chi sono gli attori in gioco e quali le fasi del progetto? Il libro, rivolto a tutti gli operatori sociali e in particolare agli educatori, intende rispondere a queste domande. Nella prima parte, teorica, si propone un modello di costruzione di un progetto, prendendone in esame tutte le fasi. Nella seconda si analizzano alcuni progetti scritti e realizzati da educatori e operatori sociali per fornire delle esemplificazioni valide per la pratica operativa. Questa nuova edizione approfondisce il tema della progettazione anche in rapporto alle nuove complessità educative e alla realtà virtuale.

Indice


Prefazione di Alessandra Vecchi
Introduzione. Perché parlare di progettazione nelle professioni socioeducative?


Parte prima
La teoria

1.La progettazione: aspetti teorici
Che cosa significa progettare/Perché è indispensabile progettare: la progettazione come strumento per vivere nella complessità/Il progetto: una risposta al problema/Il luogo del progettare/Progettare nel mondo virtuale

2. Come si costruisce un progetto
Il percorso di costruzione del progetto/La fase di qualificazione: l’osservazione/La fase di qualificazione: individuazione della situazione problema, definizione degli obiettivi e verifica della fattibilità/La fase di definizione/La fase di realizzazione 63. La verifica e la valutazione/La costruzione di un progetto e l’educatore/La supervisione.


Parte seconda
La pratica

3. La progettazione: aspetti pratici
Dal soggetto al territorio: l’applicazione di una metodologia/La progettazione con l’adulto gravemente disabile, ovvero progettare al limite del “compito impossibile” /La progettazione in un servizio di assistenza domiciliare ai minori, ovvero progettare nell’evoluzione/La progettazione di un servizio. Il progetto educativo della cooperativa “La casa davanti al sole”/La progettazione di un servizio in una complessità


Bibliografia

GLI AUTORI

Walter Brandani, educatore professionale e mediatore familiare, insegna nella scuola primaria di Tradate (VA).

Manuela Tomisich è psicologa-psicoterapeuta e mediatrice di comunità. È docente nel corso di laurea specialistica in Psicologia presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano e di deontologia presso università Milano Bicocca

LEGGI LA PREMESSA

Il duello

Il duello - Ragazzi Mondadori

Il duello
di David Grossman

Traduttore: Daria Merlo
Illustratore: Serena Riglietti
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2020
Pagine: 120 p., Rilegato

Età consigliata: 10-11 anni

TRAMA

(leggi alcune pagine: estratto ed. Mondadori anteprima google )

David è un ragazzo di 12 anni a cui piace ascoltare i racconti degli anziani che vivono nella casa di riposo di Gerusalemme, piuttosto che uscire con i propri coetanei a giocare a pallone o far parte degli scout, cosa che farebbe piacere a sua madre. Heinrich Rosenthal ha 70 anni, abita proprio nella casa di riposo, ed è il “preferito” di David. Un giorno, mentre David si trova sotto il letto di Rosenthal, sente bussare alla porta e vede entrare un paio di scarpe enormi (misura 46) il cui proprietario, Rudi Shwartz, minaccia con parole pesanti il povero Rosenthal. I due parlano degli occhi e della bocca di una certa Edith. Quando Shwartz se ne va, Rosenthal spiega tutto a David: Edith Strauss, una bellissima pittrice dagli occhi e dai capelli neri, è stata la ragazza di Rudi e di Heinrich. Aveva un carattere instabile e passionale, perciò molti ragazzi, affascinati da questo suo lato misterioso, le facevano il filo. Prima di partire per l’Inghilterra ha dipinto i propri occhi e la bocca e li ha regalati rispettivamente a Rosenthal e a Shwartz. Ora Rudi accusa Rosenthal di avergli rubato il quadro della bocca e lo sfida a duello. David sa benissimo che a un duello uno dei due sfidanti deve morire, perciò è davvero preoccupato per l’incolumità del suo amico. Mentre sta frugando tra le cose di Rosenthal, una persona entra nella stanza e David si nasconde immediatamente nell’armadio. Capito che qualcuno sta cercando di rubare il quadro, nascosto nella valigia, che Edith aveva regalato a Rosenthal, David esce dall’armadio e constata che il ladro è Ann Strauss, la figlia di Edith. Ann spiega il perché di quell’intrusione, dicendo che la madre, Edith, prima di morire le aveva chiesto di recuperare i quadri che aveva dato a Rosenthal e a Schwartz. Inizialmente, lei aveva pensato di rubarli ma poi aveva deciso di prenderli di nascosto, fotografarli e quindi restituirli. Aveva già preso il quadro di Schwartz e adesso stava cercando di prendere quello di Rosenthal. David capisce subito l’equivoco che, di lì a poco, avrebbe potuto causare persino una o due vittime; quindi cerca di trovare una soluzione e, notando la grande somiglianza che Ann ha con la madre, decide di farla vestire graziosamente e di portarla dai due duellanti per fargli spiegare l’equivoco. Ann accetta subito e, arrivata sul luogo del duello appena prima che i due stiano per sparare, facendoli rimanere abbagliati dalla sua presenza, ne impedisce il duello. Ann spiega quindi l’equivoco e i due ricevono di nuovo i quadri senza alcun spargimento di sangue.

