Bambini

Rugby Rebels (libri per ragazzi)

I volumi narrano le simpatiche vicende di una giovane squadra di rugby alle prese con partite impegnative sia sul campo che nella vita. I protagonisti, adolescenti avventurosi, dimostrano in ogni volume la spontaneità della loro amicizia, legata a doppio filo dalla passione per lo sport e la spontaneità dei loro sentimenti. Tra una sfida e l’altra crescono le vecchie e le nuove amicizie, si impara ad apprezzare il lato migliore dell’avversario più temibile, si accresce lo spirito del gioco di squadra come miglior tattica per la vittoria, si condividono le paure e le angosce dell’adolescenza, si accrescono i primi amori e si ride delle prime trasgressioni. Pagina dopo pagina il giovane lettore assapora il gusto della sfida, che è si nel campo, ma anche nella vita!

Una serie di romanzi che mostrano il vero valore dell’amicizia e di uno sport, il Rugby, che fa del rispetto e dell’impegno la sua natura più vera e profonda.

Età dai 10 anni

RUGBY REBELS : Una Serie di Andrea Pau & Jean Claudio Vinci. Libro 1° “Uniti alla Meta” Libro 2° “Fuori dalla Mischia” Libro 3° “Sognando la Finale” Libro 4° “Sfida tra Campioni” Libro 5° “La Sfida Infinita” Libro 6° “Rimessa in Gioco”

QUI POTETE TROVARE ALTRE INFORMAZIONI (clicca qui)

il nocciolo

Il nocciolo
di Isabel Pin

Editore: Nord-Sud
Collana: Libri illustrati
Traduttore: Clementi N.
Data di Pubblicazione: 2001

Sinossi

In una terra divisa da un confine quasi invisibile, vivono due popoli in pace tra loro, fino al giorno in cui un oggetto misterioso, venuto da chissà dove, cade proprio sul confine… È un nocciolo di ciliegia! I due popoli iniziano, quindi, a preparare una vera e propria guerra per impossessarsi del nocciolo. Passano anni in cui fabbricano armi e pianificano strategie e, coinvolti nei preparativi della battaglia non ne ricordano più il motivo, fino a quando arriva il giorno dello scontro, ma il nocciolo non c’è più, è diventato un ciliegio e tutti ne possono mangiare i frutti.

Questa è la storia di due popoli che non vogliono condividere uno stesso oggetto, ma che alla fine capiscono che questo dono è dato per tutti.

Temi

  • Conflitto
  • Condivisione
  • Convivenza
  • Crescita
  • Affermazione
  • confini
  • guerra\pace

Attività con i bambini sulla condivisione e sul  conflitto 

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LINK: https://www.comunicazionepositiva.it/dp/dwnl/Attivit%C3%A0%20e%20giochi%20su%20empatia,%20emozioni.pdf

LIBRO: Risolvere i conflitti in classe

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La città che sussurrò.

 

La città che sussurrò

AutoreJennifer Elvgren

IllustrazioniFabio Santomauro

Anno di edizione: 2015
Traduzione: Shulim Vogelmann
Pagine: 32
Illustrato: si
N° illustrazioni: A colori
Legatura: Rilegato
 Prezzo: 15 €
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Presentazione
Anett scopre che nello scantinato della sua casa si nasconde una famiglia di ebrei. Anche se scendere le scale buie dello scantinato le fa un po’ paura, è lei a portar loro da mangiare oltre a tutte le cose di cui hanno bisogno. Così conosce Carl, un bambino come lei, con cui fa presto amicizia. La famiglia di Carl sta aspettando una notte di luna piena per raggiungere il porto e fuggire in Svezia, ma le nuvole non vogliono diradarsi ed è troppo buio per scappare. Finché ad Anett non viene in mente un’idea geniale per salvare il suo amico Carl dai soldati nazisti che si stanno avvicinando sempre di più. Ma per metterla in pratica dovrà coinvolgere l’intero villaggio e soprattutto non fare troppo rumore… Questa storia, fatta di coraggio e solidarietà, è basata su una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, un episodio che tiene accesa fino ad oggi la luce della speranza nella bontà umana.
Video

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 Immagini
 
Recensione
” Circa 1700 ebrei fuggirono dal piccolo villaggio di pescatori di Gilleleje. In una notte senza luna, gi abitanti del villaggio, dalla soglia delle loro abitazioni, sussurrarono loro la direzione giusta per il porto.”

