Bambini

La città che sussurrò.

 

La città che sussurrò

AutoreJennifer Elvgren

IllustrazioniFabio Santomauro

Anno di edizione: 2015
Traduzione: Shulim Vogelmann
Pagine: 32
Illustrato: si
N° illustrazioni: A colori
Legatura: Rilegato
 Prezzo: 15 €
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Presentazione
Anett scopre che nello scantinato della sua casa si nasconde una famiglia di ebrei. Anche se scendere le scale buie dello scantinato le fa un po' paura, è lei a portar loro da mangiare oltre a tutte le cose di cui hanno bisogno. Così conosce Carl, un bambino come lei, con cui fa presto amicizia. La famiglia di Carl sta aspettando una notte di luna piena per raggiungere il porto e fuggire in Svezia, ma le nuvole non vogliono diradarsi ed è troppo buio per scappare. Finché ad Anett non viene in mente un'idea geniale per salvare il suo amico Carl dai soldati nazisti che si stanno avvicinando sempre di più. Ma per metterla in pratica dovrà coinvolgere l'intero villaggio e soprattutto non fare troppo rumore... Questa storia, fatta di coraggio e solidarietà, è basata su una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, un episodio che tiene accesa fino ad oggi la luce della speranza nella bontà umana.
Video

 

 Immagini
 
Recensione
" Circa 1700 ebrei fuggirono dal piccolo villaggio di pescatori di Gilleleje. In una notte senza luna, gi abitanti del villaggio, dalla soglia delle loro abitazioni, sussurrarono loro la direzione giusta per il porto."

Con questa nota si chiude il libro e la storia de La città che sussurrò. Una storia semplice ma pericolosa, umana e incredibile, condotta da molte persone con poche parole sussurrate.

Narra un fatto realmente accaduto durante la seconda guerra mondiale, quando un intero villaggio danese si prodigò per salvare degli amici o persone sconosciute dall'orrore dei lager.

La forza e la delicatezza di questo racconto hanno portato al libro il Premio Andersen 2105 e numerosi riconoscimenti delle Comunità ebraiche.

Fiabe d’api: Il grande volo – La luna di miele

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Fiabe d’api:

Il grande volo - La luna di miele

 

Testi Anselmo Motetta Disegni Clara Gargano

collana: Bimbimicabamba 01

formato: cm 21 x 29,7

pp. 32 a colori, impaginato con due fronti, copertina cartonata

Costo: 12 euro

contatti:

autore simagima@gmail.com

edizioni montaonda

 

 

 

 

 

Non solo per i piú piccini, il libro é adatto a essere letto da un adulto e sfogliato da chi ancora non sa leggere. Contiene due fiabe che hanno per protagonisti una bambina e un bambino, ma soprattutto le api, da sempre simbolo per l’uomo di libertà, operosità e gioia di vivere. La loro colorata e magnifica società, innamorata dei fiori e del volo, dialoga con i bimbi e li coinvolge in un volo emozionante e colorato.

 

INTERVISTA A MARCO MOTETTA

apePerché hai scritto un libro per bambini?

Allora di storie per bambini ne ho scritte molte, e moltissime me ne invento tutti i giorni anche per aiutare, con mia moglie, la gestione del quotidiano con i miei figli, spesso le completo e gli do una forma, a volte sono solo idee abbozzate.

Amo molto il mondo dei bambini, così fresco, ingenuo, autentico e sincero, per cui mi viene di scrivere storie adatte alla loro fantasia e al loro modo personale di vedere il mondo, un mondo dove è possibile che i draghi esistono veramente e adesso dormono sdraiati sotto un bosco che noi ingenui chiamiamo montagne.

Un giorno ho incontrato Luca Vitali, l'editore, e Clara Gargano, l'illustratrice, che  hanno aderito e
arricchito l'idea, realizzando così  un vero libro, fatto e finito.

Perchè si parla di api?

Si parla di api principalmente perchè io sono un apicoltore e anche mentre visito le casette nella stagione estiva, mi viene in mente a volte un'immagine o un pezzetto di storia, o un modo
differente di vedere la situazione... allora la racconto agli apicoltori con cui sono, oppure se sono da solo rido, e abbozzo l'idea su un pezzetto di carta da battaglia.
La natura è fonte grandissimissimismismsssimimissima d'ispirazione per me, infatti in queste storie si parla di api, ma ne ho altre in cui si parla di pirati o di bambini normali che parlano con le carote, o di
professori universitari che lottano al fianco di asini parlanti per liberare il mondo da un cattivissimo di turno, o di un gatto e un ubriacone che partono per andare in Russia nel più prestigioso circo
del mondo.
Un altro motivo è che l'editore  aveva già pubblicato dei libri sull'apicoltura, quindi le FIABE  D'API potevano essere di interesse anche per gli apicoltori. 