AUTORE

David Grossman (Gerusalemme, 1954), noto per il suo impegno in favore di una soluzione pacifica della questione palestinese, è uno dei più grandi narratori contemporanei. È diventato un caso letterario nel 1988 con Vedi alla voce: amore, seguito da Il libro della grammatica interiore, Ci sono bambini a zigzag, Che tu sia per me il coltello, Qualcuno con cui correre, Col corpo capisco, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Caduto fuori dal tempo e Applausi a scena vuota, vincitore del prestigioso Man Booker International Prize nel 2017. Suoi sono anche alcuni celebri libri inchiesta dedicati alla questione palestinese: Il vento giallo, Un popolo invisibile, Con gli occhi del nemico, La guerra che non si può vincere.

Rugby Rebels (libri per ragazzi)

I volumi narrano le simpatiche vicende di una giovane squadra di rugby alle prese con partite impegnative sia sul campo che nella vita. I protagonisti, adolescenti avventurosi, dimostrano in ogni volume la spontaneità della loro amicizia, legata a doppio filo dalla passione per lo sport e la spontaneità dei loro sentimenti. Tra una sfida e l’altra crescono le vecchie e le nuove amicizie, si impara ad apprezzare il lato migliore dell’avversario più temibile, si accresce lo spirito del gioco di squadra come miglior tattica per la vittoria, si condividono le paure e le angosce dell’adolescenza, si accrescono i primi amori e si ride delle prime trasgressioni. Pagina dopo pagina il giovane lettore assapora il gusto della sfida, che è si nel campo, ma anche nella vita!

Una serie di romanzi che mostrano il vero valore dell’amicizia e di uno sport, il Rugby, che fa del rispetto e dell’impegno la sua natura più vera e profonda.

Età dai 10 anni

RUGBY REBELS : Una Serie di Andrea Pau & Jean Claudio Vinci. Libro 1° “Uniti alla Meta” Libro 2° “Fuori dalla Mischia” Libro 3° “Sognando la Finale” Libro 4° “Sfida tra Campioni” Libro 5° “La Sfida Infinita” Libro 6° “Rimessa in Gioco”

QUI POTETE TROVARE ALTRE INFORMAZIONI (clicca qui)

COMPITI A CASA di Raffaele Mantegazza

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1) INTERVISTA 

2) SINOSSI

 

INTERVISTA

W. Brandani:  Come è nata l’idea di scrivere un libro sul tema dei compiti a casa?

R. Mantegazza: Il tema dei compiti e quello della valutazione saranno sempre più temi caldi per la scuola, anche perché vengono affrontati in modo schematico (compiti sì/compiti no, voti sì/voti no) senza considerare che questi argomenti riguardano il tema della scuola più in generale e del suo senso per l’esperienza di vita di un ragazzo o di un bambino. Il libro cerca dunque di capire il senso dei compiti inserendolo nella domanda sul significato della scuola oggi e di proporre una soluzione che non sia troppo semplicistica

A chi si rivolge il libro?

Il testo è leggibile da tutti gli attori del teatro scolastico. Può essere letto dagli insegnanti per cercare di impostare diversamente il problema dei compiti, dai genitori per aiutare i propri figli in questa quotidiana attività, ci sono poi sezioni direttamente rivolte ai ragazzi, dalle primarie alle secondarie di II grado, per aiutarli a capire il senso dei compiti e il modo migliore per affrontarli

Spesso si sentono molti pareri discordanti sull’utilità dei compiti a casa, mai il tema dei compiti non è strettamente legato a come si fa scuola? Si possono abolire o incentivare i compiti a casa senza aver fatto una riflessione sul nostro sistema scolastico?

