Categoria: Educatori

  • DI PADRE IN PADRE (Coppola De Vanna, D’Elia, Gigante, 2008)

    DI PADRE IN PADRE (Coppola De Vanna, D’Elia, Gigante, 2008) di Lazzaro Gigante, Fulvia D’Elia e Anna Coppola De Vanna, introduzione di Fulvio Scaparro

    Editore:Edizioni la Meridiana
    Data pubblicazione:Ottobre 2008
    Pagine 142

    “In questi anni molti padri hanno portato con forza alla luce la questione paternità, spesso oscurata dalla pratica e dalla retorica del ruolo paterno distinto, anzi opposto a quello materno. Quello che vi accingete a leggere è un libro che può essere apprezzato da genitori, educatori e studiosi, ricco come è di riflessioni, esemplificazioni esposte in un linguaggio semplice e scorrevole”. ( dall’ introduzione di Fulvio Scaparro “)

    Il tema è chiaro fin dal titolo.
    In Di padre in padre. I tempi della paternità , si parla di padri. Quali? Non c è una definizione, un aggettivo. Ma una consapevolezza.
    La famiglia è in movimento. Le relazioni all interno di essa anche. I ruoli e le persone pure. Sono cambiati i padri, le madri, ma anche i figli.
    Un processo che interroga, svecchia e rende inutili antiche rappresentazioni, afferma la ricerca di relazioni che non annullino le identità ma le integrino responsabilizzandole nel loro essere persone in continua crescita, prima ancora che ruoli da interpretare.
    Il libro è scritto a 6 mani: un pedagogista, Lazzaro Gigante, una sociologa, Fulvia D Elia, una psicologa e psicoterapeuta familiare, Anna Coppola De Vanna.
    Tre capitoli – Padri al passato (Gigante), Padri al presente (D Elia), Padri al futuro (Coppola De Vanna) – ben integrati tra loro, che rendono il volume agile ma allo stesso tempo articolato nelle proposte di ricerca e nelle suggestioni alla riflessione. Per dire cosa?
    Se è vero che la donna conquista, per nostra fortuna, sempre nuovi spazi e non si riconosce più in quella caricatura di madre a tempo pieno o mamma o santa o collaboratrice domestica, anche gli uomini stanno scoprendo, con fatica, quanto sia insopportabile e falsa quella macchietta di macho che li vuole distanti dall’ affettività domestica. Non solo. Le etichette di padre etico o politico o normativo o sacro di un tempo, soppiantate oggi da altre come padre in declino o padre di facciata, padre egualitario, padre-mammo, non reggono in questo tempo diverso nel quale la domanda di quale padre essere emerge in tutta la sua urgenza e radicalità.
    La risposta offerta dal libro non è una ricetta ma, al solito, l idea di un percorso di ricerca nel quale il padre non interpreta un ruolo, ma aiuta a costruire mondi e architetture di senso. Il mestiere di padre, insomma, fa tutt uno con il mestiere di vivere. Ed è, come il mestiere di vivere, un arte educativa continua.
    C è bisogno di nuovi padri, ma anche di nuove madri. Di nuovi uomini e donne, che nel loro aver generato la vita, non smettano di generare e cercare il senso di essa.
    (dal sito associazionegea.it)

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  • Risolvere i conflitti in classe (Fabiani, Passantino 2007)

    INDICE E PREMESSA LIBRO

    SCHEDA
    Risolvere i conflitti in classe
    Rita Fabiani, Claudio Passantino
    ed. Erickson 2007
    prezzo € 18,5

    Molti dei problemi di apprendimento e di comportamento, frequenti nella scuola, nascono da stati di disagio interiore degli alunni e spesso si traducono in conflitti che rendono la vita di classe una continua e logorante lotta di potere. Per farvi fronte si è dimostrato efficace il metodo dell’apprendimento cooperativo, ma non sempre le sue dinamiche positive sono sufficienti a risolvere le difficoltà alla radice. In alcuni casi, al contrario, la situazione di piccolo gruppo acuisce l’aggressività verbale e non verbale, perché è l’unico modo di cui il bambino dispone per mettersi in relazione e gridare il suo bisogno di essere ascoltato e accolto. È proprio qui che il counseling educativo può fornire preziosissime risorse in termini di strumenti di ascolto, comunicazione e condivisione per entrare in relazione autentica. Il libro propone un fecondo intreccio delle strategie di apprendimento cooperativo e di counseling, esponendone brevemente i principi e presentando poi attività didattiche sperimentate e facilmente fruibili in classe. Dedicato ai docenti della scuola primaria ma adatto anche a quelli dei primi anni della secondaria di primo grado, il testo si propone come una semplice guida passo dopo passo per aiutare insegnanti e alunni, anche senza la presenza in classe dell’esperto, ad acquisire strategie funzionali e permanenti per la gestione dei sentimenti di rabbia e la soluzione dei conflitti, in una dimensione di mutuo ascolto e collaborazione.