Noi apicoltori siamo totalmente immersi nel nostro lavoro, che se vediamo un libro, un portachiavi, una tazza con disegnata un' ape ce ne innamoriamo, esattamente come ci innamoriamo delle api ogni primavera.

 

Cosa volevi raccontare con "Fiabe d'api'? 

Volevo, innanzi tutto, raccontare il mondo delle api, o meglio più che raccontare, presentare, presentare ai bambini questo mondo.

Preferisco dire PRESENTARE,  perchè  sono storie inventate dove accadono fatti che in natura non esistono, come il fuco Carol che convince le sorelle a sciamare, oppure le api che vanno a riempire la luna.

Sono ovviamente storie per bambini, dove tutto può succedere ed è giusto che
accada

Mi soffermo un secondo su questo punto perchè ci tengo a
precisare che I BAMBINI DEVONO RESTARE BAMBINI. E' importante che un bambino sia ingenuo, e fantasioso, è importante che un bambino creda al tuo racconto dove dici che nel lago di Pusiano
esiste il balenorso che dorme sul fondo del lago ed è girato sul fianco,  che sulla  spalla , che fuoriesce dal lago per un pezzetto, ci son cresciute col tempo delle piante. Le persone ingenue la
chiamano isola, ma tutti sanno che è la spalla del balenorso e se vai a Pusiano la vedi... è importante che credano che quando il balenorso si sveglierà avrà fame e inizierà a mangiare pecore, cavalli
e mucche...
Quindi tornando a noi e alle fiabe d'api... non ha importanza che il racconto non segua le leggi apistiche della natura... anzi forse è proprio importante che non le segua, altrimenti sarebbe un trattato o un manuale e non una storia per bambini.
Inoltre ci tengo a far conoscere la natura ai bambini, anche fosse solo un avvicinamento data la loro curiosità. perchè è tanto bella e poco conosciuta, poco osservata, poco vissuta, ed è un peccato.

Hai in cantiere o meglio in alveare la pubblicazione di altre storie?

Si si ce ne sono.. come già detto me ne saltano in mente di continuo, è come se avessi rotto il vaso di pandora, ma pieno di idee buone. Al momento ho consegnato una storia alla "disegnatora" che parla di api in inverno.. ci sta lavorando sopra e appena avrà finito.. inizieremo il lavoro con la casa editrice.

 

 

Il pianeta degli alberi di Natale

NATALE

Il pianeta degli alberi di Natale
Autore Gianni Rodari
ETA' 8 ANNI

EDITORE EINAUDI RAGAZZI

 

EDIZIONE CON I DISEGNI DI MUNARI

EDIZIONE CON I DISEGNI DI ALTAN

AUDIO LIBRO LETTO DA A. FINOCCHIARO

Su questo pianeta
È severamente proibito
Fare la guerra
Per mare e per terra
O sottoterra.
I trasgressori verranno presi per le orecchie
E gettati in cielo

 

 

TRAMA

Un giorno un bambino di nome Marco finì in una scia di un'astronave e il comandante, appena si accorse di lui, lo fece salire a bordo. Il giorno dopo atterrarono sul Pianeta degli alberi di Natale, lasciarono Marco, arrabbiato, e gli fecero conoscere un bambino di nome Marcus, che gli avrebbe fatto da guida. Marco notò degli alberi di Natale e si meravigliò perché era ottobre; chiese spiegazioni a Marcus che gli disse che su quel pianeta era sempre Natale. Marcus gli fece vedere molte altre caratteristiche di quel pianeta, ma Marco pensò che erano inutili.

Verso sera andarono in una casa a dormire, ma quando Marco si svegliò non trovò più il suo amico. Dopo averlo cercato dappertutto lo trovò e decise di seguirlo; arrivarono al "palazzo del governo" dove Marcus entrò per incontrarsi con altri, mentre Marco, fuori dalla porta, ascoltava i loro discorsi. Decisero di rimandare Marco sulla Terra; lui uscì di corsa dal palazzo e andò all'aeroporto dove, dopo del tempo, incontrò Marcus che era andato a salutarlo. Marco ripensò a tutte quelle invenzioni del Pianeta e si mise a piangere. Quando si risvegliò si trovò nel suo letto, però capì che non poteva essere stato un sogno perché i suoi vestiti profumavano di mughetto: un profumo che ricopriva il Pianeta degli alberi di Natale.