Come ho scritto sopra, ovviamente no, e questo è probabilmente l’errore che si compie. Se i compiti sono sostitutivi del lavoro a scuola, allora sono dannosi. Se invece sono una rielaborazione personale di una esperienza che è iniziata nelle aule scolastiche allora aiutano i ragazzi a pensare alla scuola e a trovare uno spazio per essa anche al di fuori dell’aula. Ma a due condizioni: che siano POCHI e BELLI

Qual è il ruolo dei genitori nel percorso scolastico dei figli e nello svolgimento dei compiti a casa?

Il ruolo dei genitori dovrebbe esser e sempre quello di garantire ai ragazzi uno spazio e un tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti, ma mai di sostituirli in questa che deve rimanere una loro attività. Ovviamente tutto questo evolve con il crescere dei ragazzi: dallo “stare di fianco” per i bambini delle primarie (che nel primo ciclo NON DOVREBBERO avere compiti) al lasciare spazio al ragazzo anche se in qualche caso significherà andare a scuola con i compiti sbagliati o addirittura non svolti

 

SINOSSI

Nel rapporto con le famiglie la questione dei compiti a casa è una delle più controverse. Sono troppi? Sono pochi? Solo durante il weekend o anche durante la settimana? L’argomento riempie dibattiti sui mezzi di comunicazione con petizioni da una parte e dall’altra, ma riempie pure i numerosi gruppi WhatsApp che intasano mentalmente ed emotivamente la vita delle famiglie con alunni a scuola. L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in una recente nota, sembra aver messo un punto fermo nel dibattito: in Italia sono troppi! Questo libro scritto da un pedagogista di chiara fama fa il punto, chiarisce e dà consigli a studenti, genitori e insegnanti, dalle primarie alle superiori.

 

BUONA VISIONE – educare con i film –

SINOSSI

PRESENTAZIONE AUTORE

LEGGI INDICE E INTRODUZIONE

DOVE ACQUISTARE IL LIBRO:  

SINOSSI

Perché si ama tanto il cinema?

Perché i film, entrando a far parte della nostra vita con le loro storie – drammatiche, romantiche, divertenti o tristi – sono capaci di coinvolgerci ed emozionarci. È quindi inevitabile pensare ai film come ad uno strumento pedagogico.

In questo libro, l’autore mette in evidenza le potenzialità educative di un film e come possa essere utilizzato, sia da professionisti dell’educazione che dai genitori, per favorire una riflessione.

Presenta inoltre una rassegna di settanta film che affrontano alcuni grandi temi educativi, perché “non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”. (Ingmar Bergman)
Buona lettura … anzi buona visione!

PRESENTAZIONE AUTORE

Walter Brandani insegnante, educatore professionale, mediatore familiare e allenatore di rugby. Ha lavorato in vari servizi educativi per minori e adulti.

Per l’Associazione Nazionale Educatori Professionali è stato consigliere nazionale e referente del Centro Studi; attualmente insegna nella scuola primaria di Tradate (VA). Autore di libri per educatori, insegnanti e genitori,  è appassionato di cinema.

LEGGI INTRODUZIONE E INDICE (clicca qui)

 DOVE ACQUISTARE IL LIBRO

il nocciolo

Il nocciolo
di Isabel Pin

Editore: Nord-Sud
Collana: Libri illustrati
Traduttore: Clementi N.
Data di Pubblicazione: 2001

Sinossi

In una terra divisa da un confine quasi invisibile, vivono due popoli in pace tra loro, fino al giorno in cui un oggetto misterioso, venuto da chissà dove, cade proprio sul confine… È un nocciolo di ciliegia! I due popoli iniziano, quindi, a preparare una vera e propria guerra per impossessarsi del nocciolo. Passano anni in cui fabbricano armi e pianificano strategie e, coinvolti nei preparativi della battaglia non ne ricordano più il motivo, fino a quando arriva il giorno dello scontro, ma il nocciolo non c’è più, è diventato un ciliegio e tutti ne possono mangiare i frutti.

Questa è la storia di due popoli che non vogliono condividere uno stesso oggetto, ma che alla fine capiscono che questo dono è dato per tutti.