Con questa nota si chiude il libro e la storia de La città che sussurrò. Una storia semplice ma pericolosa, umana e incredibile, condotta da molte persone con poche parole sussurrate.

Narra un fatto realmente accaduto durante la seconda guerra mondiale, quando un intero villaggio danese si prodigò per salvare degli amici o persone sconosciute dall’orrore dei lager.

La forza e la delicatezza di questo racconto hanno portato al libro il Premio Andersen 2105 e numerosi riconoscimenti delle Comunità ebraiche.

Fiabe d’api: Il grande volo – La luna di miele

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Fiabe d’api:

Il grande volo – La luna di miele

 

Testi Anselmo Motetta Disegni Clara Gargano

collana: Bimbimicabamba 01

formato: cm 21 x 29,7

pp. 32 a colori, impaginato con due fronti, copertina cartonata

Costo: 12 euro

contatti:

autore simagima@gmail.com

edizioni montaonda

 

 

 

 

 

Non solo per i piú piccini, il libro é adatto a essere letto da un adulto e sfogliato da chi ancora non sa leggere. Contiene due fiabe che hanno per protagonisti una bambina e un bambino, ma soprattutto le api, da sempre simbolo per l’uomo di libertà, operosità e gioia di vivere. La loro colorata e magnifica società, innamorata dei fiori e del volo, dialoga con i bimbi e li coinvolge in un volo emozionante e colorato.

 

INTERVISTA A MARCO MOTETTA

apePerché hai scritto un libro per bambini?

Allora di storie per bambini ne ho scritte molte, e moltissime me ne invento tutti i giorni anche per aiutare, con mia moglie, la gestione del quotidiano con i miei figli, spesso le completo e gli do una forma, a volte sono solo idee abbozzate.

Amo molto il mondo dei bambini, così fresco, ingenuo, autentico e sincero, per cui mi viene di scrivere storie adatte alla loro fantasia e al loro modo personale di vedere il mondo, un mondo dove è possibile che i draghi esistono veramente e adesso dormono sdraiati sotto un bosco che noi ingenui chiamiamo montagne.

Un giorno ho incontrato Luca Vitali, l’editore, e Clara Gargano, l’illustratrice, che  hanno aderito e
arricchito l’idea, realizzando così  un vero libro, fatto e finito.

Perchè si parla di api?

Si parla di api principalmente perchè io sono un apicoltore e anche mentre visito le casette nella stagione estiva, mi viene in mente a volte un’immagine o un pezzetto di storia, o un modo
differente di vedere la situazione… allora la racconto agli apicoltori con cui sono, oppure se sono da solo rido, e abbozzo l’idea su un pezzetto di carta da battaglia.
La natura è fonte grandissimissimismismsssimimissima d’ispirazione per me, infatti in queste storie si parla di api, ma ne ho altre in cui si parla di pirati o di bambini normali che parlano con le carote, o di
professori universitari che lottano al fianco di asini parlanti per liberare il mondo da un cattivissimo di turno, o di un gatto e un ubriacone che partono per andare in Russia nel più prestigioso circo
del mondo.
Un altro motivo è che l’editore  aveva già pubblicato dei libri sull’apicoltura, quindi le FIABE  D’API potevano essere di interesse anche per gli apicoltori. 

Noi apicoltori siamo totalmente immersi nel nostro lavoro, che se vediamo un libro, un portachiavi, una tazza con disegnata un’ ape ce ne innamoriamo, esattamente come ci innamoriamo delle api ogni primavera.

 

Cosa volevi raccontare con “Fiabe d’api’? 

Volevo, innanzi tutto, raccontare il mondo delle api, o meglio più che raccontare, presentare, presentare ai bambini questo mondo.

Preferisco dire PRESENTARE,  perchè  sono storie inventate dove accadono fatti che in natura non esistono, come il fuco Carol che convince le sorelle a sciamare, oppure le api che vanno a riempire la luna.