L'idea centrale è che con la fantasia si riesce ad immaginare un pianeta degli alberi di Natale con strane caratteristiche.

 

RECENSIONE
Edito in volume per la prima volta nel 1962, dopo essere stato pubblicato il 24 e 25 dicembre del 1959 sul quotidiano “Paese Sera”, “Il Pianeta degli alberi di Natale” è una meravigliosa favola fantastica di Gianni Rodari, maestro italiano della letteratura per ragazzi.
Marco riceve in regalo dal nonno un cavallo a dondolo, dono forse inadatto alla sua età, che lo trasporterà attraverso lo spazio fino a un pianeta dove è sempre Natale, gli addobbi ricoprono ogni cosa e l’atmosfera è sempre gioiosa e amichevole. Qui si troverà di fronte il proprio alter ego, Marcus, e tutta una serie di personaggi bizzarri e divertenti, caratterizzati dall’ironia tipica dei racconti di Rodari, nei quali l’umorismo più assurdo è portavoce di critiche serissime alla società contemporanea, troppo lontana dall’amicizia spontanea e dal profondo senso di giustizia del pianeta Serena.
Sarebbe un errore giudicare anacronistica quest’opera di Rodari, perché la genialità di questo autore risiede proprio nella sua capacità di creare opere solo all’apparenza semplici, ma ricche, nel profondo, di significati nascosti e preziosi.
La seconda parte del libro comprende il calendario del Pianeta degli alberi di Natale, che è più corto di quello terrestre e molto più divertente, seguito da una serie di poesie che dimostrano ancora una volta la bravura di Rodari nel giocare con le parole e il senso dell’assurdo.

Recensione a cura di :romanticamentefantasy.it

 

 

Perché il cane ha il naso bagnato (libro età 6-9)

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canePerché il cane ha il naso bagnato

Kenneth Steven – Øyvind Torseter,

(trad. di Virginia Ponciroli),

Electa Kids 2014,32

p., euro 14,90

INDICE

- recensione Andersem

- recensione biblio ragazzi letture

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Premio Andersen 2014014

Recensione di Anselmo Roveda, da Andersen 311 - aprile 2

– Mettere insieme due narrazioni vecchie come il mondo e ottenere una storia originale, nuova e divertente. Questo è quello che ha combinato Kenneth Steven. Le due tipologie di storie vecchie come il mondo sono: la risposta umana al diluvio universale e le favole sull’origine delle caratteristiche degli animali tipo “perché le galline razzolano” e simili. In questa parte di mondo siamo immersi nella tradizione biblica e così la risposta al diluvio non potrà che essere l’arca di Noè (tema che ricorre con qualche frequenza nei libri per bambini degli ultimi anni). In questa parte di mondo, difettando giaguari e rarefacendosi i somari (almeno quelli a quattro zampe), l’animale al quale attribuire caratteristiche dovrà essere giocoforza domestico. E allora? Chi meglio si presta se non il miglior amico dell’uomo? Sì, giusto: il cane. Scelta l’arca e scelto il cane, la storia è presto detta quanto inattesa. Il buon Noè, nelle traversie della navigazione per salvare la vita sul pianeta, si trova a dover fronteggiare una falla nello scafo. Un buco che mette a repentaglio il buon esito del salvamento. Tappare quel buco sarà compito – per ragioni del tutto casuali, solo di prossimità – del cane. Con cosa? Col naso! Et voilà che si spiega anche il titolo di questo divertentissimo albo illustrato da Øyvind Torseter. L’artista norvegese ha qualche dimestichezza coi pertugi. Nello stesso anno, il 2012 in Norvegia, sono, infatti, usciti il volume appena detto e un altro albo – qui Torseter è autore completo – dal programmatico titolo Il buco. Chissà se esistono correlazione, rimandi di suggestioni creative o solo un fortuito ragionare sulle possibilità narrative offerte dai buchi? Fatto sta che anche in questa occasione il tratto semplice e vibrato dello scandinavo prende a pretesto un foro, qui pure reso cartotecnicamente, per narrare una curiosa avventura.