Temi

  • Conflitto
  • Condivisione
  • Convivenza
  • Crescita
  • Affermazione
  • confini
  • guerra\pace

Attività con i bambini sulla condivisione e sul  conflitto 

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LINK: https://www.comunicazionepositiva.it/dp/dwnl/Attivit%C3%A0%20e%20giochi%20su%20empatia,%20emozioni.pdf

LIBRO: Risolvere i conflitti in classe

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L’adozione fa scuola. Quante storie in ogni classe!

 

Risultati immagini per l'adozione a scuolaL’ adozione fa scuola. Quante storie in ogni classe!

Giovanna Martinelli, Sonia Negri

Editore: Franco Angeli

Pagine a: 138 p.

  1. INTERVISTA
  2. PRESENTAZIONE
  3. PRESENTAZIONE AUTRICI
  4. INDICE
  5. ALCUNE PAGINE DEL LIBRO

 

 

 

 

 

 

 

1)Intervista alle autrici

Cosa vi ha spinto a scrivere il libro L’ADOZIONE FA SCUOLA?
Da anni l’associazione Petali dal Mondo porta nelle scuole i laboratori “Quante storie!” proponendo un nuovo modello di didattica per affrontare la storia personale, tema tanto affascinante quanto delicato. Il laboratorio piace e soprattutto funziona. Permette infatti ai bambini di raccontare la propria storia, qualunque essa sia, in un clima di ascolto e comprensione. Aiuta gli insegnanti ad affrontare in classe tematiche difficili e coinvolge le famiglie dei bambini rendendole protagoniste e favorendo una reale collaborazione tra genitori e insegnanti. Il libro nasce dunque dal desiderio di raccontare queste esperienze positive e fornire tutte le indicazioni necessarie perché possano essere riproposte in altre scuole.

A chi consigliereste la lettura del libro?
Innanzitutto agli insegnanti delle scuole primarie, che ogni giorno entrano in classi composte da tanti bambini diversi, ognuno con la propria storia, ognuno con i propri bisogni e le proprie risorse. Questo libro può fornire spunti interessanti per attività che riescano a valorizzare le diversità di ciascuno trasformandole in preziose occasioni per fare scuola.
In particolare consigliamo il libro a chi per scelta, per lavoro o per casualità incontra l’adozione nella sua vita, ne riconosce la complessità e la bellezza e vuole impegnarsi a costruire un mondo sempre più capace di accogliere l’altro e lasciarsi cambiare.

Quanto è importante per un bambino adottato raccontare la propria storia?
Per ogni bambino é importante conoscere la propria storia, sentire qualcuno che gliela narra, capirla e avere delle occasioni per raccontarla agli altri. Sono passaggi fondamentali per costruire la propria identità. Chi ha storie complesse, fatte di grossi cambiamenti, di perdite e magari anche di traumi, fa più fatica a comprendere e dare un senso a quello che gli é successo. Ma ne ha ancora più bisogno degli altri. I bambini che sono stati adottati vivono una storia del tutto particolare e non sempre hanno vicino qualcuno che condivide un’esperienza simile. Si sentono diversi da tutti, gli unici a non avere una storia come gli altri, gli unici che non possono rispondere alle domande sulla propria nascita, gli unici con un’esperienza di vita complicata di cui non si può parlare in classe. Questa situazione crea nei bambini adottati un disagio che si può manifestare sia in classe che in famiglia. Spesso i comportamenti che noi giudichiamo inadeguati o disturbati sono una richiesta di aiuto. Il laboratorio dei Petali dal Mondo è una delle possibili risposte.

Il racconto della storia personale deve essere un racconto che ricostruisce fedelmente la storia di ogni bambino?
Dobbiamo distinguere tempi e contesti. Ogni bambino ha il diritto di conoscere tutte le informazioni possibili sulla propria storia, anche quelle difficili da spiegare, anche quelle che vorremmo evitargli. Questo compito spetta ai genitori, che devono anche scegliere quando e come aiutarlo a comprendere i passaggi più complessi della sua vita. Più che una ricostruzione fedele di avvenimenti e date, il racconto deve essere una narrazione emotiva capace di integrare il passato con il presente e dare significato alle esperienze.
Per quanto riguarda il contesto scolastico crediamo, e auspichiamo, che in ogni classe si possano creare le condizioni giuste perché ogni bambino si senta bene e possa desiderare di raccontare qualcosa di sé, ma é fondamentale rispettare i tempi e le scelte di ciascuno. I bambini, come gli adulti, devono essere lasciati liberi di scegliere cosa dire in classe riguardo alla propria storia, cosa tenere per sē e cosa confidare solo agli amici più stretti.