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  • Talis pater. Padri, figli e altro ancora (F. Scaparro 1998)

    INDICE
    SCHEDA
    ARTICOLO CORRIERE DELLA SERA
    ARTICOLO SCUOLA GENITORI

    SCHEDA
    Scaparro Fulvio
    Talis Pater
    Editore: Bur – Rizzoli
    Prezzo copertina: € 7.20

    La figura del padre è molto cambiata: fortunatamente il “padre padrone” è quasi scomparso, ma le relazioni educative si sono progressivamente maternalizzate neutralizzando la funzione paterna. Il ruolo del paterno è però determinante per una crescita autonoma dei figli. Come aiutare i nuovi padri a sviluppare un’azione educativa più specifica che, superati i modelli passati ma evitando la morbidezza eccessiva, sappia fornire ai figli una mappa regolativa del vivere, stimolare crescita attiva e insegnare loro a orientarsi nel mondo?

    ARTICOLO SUL CORRIERE DELLA SERA

    Fulvio Scaparro: “Ingiusto che i bambini debbano pagare la solitudine dei padri” “Molte fiate gia’ pianser li figli. per colpa del padre…”, scriveva il sommo poeta Dante. “E questa e’ una somma ingiustizia. Troppe volte il genitore si arroga il diritto di dare la morte alle sue creature cosi’ come ha dato loro la vita . commenta Fulvio Scaparro, psicoterapeuta e docente di Psicologia .. Cio’ non trova nessuna giustificazione morale, i figli non devono essere una “cosa nostra”.
    Studioso della condizione infantile e adolescenziale, fautore di importanti iniziative per la prevenzione dell’ abuso all’ infanzia e per la pacificazione delle procedure di separazione e divorzio, Scaparro ha appena pubblicato “Talis Pater” (Rizzoli), un “non manuale che vuole aiutare padri e madri a cercare dentro di se’ il modo migliore per diventare buoni genitori”. Ma la vita e’ beffarda: quasi in coincidenza con l’ uscita del volume, la cronaca ci presenta un conto crudele, due spaventose tragedie familiari, con innocenti uccisi dal papa’ . “In queste dolorose vicende colgo due aspetti . dice Scaparro .. La solitudine dei protagonisti e il senso di possesso dei propri figli.
    La solitudine e’ il dramma della nostra epoca. Con l’ isolamento, i problemi affettivi, economici o di qualsiasi genere, si gonfiano come palloni e ci sfuggono, esplodono..” Ma che cosa c’ entrano i figli? “Appunto . continua Scaparro .. Se tutti i genitori che si sentono soli considerassero figli una proprieta’ e li trascinassero nella loro autodistruzione, la societa’ rischierebbe l’ annientamento”.
    Ma spesso a spingere il genitore e’ il troppo amore… “E’ totalmente da respingere questo modo di manifestare l’ amore attraverso la morte . prosegue Scaparro .. L’ amore e’ il massimo della vitalita’ , non la negazione. Percio’ nel momento in cui le cose non vanno bene, posso far del male a me stesso, ma mai ai bambini che non sono una mia appendice”. E’ possibile ricavare una lezione utile da queste tragedie? “Ovviamente non riusciremo a estirpare questi fatti, ma possiamo contribuire a ridurli . conclude Scaparro .. Come? Intanto evitando di rinchiuderci in noi stessi”. La solidarieta’ e’ un bisogno vitale, una manifestazione dell’ essere umano “naturalmente sociale”, una necessita’ per la nostra sopravvivenza, non una sorta di buonismo. Tanti nostri vicini in difficolta’ hanno bisogno solo di essere ascoltati. “Invece trovano intorno indifferenza, ovvero solitudine totale che diviene insostenibile. E chi si trova solo puo’ anche clamorosamente ribellarsi, coinvolgendo gli innocenti. Concentrandoci sulla nostra sopravvivenza dimentichiamo che essa dipende da quella altrui. In secondo luogo si smetta di vedere i figli come “possesso”, (“Io li ho fatti io li distruggo”). Convincimento aberrante: noi per i nostri figli dobbiamo essere solo delle rampe di lancio verso la vita”.

    Muscau Costantino

    Pagina 9
    (12 marzo 1996) – Corriere della Sera

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  • Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo (F. Dolto 1995)

    INDICE
    SCHEDA
    ALCUNE FRASI

    Come allevare un bambino felice
    E farne un adulto maturo

    Françoise Dolto
    Listino € 11,50

    Editore Mondadori

    SCHEDA
    Molti adulti ritengono che per far crescere sereni i bambini basti semplicemente avere con loro un rapporto naturale e spontaneo. Solo quando le difficoltà relazionali giungono a provocare vere e proprie turbe del comportamento infantile si rivolgono agli esperti, ma spesso i più piccoli sono stati ormai minacciati in quanto hanno di più prezioso: il senso di sicurezza e di fiducia. Nel libro la psicoanalista Françoise Dolto, attenta studiosa dell’universo infantile, invita a porsi subito in un atteggiamento di ascolto e apertura nei confronti dei bambini. Per educare un fanciullo senza “ammaestrarlo”, diventando con il passare degli anni un adulto sereno e maturo, capace di affrontare la vita.