 

recensione

Rivisitazione della storia dell’arca di Noè in salsa nordica, dove l’arca è propriamente una barca di salvataggio, gli animali vengono convinti a salirci mentre stanno bevendo qualcosa al bar e il patriarca ha un tatuaggio da marinaio di lungo corso sull’avambraccio sinistro. Le delicate e surreali illustrazioni di Øyvind Torseter – vincitore del Bologna Ragazzi Award nel 2008 e autore de Il buco, uscito per Orecchio Acerbo nel 2013 – ne fanno subito un racconto divertente dov’è possibile individuare quali animali salgono a bordo, con quale tipo di bagaglio e a quali attività si dedicano durante la lunga traversata (lettura, carte, massaggi, tuffi in piscina) mentre Noè è costretto a impegnare la giornata per nutrirli, visto che ognuno mangia cibo diverso, in quantità differenti e a orari non coincidenti. Dopo venti giorni di navigazione però tra le assi di legno si apre un piccolo buco; la soluzione è a portata di mano: chi se non il cane, ultimo salito a bordo e fedele confidente del patriarca, può rimanere per i biblici quaranta giorni e quaranta notti a tapparlo col suo naso? Lo sforzo dell’animale verrà ripagato: felici e festanti, tutti scendono a terra dopo che l’arca ha sbattuto contro una montagna. Ci sono fiori e piante nuove, l’arcobaleno e un mondo da colonizzare; Noè corre indietro a riprendersi il cane che da allora appunto ha il naso umido.

Lettura di sicuro successo con i piccoli lettori, insieme ai quali osservare gli animali, le loro feste, le attività, le posture e questo Noè rock che si scatena in un ballo sul ponte insieme alla moglie.

 

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IL PENTOLINO DI ANTONIO

IL PENTOLINO DI ANTONINOIL PENTOLINO DI ANTONIO

 

Età consigliata : dai 3 anni
Formato: 25,5 x 18 cm
40 pagine a colori
Collana : Albi illustrati

 

 

INDICE

1) Quaderno pedagogico abbinato al libro

2) Sinossi

3) Recensioni

4) immagini

 

1) Quaderno pedagogico abbinato al libro

 Educazione pentolini e resilienza

A cura di: Marco Ius e Paola Milani

Età consigliata : ai grandi per i piccoli
Formato: 23 x 23 cm
36 pagine
Collana : Progetti speciali
Pensieri e pratiche per co-educare nella prospettiva della resilienza a scuola.
La collaborazione tra l’Univesità degli Studi di Padova, iniziata con Anch’io vado a scuola, continua presentando la seconda proposta di un albo illustrato, tradotto per la prima volta dal francese, e di un quaderno pedagogico tra
loro interdipendenti, che possono essere acquistati e utilizzati sia insieme che separatamente, per offrire a insegnanti, eucatori e operatori sociali uno strumento utile a integrare la prospettiva della resilienza nel proprio lavoro.
Cosa contribuisce a far sì che alcuni bambini che hanno vissuto difficoltà di varia natura continuano il loro percorso di crescita “normalmente” mentre altri sembrano non farcela?
Quali sono i fattori che proteggono la crescita umana secondo la prospettiva della resilienza? Come possono insegnanti, educatori e genitori promuovere questi fattori nel lavoro educativo quotidiano a scuola, a casa e non solo?
Gli autori Marco Ius, Paola Milani e Ombretta Zanon si occupano di ricerca e formazione sui temi che riguardano l’educazione, le famiglie e i contesti educativi. Hanno al loro attivo molteplici pubblicazioni nazionali e
internazionali.
GUARDA SCHEDA

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2) Sinossi
Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perchè.
Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri...deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro. Un giorno Antonino incontra una persona speciale che gli fa capire l’unico modo per essere felice: tirare fuori la testa dal pentolino e usarlo per esprimere tutte le proprie qualità.
Dietro Il Pentolino di Antonino, si cela la diversità, l’handicap, la difficoltà che può nascere da differenti situazioni della vita.
Antonino e il suo piccolo pentolino riescono a commuovere e ad essere allo stesso tempo divertenti.
In quest’opera Isabelle Carrier riesce con parole semplici, un testo fluido e dei disegni teneri a trattare con delicatezza ed eleganza un argomento delicato. Questo album è un omaggio alla differenza.

3) Recensioni

Un libro per bambini che fa riflettere gli adulti.

“Antonino è un bambino dolce , affettuoso e socievole ma…..a differenza di tutti i suoi amici , vive trascinando un pentolino .

Il pentolino gli procurerà non pochi guai , fino a lasciarlo solo e isolato da tutti . Fino a quando qualcuno trasformerà il pentolino in una nuova risorsa per Antonino…”

Fino a qui il racconto per i piccoli che offre non pochi spunti di lavoro in classe:

cosa contiene il nostro pentolino? Come possiamo valorizzarne il contenuto?

Cosa vedono i miei amici nel mio pentolino ? C’è qualcosa che li interessa e io mi sento orgoglioso di possederla , a questo punto?