“Il raccontarsi” è un’attività utile solo in presenza di bambini adottati, o può essere un percorso che , anche nelle classi senza bambini adottati, coinvolga tutti : bambini, insegnanti e genitori?
Siamo assolutamente convinte che il raccontarsi sia un’esperienza interessante e utile sempre, per i bambini e per tutti noi, insegnanti e genitori. I genitori adottivi lo imparano presto e coloro che partecipano ad attività di confronto di gruppo lo sperimentano costantemente. Raccontarsi reciprocamente storie ed emozioni ci arricchisce delle esperienze altrui, ci aiuta a capire meglio noi stessi e ci permette di trovare nuove strategie per affrontare le difficoltà che la vita ci pone. Anche in questo caso l’adozione fa scuola!
Aggiungiamo che il laboratorio “Quante storie!” è stato proposto con successo già in diverse classi senza la presenza di alunni adottati. E ci sono stati genitori che ci hanno chiesto di organizzare un laboratorio dedicato agli adulti. Insomma, raccontarsi fa bene a tutti!

Per chi vuole conoscere meglio il laboratorio “Quante storie!” e metterlo in pratica nella propria classe o nel proprio gruppo, i Petali dal Mondo organizzeranno un workshop gratuito nella prossima primavera. Per iscrizioni o informazioni info@petalidalmondo.it

 

2) presentazione 

La società in cui viviamo è sempre più articolata, pluralista e multietnica. Al suo interno convivono esperienze di vita molto diverse, tra le quali quella dell’adozione.
Arrivano all’adozione bambini con storie molto differenti ma tutti, chi prima e chi dopo, devono iniziare la scuola. E i genitori, fiduciosi e preoccupati, affidano i loro figli agli insegnanti. Ma il compito è arduo. Mancano gli strumenti, le competenze e l’abitudine a una collaborazione efficace tra scuola e famiglia. Molti genitori testimoniano le difficoltà dei propri figli a scuola, molti insegnanti lamentano la mancanza di preparazione specifica e il disagio nell’affrontare in classe tematiche riguardanti le storie personali di bambini con percorsi di vita a volte difficili.
Un primo passo per affrontare la problematica è la conoscenza della realtà adottiva in tutte le sue sfaccettature. È dunque utile parlarne in classe affrontando con serenità l’argomento e dando ai bambini l’occasione di chiedere, capire e riflettere.
Dopo aver maturato queste consapevolezze, l’Associazione Petali dal Mondo ha realizzato il laboratorio “Quante storie!”, che viene dettagliatamente presentato nel testo, con l’obiettivo di fornire uno strumento per supportare le famiglie adottive e gli insegnanti. L’obiettivo principale del laboratorio è di valorizzare l’unicità di ciascun bambino e della sua storia, l’obiettivo specifico è di incentivare la circolarità di storie di vita meno consuete da raccontare in classe e da spiegare ai bambini. Tra queste vi è l’esperienza dell’adozione, ma anche quella dell’affido o tante altre.
Le autrici nel volume mettono a disposizione le esperienze e il materiale raccolto negli anni per affidarlo a chi ne sappia fare tesoro, con la speranza di contribuire a rendere la scuola un’esperienza di crescita piacevole per tutti i bambini

3) Le autrici

Sonia Negri si interessa di adozione da quasi vent’anni, come mamma, come co-fondatrice e volontaria dell’Associazione Petali dal Mondo e da qualche anno anche come collaboratrice del C.T.A. – Centro di Terapia dell’Adolescenza. È autrice con Milena Dalcerri e Anna Colombo di Nonni adottivi: mente e cuore per una nonnità speciale (FrancoAngeli, 2014) e con Sara Petoletti di Adottato anche tu? Allora siamo in due! …o forse di più! (Ancora, 2016).

Giovanna Martinelli, medico ospedaliero, è Presidente dell’associazione Petali dal Mondo di Tradate. Ha un marito e due figli, nati in due Paesi lontani e diversi. L’adozione li ha resi una meravigliosa famiglia.