Sono ovviamente storie per bambini, dove tutto può succedere ed è giusto che
accada

Mi soffermo un secondo su questo punto perchè ci tengo a
precisare che I BAMBINI DEVONO RESTARE BAMBINI. E’ importante che un bambino sia ingenuo, e fantasioso, è importante che un bambino creda al tuo racconto dove dici che nel lago di Pusiano
esiste il balenorso che dorme sul fondo del lago ed è girato sul fianco,  che sulla  spalla , che fuoriesce dal lago per un pezzetto, ci son cresciute col tempo delle piante. Le persone ingenue la
chiamano isola, ma tutti sanno che è la spalla del balenorso e se vai a Pusiano la vedi… è importante che credano che quando il balenorso si sveglierà avrà fame e inizierà a mangiare pecore, cavalli
e mucche…
Quindi tornando a noi e alle fiabe d’api… non ha importanza che il racconto non segua le leggi apistiche della natura… anzi forse è proprio importante che non le segua, altrimenti sarebbe un trattato o un manuale e non una storia per bambini.
Inoltre ci tengo a far conoscere la natura ai bambini, anche fosse solo un avvicinamento data la loro curiosità. perchè è tanto bella e poco conosciuta, poco osservata, poco vissuta, ed è un peccato.

Hai in cantiere o meglio in alveare la pubblicazione di altre storie?

Si si ce ne sono.. come già detto me ne saltano in mente di continuo, è come se avessi rotto il vaso di pandora, ma pieno di idee buone. Al momento ho consegnato una storia alla “disegnatora” che parla di api in inverno.. ci sta lavorando sopra e appena avrà finito.. inizieremo il lavoro con la casa editrice.

 

 

Il pianeta degli alberi di Natale

NATALE

Il pianeta degli alberi di Natale
Autore Gianni Rodari
ETA’ 8 ANNI

EDITORE EINAUDI RAGAZZI

 

EDIZIONE CON I DISEGNI DI MUNARI

EDIZIONE CON I DISEGNI DI ALTAN

AUDIO LIBRO LETTO DA A. FINOCCHIARO

Su questo pianeta
È severamente proibito
Fare la guerra
Per mare e per terra
O sottoterra.
I trasgressori verranno presi per le orecchie
E gettati in cielo

 

 

TRAMA

Un giorno un bambino di nome Marco finì in una scia di un’astronave e il comandante, appena si accorse di lui, lo fece salire a bordo. Il giorno dopo atterrarono sul Pianeta degli alberi di Natale, lasciarono Marco, arrabbiato, e gli fecero conoscere un bambino di nome Marcus, che gli avrebbe fatto da guida. Marco notò degli alberi di Natale e si meravigliò perché era ottobre; chiese spiegazioni a Marcus che gli disse che su quel pianeta era sempre Natale. Marcus gli fece vedere molte altre caratteristiche di quel pianeta, ma Marco pensò che erano inutili.

Verso sera andarono in una casa a dormire, ma quando Marco si svegliò non trovò più il suo amico. Dopo averlo cercato dappertutto lo trovò e decise di seguirlo; arrivarono al “palazzo del governo” dove Marcus entrò per incontrarsi con altri, mentre Marco, fuori dalla porta, ascoltava i loro discorsi. Decisero di rimandare Marco sulla Terra; lui uscì di corsa dal palazzo e andò all’aeroporto dove, dopo del tempo, incontrò Marcus che era andato a salutarlo. Marco ripensò a tutte quelle invenzioni del Pianeta e si mise a piangere. Quando si risvegliò si trovò nel suo letto, però capì che non poteva essere stato un sogno perché i suoi vestiti profumavano di mughetto: un profumo che ricopriva il Pianeta degli alberi di Natale.

L’idea centrale è che con la fantasia si riesce ad immaginare un pianeta degli alberi di Natale con strane caratteristiche.

 

RECENSIONE
Edito in volume per la prima volta nel 1962, dopo essere stato pubblicato il 24 e 25 dicembre del 1959 sul quotidiano “Paese Sera”, “Il Pianeta degli alberi di Natale” è una meravigliosa favola fantastica di Gianni Rodari, maestro italiano della letteratura per ragazzi.
Marco riceve in regalo dal nonno un cavallo a dondolo, dono forse inadatto alla sua età, che lo trasporterà attraverso lo spazio fino a un pianeta dove è sempre Natale, gli addobbi ricoprono ogni cosa e l’atmosfera è sempre gioiosa e amichevole. Qui si troverà di fronte il proprio alter ego, Marcus, e tutta una serie di personaggi bizzarri e divertenti, caratterizzati dall’ironia tipica dei racconti di Rodari, nei quali l’umorismo più assurdo è portavoce di critiche serissime alla società contemporanea, troppo lontana dall’amicizia spontanea e dal profondo senso di giustizia del pianeta Serena.
Sarebbe un errore giudicare anacronistica quest’opera di Rodari, perché la genialità di questo autore risiede proprio nella sua capacità di creare opere solo all’apparenza semplici, ma ricche, nel profondo, di significati nascosti e preziosi.
La seconda parte del libro comprende il calendario del Pianeta degli alberi di Natale, che è più corto di quello terrestre e molto più divertente, seguito da una serie di poesie che dimostrano ancora una volta la bravura di Rodari nel giocare con le parole e il senso dell’assurdo.

