I sospiri del mio cuore

I sospiri del mio cuore

I_sospiri_del_mio_cuore

di Yoshifumi Kondo, Hayao Miyazaki. genere: Animazione Ratings: Kids  durata 111 min. – Giappone 1995.

INDICE:

1) Trama

2) Recensioni

3) video

Trama
La storia inizia durante le vacanze estive del 1994 a Tokyo e narra di Shizuku, comune studentessa delle medie con una normale famiglia: padre, madre e sorella universitaria. Shizuku è appassionata di romanzi e spesso si reca alla biblioteca di quartiere per prendere in prestito numerosi volumi. Un giorno, nel prenderne in prestito alcuni, si accorge che nella tessera dei prestiti stranamente ricorre sempre un cognome prima del suo: Amasawa, ed incomincia quindi a fantasticare su chi sia questo ragazzo che sembra avere i suoi stessi gusti letterari.

Qualche giorno dopo, durante la sua consueta visita alla biblioteca, incontra sulla metropolitana uno strano gatto e decide di seguirlo; il felino la conduce in un quartiere ordinato e silenzioso sulla collina ed entra in un negozio di antiquariato. L’anziano proprietario mostra alla ragazza alcuni dei tesori del suo negozio, tra cui uno strano orologio e la statuetta di un gatto antropomorfo che chiama Baron. Shizuku fa anche la conoscenza di Seiji Amasawa, il nipote dell’antiquario, che altri non è che la misteriosa persona che leggeva i suoi stessi libri. Seiji ama tantissimo la musica e il vero obiettivo della sua vita è quello di diventare un bravo liutaio. Col passare dei giorni l’amicizia tra Shizuku e Seji si rafforza e approfondisce sempre più finché lui parte per un tirocinio di due mesi a Cremona presso un mastro liutaio per mettersi alla prova ed imparare a costruire violini. Nell’attesa del suo ritorno, anche Shizuku promette a sé stessa di testare le sue abilità scrivendo il suo primo romanzo.

Dopo un colloquio con i suoi genitori decide di non affrontare le superiori, per “mettere alla prova sé stessa”, senza rivelare a nessuno il lavoro che sta svolgendo. Appena finito il romanzo, che ha Baron come protagonista, Shizuku porta il manoscritto all’antiquario, che lo legge e ne rimane soddisfatto. Dopo aver finito il suo racconto, Shizuku decide infine di frequentare le scuole superiori, contenta di ciò che è stata in grado di realizzare e carica per scrivere nuovi romanzi e continuare gli studi. Alla fine del film Shizuku si sveglia nella notte e vede Seiji, che la aspettava in bicicletta. Dopo un viaggio in bici, Seiji porta Shizuku nel suo “posto segreto”, dove i due ammirano la città e il sole nascente. Mentre si svolge lo spettacolo dell’alba, Seiji rivela a Shizuku il suo amore e le chiede se un giorno l’avrebbe sposato, richiesta accettata con commozione da Shizuku.

 

