Tag: Insegnanti

  • Progetto rugby

    PERCHÉ IL RUGBY?

    Il rugby è considerato uno tra gli sport con maggiore valenza educativa, molto praticato nei paesi anglosassoni dove è materia di insegnamento a scuola, ed è tra i quattro sport di squadra che contano il maggior numero di tesserati al mondo.
    A rugby possono giocare tutti: piccoli, magri, grossi, alti e bassi, non c’è distinzione né di razza né di sesso. La valenza educativa è insita in alcuni particolari del gioco: la palla che si deve passare sempre indietro, metaforicamente lo sguardo al passato per costruire il futuro; la presenza dell’aggressività nel suo significato etimologico di andare incontro all’altro, l’avversario come compagno di gioco e non come nemico; tre modi diversi di fare punto che rappresentano il pensiero, la scelta, il calcolo. La meta da raggiungere, in altre parole imparare a porsi degli obiettivi, la cooperazione per raggiungerla, antitesi all’individualismo culturale imperante. E poi lo stare insieme, il contatto, le regole il rispetto per l’altro.
    L’utilizzo del rugby come strumento educativo, assume perciò il significato di aiutare gli alunni nella costruzione della sicurezza di sé e della propria autostima, un ulteriore strumento che può arricchire la personalità degli stessi. Oltre ad offrire la possibilità di conoscere uno sport diverso da quelli proposti dal nostro contesto culturale, crediamo che il rugby possa modificare in positivo la personalità dei ragazzi che lo praticano, spingendo i più timidi a mitigare le proprie insicurezze e i più estroversi a indirizzare la propria iperattività a favore del gruppo.

    FINALITA’

    Non ci si pone l’obiettivo primario di portare gli alunni alla pratica agonistica del rugby, perché riteniamo che sia utile per gli alunni fare esperienze di diverso tipo, poterle confrontare, arricchire la propria “cassetta degli attrezzi” e scegliere la propria strada. Il rugby porta al campo per attrazione culturale e non economica e in questo risiede la sua forza.
    Far giocare gli alunni con il rugby sarà perciò il compito principale del progetto e non cercare di avviare gli alunni ad una disciplina sportiva, favorire il divertimento e fare movimento, attraverso la corsa, il contatto, il gioco, sono altresì obiettivi auspicabili.

    A CHI È RIVOLTO

    Il progetto è rivolto a tutti gli alunni e alunne di tutte le classi delle scuole elementari e medie.
    Gli insegnanti interessati devono contattare il referente del progetto.

    PARTNER

    Rugby Lainate.
    F.I.R. Federazione Italiana Rugby

    FASI OPERATIVE

    Giochiamo con la palla ovale. Verranno proposti durante le ore di educazione motoria degli incontri condotti da allenatori della società sportiva Rugby Lainate.
    Riconoscimento dell’IC Battisti da parte della FIR, al fine di poter aderire al progetto scuola proposto dalla Federazione Italiana Rugby ed eventualmente di poter tesserare e assicurare gli alunni che parteciperanno agli incontri con le altre scuole
    Creare dei gruppi/squadre che si allenano e giocano a scuola
    Partecipare a dei momenti di incontro con altre scuole.

    ASPETTI ORGANIZZATIVI

    Referente progetto: Ins. Walter Brandani
    Gruppo di lavoro: docenti interessati
    Consulenza tecnica sul gioco del rugby: a cura di un allenatore del Rugby Lainate.
    Formazione docenti: la FIR organizza corsi di aggiornamento per i docenti.

    ASPETTI ECONOMICI

    FASE 1 La società sportiva Rugby Lainate è disponibile ad attivare degli incontri di sensibilizzazione a titolo gratuito.

    FASE 2 Iscrivere la scuola alla FIR ha un costo annuo di 50 euro, il tesseramento degli alunni e l’assicurazione è a costo zero

    FASE 3 Il Rugby Lainate è disponibile a fornire eventualmente allenatori per i gruppi/squadre.

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  • Due Case e una Classe

    Preoccupazioni di genitori ed insegnanti di fronte alla separazione

    La separazione dei genitori per i bambini rappresenta un momento di forte crisi, di fronte al quale a volte insegnanti e genitori si sentono impreparati.
    Insegnante: Cosa faccio? Cosa dico? Faccio finta di niente o gli chiedo come sta?
    Genitore: Cosa dico agli insegnanti? Cosa dirà mio figlio a scuola?
    In questo piccolo spazio, ovviamente non si vuole affrontare il tema della separazione familiare, che invece necessiterebbe di tempi e luoghi diversi.
    Ma ribadire il concetto che le crisi che costellano la vita di ogni bambino possono, anzi devono essere affrontate con l’aiuto degli adulti.
    Senza nascondere o sottovalutare la sofferenza che comporta per i bambini la separazione tra i genitori, va ricordato che la vera differenza non è tra i figli di separati e quelli di coppie unite, ma tra i figli di coppie gravemente conflittuali e non. E’ la qualità delle relazioni tra i genitori che fa la differenza.
    I figli di genitori separati non sono una categoria speciale ma possono diventarlo se l’astio, il rancore e la sofferenza accecano i genitori al punto di interrompere ogni dialogo e riducono la comunicazione allo scambio di messaggi ostili.
    Ma anche gli stereotipi e i pregiudizi sulla separazione ancora diffusi nella nostra cultura, le procedure legali di separazione bellicose e costose psicologicamente ed economicamente, possono fare di genitori e figli delle categorie speciali.
    E’ dunque molto discutibile la tendenza ad attribuire alla separazione la comparsa nei figli di difficoltà fisiche e/o psichiche che possono avere invece ben altre cause.
    Il gruppo classe può essere una risorsa per chi vive un momento di difficoltà, soprattutto nella fase attuativa della separazione, quella in cui i bambini possono sentirsi diversi, provare vergogna e vivere un senso di perdita.
    Le relazioni e le esperienze vissute all’interno della scuola rappresentano un momento di normalità anche per i genitori. Possono quindi costituire una certezza, rispetto alla discontinuità provocata dalle situazioni di distacco, che avvengono con la separazione.
    La classe potrebbe essere un contenitore dove strutturare momenti di conversazione e racconto.
    Per realizzare questo ci vuole grande attenzione, delicatezza, capacità ed un grande lavoro di preparazione preliminare (indipendentemente dal tema separazione) per riuscire a sviluppare una coesione reciproca e coesistenza delle diversità. In assenza di tali condizioni è rischioso attivare situazioni che possono far emergere sofferenze.
    Per gli insegnanti aiutare e sostenere il bambino significa assumere, verso i genitori che si separano, una posizione di “neutralità”, evitando perciò di schierarsi con l’uno o con l’altro, riconoscendone il ruolo affettivo ed educativo anche quando la convivenza non risulta più possibile.
    Concludiamo con il consiglio di un libro che, come una stella, nelle notti più buie e lunge risplende maggiormente illuminando anche i percorsi più impervi:
    J. Wilson, “La bambina con la valigia”, ed Salani.

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