Recensione a cura di :romanticamentefantasy.it

 

 

Perché il cane ha il naso bagnato (libro età 6-9)

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canePerché il cane ha il naso bagnato

Kenneth Steven – Øyvind Torseter,

(trad. di Virginia Ponciroli),

Electa Kids 2014,32

p., euro 14,90

INDICE

– recensione Andersem

– recensione biblio ragazzi letture

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Premio Andersen 2014014

Recensione di Anselmo Roveda, da Andersen 311 – aprile 2

– Mettere insieme due narrazioni vecchie come il mondo e ottenere una storia originale, nuova e divertente. Questo è quello che ha combinato Kenneth Steven. Le due tipologie di storie vecchie come il mondo sono: la risposta umana al diluvio universale e le favole sull’origine delle caratteristiche degli animali tipo “perché le galline razzolano” e simili. In questa parte di mondo siamo immersi nella tradizione biblica e così la risposta al diluvio non potrà che essere l’arca di Noè (tema che ricorre con qualche frequenza nei libri per bambini degli ultimi anni). In questa parte di mondo, difettando giaguari e rarefacendosi i somari (almeno quelli a quattro zampe), l’animale al quale attribuire caratteristiche dovrà essere giocoforza domestico. E allora? Chi meglio si presta se non il miglior amico dell’uomo? Sì, giusto: il cane. Scelta l’arca e scelto il cane, la storia è presto detta quanto inattesa. Il buon Noè, nelle traversie della navigazione per salvare la vita sul pianeta, si trova a dover fronteggiare una falla nello scafo. Un buco che mette a repentaglio il buon esito del salvamento. Tappare quel buco sarà compito – per ragioni del tutto casuali, solo di prossimità – del cane. Con cosa? Col naso! Et voilà che si spiega anche il titolo di questo divertentissimo albo illustrato da Øyvind Torseter. L’artista norvegese ha qualche dimestichezza coi pertugi. Nello stesso anno, il 2012 in Norvegia, sono, infatti, usciti il volume appena detto e un altro albo – qui Torseter è autore completo – dal programmatico titolo Il buco. Chissà se esistono correlazione, rimandi di suggestioni creative o solo un fortuito ragionare sulle possibilità narrative offerte dai buchi? Fatto sta che anche in questa occasione il tratto semplice e vibrato dello scandinavo prende a pretesto un foro, qui pure reso cartotecnicamente, per narrare una curiosa avventura.

 

recensione

Rivisitazione della storia dell’arca di Noè in salsa nordica, dove l’arca è propriamente una barca di salvataggio, gli animali vengono convinti a salirci mentre stanno bevendo qualcosa al bar e il patriarca ha un tatuaggio da marinaio di lungo corso sull’avambraccio sinistro. Le delicate e surreali illustrazioni di Øyvind Torseter – vincitore del Bologna Ragazzi Award nel 2008 e autore de Il buco, uscito per Orecchio Acerbo nel 2013 – ne fanno subito un racconto divertente dov’è possibile individuare quali animali salgono a bordo, con quale tipo di bagaglio e a quali attività si dedicano durante la lunga traversata (lettura, carte, massaggi, tuffi in piscina) mentre Noè è costretto a impegnare la giornata per nutrirli, visto che ognuno mangia cibo diverso, in quantità differenti e a orari non coincidenti. Dopo venti giorni di navigazione però tra le assi di legno si apre un piccolo buco; la soluzione è a portata di mano: chi se non il cane, ultimo salito a bordo e fedele confidente del patriarca, può rimanere per i biblici quaranta giorni e quaranta notti a tapparlo col suo naso? Lo sforzo dell’animale verrà ripagato: felici e festanti, tutti scendono a terra dopo che l’arca ha sbattuto contro una montagna. Ci sono fiori e piante nuove, l’arcobaleno e un mondo da colonizzare; Noè corre indietro a riprendersi il cane che da allora appunto ha il naso umido.