Recensione

 Emanuele Sacchi mymovie
La piccola Shizuku si diletta in poesie e traduzioni dall’inglese, frequentando assiduamente la biblioteca in cui lavora il padre. Incuriosita dal fatto che un tale Amasawa prende in prestito gli stessi libri scelti da lei, Shizuku arriva a conoscere il ragazzo, grazie all’aiuto di uno strano gatto incontrato in metropolitana.
I sospiri del mio cuore è destinato a vestire perennemente i panni di unico lascito del talento di Yoshifumi Kondo, allievo prediletto di Miyazaki Hayao scomparso a soli 47 anni per un malore dovuto a stress da superlavoro. Una tragedia che portò Miyazaki ad allontanarsi per qualche anno dal cinema, afflitto dal dolore della perdita e dal senso di colpa. E che incrementa l’aura di malinconia che pervade il film, acuendo il lato “agro” rispetto a quello “dolce” di un racconto di formazione che mescola con maestria turbamenti dell’adolescenza, etica del lavoro, fede nei propri sogni e quel pizzico di magia che svolge un ruolo cruciale e maieutico nella consapevolezza di Shizuku sul proprio talento. Per Yoshifumi la suggestione di un negozio di cianfrusaglie, capace di attirare l’attenzione di un gatto sornione e di una ragazzina curiosa, è il motore di una svolta nel percorso di vita della protagonista, che si trova a mescolare la scoperta dell’amore e la ricerca della propria identità in un ottundente caos di emozioni. La delicata perizia di Yoshifumi Kondo si traduce in una messa in scena “verista” (più vicina in questo a Takahata Isao, l’altro mentore dello studio Ghibli, che a Miyazaki) della sceneggiatura di Miyazaki, in cui anche il minimo particolare è parte integrante della narrazione, contributo fondamentale alla veridicità del racconto e al potenziale di transfert tra spettatore e protagonista, in un racconto che si rivolge alle gioie e alle paure che accomunano gli adolescenti di ogni latitudine e generazione. La difficoltà di raggiungere un interruttore della luce, la necessità di un kleenex in più per un raffreddore che non se ne vuole andare sono piccoli gesti che contribuiscono al contrasto ossimorico con la sequenza “magica” (ma calata in un contesto onirico) in cui i due gatti magici Baron e Muta guidano Shizuku verso un percorso di crescita a cui manca solo un sentiero di mattoni dorati.
Lo script miyazakiano è immediatamente riconoscibile per alcuni topoi inconfondibili, a partire dalla scelta anagrafica della protagonista fino alla contrapposizione tra il Giappone come terra del Lavoro e l’Europa (specie l’Italia) come terra di Arte e Mistero: contrasto che si amalgama in uno Yin e Yang di sacrificio e talento, esemplarmente incarnati dalle contraddizioni del personaggio di Shizuku. Solo un finale sbrigativo e con ansia da happy end finisce per ridimensionare in parte gli spunti più stimolanti de I sospiri del mio cuore, quelli che si concentrano in un sinistro pre-finale che pare preludere a un futuro di disillusione, se non un presagio di morte, che resta uno spunto suggerito, ma parzialmente incompiuto. Come il talento di Yoshifumi Kondo, purtroppo, prematuramente strappato al cinema di animazione mondiale.
Il film è tratto da un manga (omonimo) di Aoi Hiiragi e i maniaci della Ghibli non mancheranno di apprezzare diversi omaggi celati qua e là al corpus miyazakiano, dalla scritta “Porco Rosso” su un orologio al pupazzo di streghetta che riecheggia la Kiki di Kiki Consegne a domicilio. I due gatti Baron e Muta ritornano come protagonisti in The Cat Returns di Hiroyuki Morita, del 2002.

Recensione

La pellicola, diretta dall’ormai scomparso Yoshifumi Kondô, maestro dell’animazione giapponese, che ha animato serie di successo come “Conan il ragazzo del futuro” e “Anna dai capelli rossi”, racconta la storia di Shizuku, una ragazza di 14 anni impegnatissima con lo studio per gli esami di ammissione al liceo. Shizuku non è come le altre studentesse però: la sua passione sono le storie ed infatti si reca ogni giorno alla biblioteca del suo quartiere per leggere.Macinando un volume dopo l’altro, Shizuku scopre, sbirciando i nomi sulla tessera dei noleggi, che c’è un ragazzo che prende in prestito i suoi stessi libri: Seiji Amasawa. La ragazza comincia quindi a fantasticare su questo Seiji e a domandarsi chi sia.

Un giorno, andando alla biblioteca, Shizuku segue un gatto che la porta ad un negozio di antiquariato: qui fa la conoscenza di un anziano signore che le mostra i suoi tesori, tra cui la statuetta di un uomo con il viso da gatto chiamato Il Barone (lo stesso personaggio che compare nel film “La ricompensa del gatto”, sempre dello studio Ghibli, così come la scritta “Porco Rosso” che si legge su un orologio del negozio che richiama l’omonimo film di Miyazaki, a dimostrazione che non solo la Pixar sa autocitarsi). Per uno scherzo del destino la ragazza viene a sapere che il nipote dell’antiquario è proprio Seiji: tra i due comincia così una timida ed avvincente storia d’amore, fatta di sogni, aspirazioni che sembrano impossibili e musica.
“I sospiri de mio cuore” ha la qualità magica di tutti i film scritti da Myazaki: attraverso i delicati disegni e la narrazione pacata, che si prende tutto il tempo per dare ampio respiro ai suoi personaggi, la storia induce nello spettatore la voglia di tornare giovane, di innamorarsi di nuovo di qualcuno, della vita, delle storie. I film dello studio Ghibli hanno davvero qualcosa di speciale: sanno toccare corde intime attraverso storie apparentemente semplici che in realtà hanno una potentissima carica emotiva. Shizuku, che vuole diventare una scrittrice, e Seiji, che vuole diventare un fabbricante di violini, rappresentano la speranza, l’amore, i sogni acerbi di persone giovani che hanno tutta la vita davanti per realizzare le proprie aspirazioni e prendersi il proprio pezzetto di felicità.
Di storie così abbiamo sempre bisogno. Valentina Ariete