4) Indice

  • Prefazione
  •  Premessa
  • Introduzione
  • Scuola e adozione
    (Introduzione; Le linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati; Il difficile ruolo della scuola: accogliere e integrare tutti i bambini)
  • Il laboratorio “Quante storie!”
    (Introduzione; Il laboratorio; Descrizione delle attività; Riflessioni sul laboratorio “Quante storie!”)
  • Conclusioni
  • Ringraziamenti
  • Bibliografia
  • Appendice. Petali dal Mondo

5) Leggi alcune pagine

 

Finire un po’ prima. Riflessioni pedagogiche sul suicidio

 

Titolo Finire un po’ prima. Riflessioni pedagogiche sul suicidio

Autore  Raffaele Mantegazza

Editore Castelvecchi, 2017

PAGINE 60

PREZZO 11 euro

  1. INTERVISTA ALL’AUTORE
  2. QUARTA DI COPERTINA

INTERVISTA A RAFFAELE MANTEGAZZA

 

Walter Brandani: Perché un libro sul suicidio?

RAFFAELE MANTEGAZZA: Perché paradossalmente è uno dei temi “taciuti” un campo pedagogico; esistono analisi sociologiche e psicologiche ma manca una riflessine di tipo educativo, forse perché il gesto estremo, chiudendo ogni possibilità di futuro, sembra sottrarre all’educazione la sua materia prima, che è proprio il futuro. Eppure un educatore ha molto da imparare e molto da dire attorno a questo tema.

WB: A chi si rivolge il libro?

RM: A chiunque abbia responsabilità educative, che abbia affrontato incontrato o meno personalmente il suicidio nella strada della sua vita. Il testo è per genitori, educatori, insegnanti che incontrano giovani e ragazzi per i quali il suicidio è una possibilità e spesso una tragica realtà.

WB:Qual è il rapporto tra il sudicio e l’educazione?

RM: Sembrerebbe non esservi alcun rapporto tra l’apertura al futuro che è propria dell’educare e la totale chiusura scelta dal suicida. Invece la mai tesi è che, non esistendo il cromosoma del suicidio, il suicida diventi tale grazie a un lavoro di costruzione della soggettività che possiamo definire educativo in senso ampio. Scopo del libro è indagare appunto la costruzione del soggetto suicida e capire come l’educazione possa rispondere passo su passo a questo percorso annichilente.

WB: Il suicidio di una persona ci coglie spesso di sorpresa. Il suicidio è quindi un atto imprevedibile?

RM: Il problema fondamentale è quell’ultimo istante, quegli ultimi millimetri di tempo che separano la tentazione del suicidio dall’esecuzione del gesto annichilente. In questo senso, nel superamento di questo iato, sta tutta l’imprevedibilità del suicidio, il suo poter riguardare chiunque in qualsiasi momento. Fa parte della tragica miopia delle nostre menti e delle nostre sensibilità il fatto di poter solamente sfiorare questa terra di nessuno senza mai poterci mettere piede. Possiamo agire fino a un secondo prima del passo decisivo, ignorando quale sia questo istante.

WB: Molti, dopo un suicidio, si chiedono “perchè l’ha fatto”: è una domanda alla quale è possibile dare una risposta?

RM: E’ una domanda del tutto inevitabile, ma che occorre imparare dolosamente a tenere aperta; e ad essa ne vanno affiancate altre: “cosa resta di questa persona?”, “che ne è di me dopo questo gesto?” e soprattutto “che ne è di questa relazione umana che questa persona ha scelto unilateralmente di interrompere?”. Queste le domande con le quali ci lascia il suicida: una serie di “perché?” che cambiano la nostra vita ma che possono anche permetterci di rileggerla sotto una luce nuova.

 

QUARTA DI COPERTINA

Questo libro pone la pedagogia e le scienze dell’educazione a confronto con il tema del suicidio, seguendo la tesi secondo cui chi si suicida giunge alla sua scelta al termine di un processo formativo, e autoformativo, di una pedagogia latente e invisibile che è importante indagare. Suicidi non si nasce, ma si diventa costruendo e lasciando costruire la propria identità in un labirinto senza fine e senza vie d’uscita. Le forme attraverso cui si perviene alla scelta vengono analizzate sempre con l’attenzione rivolta ai processi pedagogici che hanno agito nei differenti casi, con una particolare attenzione ai legami relazionali (amici, figli, amanti) e al loro ruolo prima e soprattutto dopo il gesto (che assume in questo senso esso stesso una dimensione pedagogica). Nell’ultima parte del testo si propongono piste di riflessione pedagogica che possano portare a una nuova concezione e consapevolezza della vita e della morte, ed essere messe in campo per percorsi educativi che aiutino a evitare di creare soggetti pronti a “levar la mano su di sé”.