Il pentolino è l’immagine delle fatiche , delle difficoltà e dei limiti con le quali ciascuno di noi deve affrontare la vita ; diventeranno più o meno limitanti se chi camminerà con noi saprà farle proprie e le trasformerà in doni.(o in nuove opportunità)

Laura Broggi insegnante

 

IL PENTOLINO DI ANTONINO

“Il pentolino di Antonino” è una meravigliosa storia di diversità e di speranza.
Semplice, dolce, essenziale, positiva, commovente, colma di fiducia nel prossimo e nelle risorse personali di ognuno.
Una storia intensa che arriva dritta al cuore di chi la legge.
Il pentolino simboleggia la diversità intesa come ciò che si fa fatica a comprendere, una disabilità, ma non solo. Uno stato d’animo, un insieme di emozioni forti che non ci fanno sentire a proprio agio in mezzo agli altri, un modo d’essere, un trauma, un momento difficile della vita che sembra non voler prendere una piega diversa, una relazione complicata, un cambiamento che fa un po’ soffrire, magari, un aspetto fisico che proprio non piace, un difetto, una mancanza, una situazione familiare complessa. Ogni bambino e forse, più in generale, ognuno di noi, è come Antonino che si porta dietro il suo pentolino. Un pentolino scomodo, che spesso fa soffrire, che ci fa sentire soli, che ci fa arrabbiare, che ci fa piangere e ci fa sentire incompresi e talvolta poco accettati.
Che fare? La soluzione migliore sembrerebbe quella di liberarsi di questo pentolino, che però proprio non se ne vuole andare .
Finché, un giorno, un incontro, quasi salvifico, con una persona straordinaria, dolce e sensibile, la signora Margherita, che riconosce e accoglie tutte le difficoltà e ci insegna che l’unico modo per superarle è viverle intensamente utilizzando le risorse personali.
Ecco allora che il pentolino acquista valore, non è più così ingombrante e, a volte, diventa persino una risorsa.
Un libro per bambini, ma soprattutto per adulti che abbiano voglia di leggerlo e di raccontare ai bambini che la diversità è l’unica cosa che ci accomuna, che bisogna credere sempre nelle proprie capacità e che le persone meravigliose esistono…bisogna solo fare del proprio meglio per incontrarne almeno una nella vita!!!

Marnie Milani

 

 

Recensioni:

 

4) Immagini

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il paese di Chicistà

paeseIl paese di Chicistà

Roberto Piumini,  illustrazioni di Emanuela Bussolati,

Milano, Ledha, 1996, pp 62 Età dai sei anni

SINOSSI

Questa favola narra l'incontro di tanti bambini e aiuta a capire meglio l'handicap.
La storia, all'inizio, presenta l'handicap come qualcosa di separato, "il muro che circonda"; mentre, più avanti, si parla di questo tema come un filo che permette un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
E' una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi a riflettere sui dubbi e le domande che l'incontro della diversità stimola in noi.
L'handicap non ha bisogno di separazione, ma al contrario, di condivisione. In questo senso, anche le parole di una favola possono aiutare.

 

Recensione

E' una storia di bambini. Bambini diversi e bambini uguali, bambini tutti interi e bambini così e cosà. E' la storia dell'incontro fra questi bambini, della loro conoscenza reciproca che ci aiuta a capire meglio qualcosa intorno all'handicap. Il racconto, infatti, ci presenta dapprima l'handicap come qualcosa di separato, "il muro che circonda ed isola" e, nell'evoluzione della storia, come un filo che permette un riconoscimento, un incontro tra le diversità che noi tutti abbiamo.
Nonostante le fattezze di fiaba non è una storia semplice, non è una storia immediata. E' una storia da ascoltare con un adulto al fianco che abbia voglia di fermarsi ad ascoltare i perché, i dubbi e le domande, anche le proprie, che sempre suscita l'incontro della diversità.
L'handicap non ha bisogno di separazione, esige sincerità e condivisione. In questo senso anche le parole di una favola possono aiutare.accaparlante.it

Recensione2

Quando la penna è quella di Roberto Piumini raramente si resta delusi così la levità, il ritmo e la trasparenza poetica che l’autore sa infondere al racconto rapiscono con pacata gentilezza anche il lettore di questa storia. Questi segue infatti, come attratto da un pifferaio magico, il viaggio di Chiara e Tommaso nel paese di Chicistà e nella sottile metafora dell’inclusione che esso svela.

Qui si incontrano personaggi bislacchi, ciascuno fatto a suo modo e come tale ben accetto dai concittadini. I Dammideltu, i Pastabianca, i Senzaperché e i Cantabruno, per esempio, sfoggiano ciascuno i suoi tratti peculiari come pezzetti di una filastrocca incantevole e irresistibile. Qui trovano dunque posto i due visitatori e i loro amici Claudio, Simone e Arianna anche se battono ostinatamente con un pestello o sferruzzano senza posa una sciarpa.

