Tin Tin (Spielberg, 2011)

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Sinossi
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Sinossi
Il film racconta la storia del giovane e curioso reporter Tintin (Jamie Bell) che si ritrova tra le grinfie del diabolico Ivan Ivanovitch Sakharine (Daniel Craig), convinto che abbia rubato un tesoro inestimabile legato al perfido pirata Red Rackham. Ma con l’aiuto del suo cane Milou, dell’arguto e irascibile Capitano Haddock (Andy Serkis) e dei detective pasticcioni Thompson&Thomson (Simon Pegg e Nick Frost), Tintin si ritroverà a viaggiare attraverso il mondo alla ricerca dell’Unicorno, una nave naufragata che forse nasconde la chiave di un’immensa fortuna e di un’antica maledizione.

Recensione
A metà strada tra Indiana Jones e gli spassosi film Pixar, Il segreto dell’Unicorno è un felice ritorno al puro cinema spielberghiano

Steven Spielberg è in gran forma. Lo si capisce subito, sin dai bellissimi titoli di testa di “Le avventure di Tintin: Il segreto dell’Unicorno”, una sequenza di disegni animati che ricorda molto quella già adoperata nell’ottimo “Prova a prendermi”. Come se il regista si fosse tolto di dosso quello strato di polvere accumulato nell’aver esplorato per la quarta volta le avventure del suo archeologo con la fedora.
Il suo “Tintin” parte al galoppo e convince immediatamente gli spettatori meno aperti verso questa nuova operazione cinematografica: ci vogliono una manciata di secondi per accettare o dimenticare che il film sia stato realizzato in motion-capture. Ogni dubbio viene spazzato via: se da una parte la pellicola onora le storie fumettistiche di Hergé (che ancora oggi continuano a vendere milioni di copie nelle regioni francofone), dall’altra questo “Tintin” ha la freschezza – e a tratti la genialità – di alcuni lungometraggi Pixar che hanno fatto breccia nei cuori.
Ma il protagonista di questa storia non è un supereroe, piuttosto un giovane coraggioso e guidato dalla sua voglia di esplorare, di fare domande e di non voltarsi mai indietro. Un alterego del regista in altre parole, un uomo che non smetterà mai di mettersi in gioco e di vincere tutte le sue sfide grazie alla sua arma segreta: quella di inseguire le sue passioni. Tintin non è un semplice disegno generato al computer, sotto tutti quei Pixel ci sono carne e sangue e batte un cuore, quello dei suoi protagonisti. Ed è arrivato il momento di dare un Oscar a Andy Serkis, pionere del mo-cap che nei panni di Haddock ci regala un personaggio imbattibile in spessore e comicità fisica (sono tutte sue le gag alla Jacques Tati).
L’altro protagonista è lo spettacolo, orchestrato dalle musiche avvincenti di John Williams (sebbene non ci siano più i suoi temi da fischiettare come si faceva una volta), e messo in scena come un gioco al rilancio (la sequenza dell’inseguimento in sidecar ne è l’esempio perfetto). La miscela spielberghiana funziona nel solito meccanismo del suo cinema: azione, avventura, spettacolo e una dose extra di commedia, perché nel suo mondo si cresce, si affrontano le paure, ma si rimane sempre come dei ragazzini. Questo avvincente “Segreto dell’Unicorno” – molto probabilmente il primo di una saga sviluppata insieme a Peter Jackson – è uno spettacolo promosso a pieni voti. Un’avventura ambientata in giro per il mondo, sull’acqua, nel deserto, tra le nuvole, dove ovviamente non mancano le esplosioni. Come è successo a Cameron, anche Spielberg alza il tiro dell’immaginazione grazie alle nuove tecnologie, facendo del cielo il suo limite. Ecco perché, semplicemente, Tintin non può fallire. (Pierpaolo Festa film it)

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