Lettura di sicuro successo con i piccoli lettori, insieme ai quali osservare gli animali, le loro feste, le attività, le posture e questo Noè rock che si scatena in un ballo sul ponte insieme alla moglie.

 

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IL PENTOLINO DI ANTONIO

IL PENTOLINO DI ANTONINOIL PENTOLINO DI ANTONIO

 

Età consigliata : dai 3 anni
Formato: 25,5 x 18 cm
40 pagine a colori
Collana : Albi illustrati

 

 

INDICE

1) Quaderno pedagogico abbinato al libro

2) Sinossi

3) Recensioni

4) immagini

 

1) Quaderno pedagogico abbinato al libro

 Educazione pentolini e resilienza

A cura di: Marco Ius e Paola Milani

Età consigliata : ai grandi per i piccoli
Formato: 23 x 23 cm
36 pagine
Collana : Progetti speciali
Pensieri e pratiche per co-educare nella prospettiva della resilienza a scuola.
La collaborazione tra l’Univesità degli Studi di Padova, iniziata con Anch’io vado a scuola, continua presentando la seconda proposta di un albo illustrato, tradotto per la prima volta dal francese, e di un quaderno pedagogico tra
loro interdipendenti, che possono essere acquistati e utilizzati sia insieme che separatamente, per offrire a insegnanti, eucatori e operatori sociali uno strumento utile a integrare la prospettiva della resilienza nel proprio lavoro.
Cosa contribuisce a far sì che alcuni bambini che hanno vissuto difficoltà di varia natura continuano il loro percorso di crescita “normalmente” mentre altri sembrano non farcela?
Quali sono i fattori che proteggono la crescita umana secondo la prospettiva della resilienza? Come possono insegnanti, educatori e genitori promuovere questi fattori nel lavoro educativo quotidiano a scuola, a casa e non solo?
Gli autori Marco Ius, Paola Milani e Ombretta Zanon si occupano di ricerca e formazione sui temi che riguardano l’educazione, le famiglie e i contesti educativi. Hanno al loro attivo molteplici pubblicazioni nazionali e
internazionali.
GUARDA SCHEDA

2) Sinossi
Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perchè.
Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro. Un giorno Antonino incontra una persona speciale che gli fa capire l’unico modo per essere felice: tirare fuori la testa dal pentolino e usarlo per esprimere tutte le proprie qualità.
Dietro Il Pentolino di Antonino, si cela la diversità, l’handicap, la difficoltà che può nascere da differenti situazioni della vita.
Antonino e il suo piccolo pentolino riescono a commuovere e ad essere allo stesso tempo divertenti.
In quest’opera Isabelle Carrier riesce con parole semplici, un testo fluido e dei disegni teneri a trattare con delicatezza ed eleganza un argomento delicato. Questo album è un omaggio alla differenza.

3) Recensioni

Un libro per bambini che fa riflettere gli adulti.

“Antonino è un bambino dolce , affettuoso e socievole ma…..a differenza di tutti i suoi amici , vive trascinando un pentolino .

Il pentolino gli procurerà non pochi guai , fino a lasciarlo solo e isolato da tutti . Fino a quando qualcuno trasformerà il pentolino in una nuova risorsa per Antonino…”

Fino a qui il racconto per i piccoli che offre non pochi spunti di lavoro in classe:

cosa contiene il nostro pentolino? Come possiamo valorizzarne il contenuto?

Cosa vedono i miei amici nel mio pentolino ? C’è qualcosa che li interessa e io mi sento orgoglioso di possederla , a questo punto?

Il pentolino è l’immagine delle fatiche , delle difficoltà e dei limiti con le quali ciascuno di noi deve affrontare la vita ; diventeranno più o meno limitanti se chi camminerà con noi saprà farle proprie e le trasformerà in doni.(o in nuove opportunità)

Laura Broggi insegnante

 