Liberati dal controllo degli astrusi Biscabalurda il cui solo interesse sono sterili classificazioni, questi bambini particolari possono infatti trovare il loro posto a Chicistà, non più segregati al di là di un muro che divide ma al contrario uniti da un interminabile filo che abbraccia. dito.areato.org/

 

 

COME FUNZIONA LA MAESTRA

come-funziona-la-maestraCOME FUNZIONA LA MAESTRA

Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer

Ed. IL CASTORO

PUBBLICAZIONE febbraio 2013
DIMENSIONI 23 x 30 cm
PAGINE 28

Per bambini e adulti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un divertente e raffinato albo illustrato che parla ai bambini di oggi e... ai bambini di ieri.
“Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi, i monti, l’orologio, i cinque sensi, l’uomo primitivo e tante altre cose che a poco a poco finiscono anche dentro ai bambini.”

Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Maestre scure, chiare, ricce, lisce, a pallini, a fiori, a spirali, a scacchi e in varie fantasie. Anche a righe e a quadretti, naturalmente. E dentro le maestre, invece, cosa c’è? Un ritratto gioioso e scanzonato di tutte le maestre. Guarda bene, e troverai anche la tua o quella che hai conosciuto da piccolo!
Un intero universo da scoprire, per giocare con la curiosità dei bambini e sorridere insieme a loro sul mondo della scuola. Dedicato a una delle persone più importanti nella vita di ogni bambino.
Illustrazioni di Chiara Carrer.

RECENSIONI

di Micol De Pas

«Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Una maestra piccola non è mezza maestra, così come una molto grande non vale doppio». Possono avere colori diversi, possono essere chiare, scure, ricce, lisce, a pallini, a scacchi... su quelle a righe si scrive e su quelle a quadretti si fanno le operazioni. Così le descrivono Susanna Mattiangeli e Chiara Carrer in Come funziona la maestra, un manuale per bambini, appena uscito per Il Castoro.

La maestra («che a volte è un maschio») è un essere a sé, diverso da tutti gli altri, perché «Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi, i monti, l’orologio, i cinque sensi, l’uomo primitivo e tante altre cose che a poco a poco finiscono anche dentro ai bambini». Ma come tutti gli altri, si veste, è alta o bassa, ha i capelli in un certo modo e un carattere particolare. «Alcune sono sempre contente, altre sempre arrabbiate. Quando la maestra è arrabbiata si ferma tutto. Non si aggiunge più, non si riesce a dividere niente, i fiumi non scorrono e l’uomo primitivo resta bloccato con la lancia alzata. Solo se torna la calma, allora tutto ricomincia a funzionare».

Poi, un giorno, la maestra diventa quella di qualcun altro. Allora si potrà incontrarla per caso, al cinema, al supermercato e per la strada e sembrerà un grande come tutti gli altri. «Però quando se ne incontra una, si capisce. Si sa che quella era la maestra. Solo, è diventata un po’ più piccola. E insieme alla maestra, anche la classe, se ci si ritorna dopo qualche tempo, si è trasformata, è sempre la stessa classe, ma si è rimpicciolita».

Ma il gioco non finisce mai, perché «quando bisogna ritrovare una poesia, un lago o una vecchia storia sentita in classe, basta cercare bene e alla fine usciranno fuori tutti insieme, come li aveva messi la maestra, i più piccoli seduti davanti e i più alti dietro in piedi».

 

 RECENSIONE 2 

di Margherita D’Alessandro

 

È appena ricominciata la scuola, ne parlano i giornali, i tg, la gente per strada, i genitori che non vedevano l’ora di poter riorganizzare al meglio il tempo.

Io ricordo bene il mio primo giorno nella scuola elementare: ci radunarono tutti in palestra -  genitori e bambini – e aspettammo con pazienza che ci chiamassero. Ero curiosa di sapere che viso avesse la mia “prima” maestra, se fosse dolce o severa, simpatica o seria. Arrivò con un po’ di ritardo e … sorpresa! Si chiamava proprio come me. Poi ci mise in fila ed io diedi la mano a Loretta con cui avrei diviso 5 anni di studi e di giochi. Quest’anno ho visto mia nipote fare le stesse cose e mi chiedevo, guardando i volti di tanti bimbi, cosa possa passare nella loro mente quando lasciano la mano del genitore per seguire una persona, che li guiderà nei passi fondamentali dell’apprendimento.Così ho ripreso in mano “Come funziona la maestra” diSusanna Mattiangeli con le illustrazioni della grande Chiara Carrer (Il Castoro), un libro di qualche mese fa, e ho pensato di proporvelo perché quando l’ho letto la prima volta ho avuto un groppo in gola per l’emozione, sia come ex alunna che come insegnante.