IL PENTOLINO DI ANTONINO

“Il pentolino di Antonino” è una meravigliosa storia di diversità e di speranza.
Semplice, dolce, essenziale, positiva, commovente, colma di fiducia nel prossimo e nelle risorse personali di ognuno.
Una storia intensa che arriva dritta al cuore di chi la legge.
Il pentolino simboleggia la diversità intesa come ciò che si fa fatica a comprendere, una disabilità, ma non solo. Uno stato d’animo, un insieme di emozioni forti che non ci fanno sentire a proprio agio in mezzo agli altri, un modo d’essere, un trauma, un momento difficile della vita che sembra non voler prendere una piega diversa, una relazione complicata, un cambiamento che fa un po’ soffrire, magari, un aspetto fisico che proprio non piace, un difetto, una mancanza, una situazione familiare complessa. Ogni bambino e forse, più in generale, ognuno di noi, è come Antonino che si porta dietro il suo pentolino. Un pentolino scomodo, che spesso fa soffrire, che ci fa sentire soli, che ci fa arrabbiare, che ci fa piangere e ci fa sentire incompresi e talvolta poco accettati.
Che fare? La soluzione migliore sembrerebbe quella di liberarsi di questo pentolino, che però proprio non se ne vuole andare .
Finché, un giorno, un incontro, quasi salvifico, con una persona straordinaria, dolce e sensibile, la signora Margherita, che riconosce e accoglie tutte le difficoltà e ci insegna che l’unico modo per superarle è viverle intensamente utilizzando le risorse personali.
Ecco allora che il pentolino acquista valore, non è più così ingombrante e, a volte, diventa persino una risorsa.
Un libro per bambini, ma soprattutto per adulti che abbiano voglia di leggerlo e di raccontare ai bambini che la diversità è l’unica cosa che ci accomuna, che bisogna credere sempre nelle proprie capacità e che le persone meravigliose esistono…bisogna solo fare del proprio meglio per incontrarne almeno una nella vita!!!

Marnie Milani

 

 

Recensioni:

 

4) Immagini

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il paese di Chicistà

paeseIl paese di Chicistà

Roberto Piumini,  illustrazioni di Emanuela Bussolati,

Milano, Ledha, 1996, pp 62 Età dai sei anni

SINOSSI

Questa favola narra l’incontro di tanti bambini e aiuta a capire meglio l’handicap.
La storia, all’inizio, presenta l’handicap come qualcosa di separato, “il muro che circonda”; mentre, più avanti, si parla di questo tema come un filo che permette un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
E’ una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi a riflettere sui dubbi e le domande che l’incontro della diversità stimola in noi.
L’handicap non ha bisogno di separazione, ma al contrario, di condivisione. In questo senso, anche le parole di una favola possono aiutare.

 

Recensione

E’ una storia di bambini. Bambini diversi e bambini uguali, bambini tutti interi e bambini così e cosà. E’ la storia dell’incontro fra questi bambini, della loro conoscenza reciproca che ci aiuta a capire meglio qualcosa intorno all’handicap. Il racconto, infatti, ci presenta dapprima l’handicap come qualcosa di separato, “il muro che circonda ed isola” e, nell’evoluzione della storia, come un filo che permette un riconoscimento, un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
Nonostante le fattezze di fiaba non è una storia semplice, non è una storia immediata. E’ una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi ad ascoltare i perché, i dubbi e le domande, anche le proprie, che sempre suscita l’incontro della diversità.
L’handicap non ha bisogno di separazione, esige sincerità e condivisione. In questo senso anche le parole di una favola possono aiutare.accaparlante.it

Recensione2

Quando la penna è quella di Roberto Piumini raramente si resta delusi così la levità, il ritmo e la trasparenza poetica che l’autore sa infondere al racconto rapiscono con pacata gentilezza anche il lettore di questa storia. Questi segue infatti, come attratto da un pifferaio magico, il viaggio di Chiara e Tommaso nel paese di Chicistà e nella sottile metafora dell’inclusione che esso svela.

Qui si incontrano personaggi bislacchi, ciascuno fatto a suo modo e come tale ben accetto dai concittadini. I Dammideltu, i Pastabianca, i Senzaperché e i Cantabruno, per esempio, sfoggiano ciascuno i suoi tratti peculiari come pezzetti di una filastrocca incantevole e irresistibile. Qui trovano dunque posto i due visitatori e i loro amici Claudio, Simone e Arianna anche se battono ostinatamente con un pestello o sferruzzano senza posa una sciarpa.

Liberati dal controllo degli astrusi Biscabalurda il cui solo interesse sono sterili classificazioni, questi bambini particolari possono infatti trovare il loro posto a Chicistà, non più segregati al di là di un muro che divide ma al contrario uniti da un interminabile filo che abbraccia. dito.areato.org/