Guardate un po’ se le sue parole non sembrano espresse da quei frugoletti con i grembiulini e gli zaini:

 

«Ci sono maestre lunghe o maestre corte. Maestre larghe oppure sottili. Una maestra piccola non è mezza maestra, così come una molto grande non vale doppio … Le maestre a un certo punto diventano maestre di qualcun altro. Si possono rivedere dopo un po’ di tempo, per la strada, al cinema, al mercato, e sembrano dei grandi come tutti gli altri. Però quando se ne incontra una, si capisce. Si sa che quella era la maestra. Solo, è diventata un po’ più piccola. E insieme alla maestra, anche la classe, se ci si ritorna dopo un po’ di tempo, si è trasformata. È sempre la stessa classe, ma si è rimpicciolita».

 

Quando ho avuto il libro tra le mani è stato amore a prima vista e il giorno dopo l’avevo già letto ai miei alunni.

Quelle parole toccavano in profondità i miei ricordi perciò ho pensato che la scrittrice doveva essere un po’ speciale e le ho rivolto qualche domanda:

        Susanna, parlaci un po’ di te.

Io sono nata a Roma. Non sono lunga né larga, sono ocra anche se a volte divento marrone perché se voglio posso cambiare colore. Milioni di anni fa ho studiato disegno e storia dell’arte, ho costruito pupazzi per spettacoli e per video di animazione, attrezzeria e mobili perché mi piace il lavoro manuale anche se da solo non mi basta. Adesso abito ancora a Roma con Lorenzo, Elisa e Pietro. Invento laboratori per i bambini in spazi privati e nelle scuole. Imparo tante cose e, in qualche modo, ne insegno anche. In effetti ho molte cose che mi rendono simile ad una maestra: ho una parte davanti e se mi giro a scrivere o a disegnare ho anche io una parte di dietro. A volte i bambini e le bambine mi chiamano maestra, solo che io non mi siedo quasi mai alla cattedra e, anche se parlo con molte maestre, non conosco la lingua segreta che le maestre parlano tra loro. L’ambiente della scuola mi riempie di idee e di parole che devo mettere da qualche parte. Così oltre a “Come funziona la maestra” Editrice il Castoro è appena uscito “La mia scuola ha un nome da maschio” Edizioni Lapis. Così per un po’ sono a posto e dopo scriverò di altri argomenti.

      Come è nato “Come funziona la maestra”?

Come dicevo, incontro molte maestre durante l’anno. Spesso maestre donne, perché nel nostro paese vicino ai bambini e alle bambine ci sono soprattutto le donne. Se invece aggiungi un pallone da calcio, arrivano subito gli uomini, mentre le donne e le bambine si allontanano.  Se si rimescolassero più le cose tra uomini, donne, bambini, bambine e palloni questo sarebbe un paese diverso, ma per adesso il maestro è una rarità e nel linguaggio comune si parla di “maestre”: esseri con borsetta e poteri speciali, supereroi con la messa in piega.

Quando ho pensato di scrivere un testo per un albo ci ho messo poco a decidere di parlare della maestra e non mi pareva una scelta tanto originale. Solo dopo aver finito ho realizzato che non era ancora stato fatto uno studio scientifico sull’argomento, ovvero sulle varie forme di maestra presenti in natura, su come si muove, come parla, dove vive eccetera.

 

          Hai un ricordo particolare dei tuoi insegnanti?

La mia prima maestra della scuola materna si chiamava Armida e nella sua classe c’era una casetta di legno dove entravamo in tantissimi a ricreazione. Quando ho votato per la prima volta sono tornata a trovare la casetta e ho visto che si era rimpicciolita. A fatica ci sarei entrata io da sola. A dire il vero, tutta la classe si era ristretta e mi sono sentita come Alice quando diventa enorme. La mia maestra preferita però è stata Patrizia, che mi ha insegnato a leggere e a scrivere cantando e suonando la chitarra. In seconda elementare è stata sostituita da un’altra che aveva una bacchetta di legno da sbattere sui banchi per fare silenzio, ci buttava spesso fuori dalla classe e ogni tanto ci tirava i capelli. Così ho imparato che ci sono vari modelli di maestra al mondo, e che non tutte funzionano allo stesso modo.

          Ricordi il primo giorno di scuola?

No, non ho un ricordo preciso. Se ci penso vedo l’immagine della mia mano al lavoro sui primi quaderni e mi torna in mente quanto mi sembrava facile leggere e scrivere. Credo che in questo Patrizia c’entrasse e mi chiedo se lei se ne sia resa conto. Era giovane e chissà se ha continuato ad insegnare, magari in quegli anni se n’è andata in giro di classe in classe lasciando cose preziose senza pensarci troppo su.

         Qual era la tua merenda preferita?

Mi piaceva il pane con la nutella ma mia mamma mi faceva certe fette deprimenti, piccole e con un velo marrone inesistente e allora nemmeno lo chiedevo più. Andavo a scuola tutti i giorni con un tegolino e un mandarino. Poi però a ricreazione mi dimenticavo di mangiare e lasciavo tutto nella tasca dello zaino. Alla fine della settimana la tasca era piena e bisognava scavare gli strati di mandarini e tegolini tutti schiacciati e mummificati.

         E il libro a cui eri più legata, quello che leggevi e rileggevi?

Io leggevo fumetti. Sempre, ovunque. Soprattutto Topolino, quello che usciva in edicola ma anche le vecchie storie degli anni cinquanta di cui mio padre aveva una grande raccolta. Adesso, a parte qualche storia classica veramente bella, non mi piace più per niente ma alle elementari era la mia fissazione. Oltre a quello leggevo molto Asterix e qualunque fumetto girasse per casa, compreso Linus che era per grandi, pieno di cose strane e incomprensibili. Non saprei dire quale sia stato il mio primo libro vero: a scuola ci facevano prendere dei libri in biblioteca di cui non ricordo niente se non una riduzione di Fabiola, una storia sui primi cristiani perseguitati che ha segnato il mio breve momento di misticismo. Di sicuro ho letto e riletto le Filastrocche in cielo e in terra di Rodari, che resta una specie di maestro invisibile dei miei anni piccoli e anche di quelli un pochino più grandi.

Anna è furiosa

384-3403-7_6f35f80bf292539fb561ea0096034179ANNA È FURIOSA    di Christine Nöstlinger

ETA' dai 5 anni

Collana Il Battello a Vapore
Serie Serie Bianca
Rilegatura brossura
Formato 12x19 cm
Pagine 64
 marzo 1993
ISBN 978-88-384-3403-7
Prezzo consigliato € 7,50

LA STORIA
Anna è una bambina con un grave problema: s’infuria per un nonnulla e non è capace di controllare in alcun modo la
sua arrabbiatura. Quando s’infuria perde il controllo di se stessa e tutti quelli che le stanno vicini in quel momento vengono aggrediti, anche se non le hanno fatto niente. I genitori cercano di aiutarla con dei consigli, e Anna si impegna a
seguirli, ma senza risultati. Alla fine, quando Anna non vuole più alzarsi dalla sua poltrona e uscire dalla sua came-
ra per paura d’infuriarsi ancora, arriva il nonno, con un regalo per lei: un tamburo. Suonando il tamburo quando
sente arrivare la rabbia, Anna riuscirà a scacciarla e a vincere così il suo problema.

 

I TEMI
Con la capacità di analisi e la lucidità che la contraddistinguono, Christine Nöstlinger affronta il problema del temperamento nervoso della bambina e la sua convenzionale soluzione. La forte personalità di Anna non riesce a svilupparsi armoniosamente perché dominata dal violento conflitto con la realtà. Con stile diretto e chiaro sono presentate le situazioni in cui tremenda scoppia la furia e il lettore non viene neppure sfiorato dall'idea che si tratti di capricci e che Anna sia una bambina viziata. No, Anna è pienamente consapevole del significato del suo modo di reagire e dell’ostacolo che costituisce alla sua relazione con il mondo, anche perché ne paga le conseguenze con l’isolamento.

È da rilevare il ruolo del nonno del quale, l’autrice fa notare, Anna si fida perché non le ha mai mentito, e la funzione liberatoria assegnata alla musica. È la musica, vissuta in prima persona, a risolvere il problema che affligge la bambina.

SPUNTI DI DISCUSSIONE
• Perché Anna si arrabbia spesso?
• Come diventa Anna quando si arrabbia?
• Cosa fa Anna quando si arrabbia?
• Cosa dicono gli altri bambini quando Anna s’infuria?
• Perché Anna non riesce a “mandar giù” la rabbia bevendo molta acqua?
• Cosa le propone la mamma per calmarsi?
• Chi le suggerisce l’idea del tamburo?
• In che modo gli altri bambini si convincono che Anna non è più furiosa?

 

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SPETTACOLO TEATRALE