    ALCUNE FRASI

    Quand’è che una cosa è vera? (Babbo Natale)

    Ho una domanda su Babbo Natale[…]”Dobbiamo lasciare che il bambino creda a Babbo Natale e al topolino per la perdita dei denti da latte e anche alla storia delle uova di Pasqua? Quando i compagni gli diranno la verità, la spiegazione sul simbolismo di Babbo Natale sarà sufficiente a compensare il disappunto del bambino che scopre brutalmente che i suoi genitori gli hanno mentito?”

    Io credo che sia un falso problema. I bambini hanno un grande bisogno di poesia, e anche gli adulti, perché anch’essi continuano a scambiarsi gli auguri di Natale, non è vero? Che cos’è una cosa vera? Babbo Natale fa guadagnare tanto denaro, vero? Guadagnare molto denaro ha l’aria di essere una cosa vera, non le pare? Allora, io penso che chi fa la domanda si preoccupi del fatto che il bambino creda in Babbo Natale perché, per lui, parlagliene equivale a mentire. Ma un mito è poesia che ha anche la sua verità. Naturalmente non bisogna continuare per troppo tempo, né dire che Babbo Natale non farà regali se il bambino non obbedisce ai genitori e così via.
    Se i genitori la “fanno troppo lunga “ e hanno l’aria di prendere questa credenza troppo sul serio, più del bambino stesso, lui non potrà dire loro. “Be’ sai, i miei compagni mi hanno detto che Babbo Natale non esiste”. E’ quel giorno che bisognerà spiegargli la differenza tra un mito e una persona vivente, che è nata, che ha dei genitori, una nazionalità, che è cresciuta e che morirà, e che necessariamente, come tutti gli esseri umani, abita in una casa sulla terra, non sulle nuvole.

    Le dico subito che chi pone la domanda è decisamente contrario ai Babbi Natali, specialmente a quelli che passeggiano per strada.

    Forse trova giustamente, che questa brava gente travestita spoetizzi il vero Babbo Natale, quello al quale lui ha creduto, che non incontrava per strada per tutto il mese di dicembre, che esisteva soltanto la notte di Natale. Questo lo irrita. O forse, al contrario è un signore che non ha più molta poesia nel cuore.
    In tutti i casi io non so se lei crede ancora in Babbo Natale, ma io ci credo ancora.
    Le posso raccontare (è noto che sono la madre di Carlos, il cantante) che, quando Jean (poiché questo è i suo vero nome) era a scuola materna, un giorno mi ha detto:

    “Ma come è possibile che di Babbi Natali ce ne siano così tanti? Ce ne sono di blu… ce ne sono di viola… ce ne sono di rossi!”
    Si passeggiava per strFada e c’erano Babbi Natale dappertutto.
    Allora io gli ho detto: “Ma sai, quel Babbo Natale là io lo conosco, è Untel “; era uno dei dipendenti di un negozio di giochi, o di una pasticceria, che si era travestito da Babbo Natale.”Vedi si è travestito da Babbo Natale”.
    Lui mi ha chiesto: “Ma allora quello vero?”
    “Quello vero è solo dentro i nostri cuori. E’ come uno gnomo o un gigante che si immagina. Quando si è piccoli, si è contenti di pensare che possono esistere gli gnomi o i giganti. Sai bene che gli gnomi non esistono. I giganti delle favole neppure. Babbo Natale non è nato, non ha avuto un papà, una mamma. Non è un essere vivente; vive soltanto nel periodo di Natale nei cuori di tutti quelli che vogliono fare una sorpresa per festeggiare i bambini piccoli. E tutti gli adulti rimpiangono di non essere più bambini piccoli; quindi amano molto continuare a dire a bambini “E’ Babbo Natale”. Quando si è piccoli non si sa distinguere tra cose vere, viventi, e le cose vere che vivono solo nel cuore”.
    Lui ascolta tutto quanto e mi dice: ”Allora il giorno dopo Natale lui non se ne va sul suo carro, con le sue renne? Non sale di nuovo tra le nuvole?”
    “No. Perché lui è nei nostri cuori”
    “Allora non metterà niente sotto l’albero?”
    “Chi non ci metterà niente?”
    “Non ci sarà niente sotto l’albero per me?” “Ma si!”.
    “ Ma allora, chi ce l’avrà messo?” Io ho sorriso.
    “Siete tu e papà a metterci qualcosa?”
    “Sì. Certamente”.
    “Allora posso essere anch’io Babbo Natale?”
    “Certo, tu puoi essere Babbo Natale. Tu metterai delle cose sotto l’albero? Per tuo papà, per me e per Marie. E dopo saprai che sei tu il Babbo Natale per gli altri. E io dirò: “Grazie, Babbo Natale”; e sarai tu che avrai avuto il ringraziamento, ma io farò finta di non saperlo. A tuo padre non dirò che sei tu, così per lui sarà una sorpresa.“
    Lui era incantato, estasiato, e mi ha detto, ritornando dalla passeggiata: “E adesso che so che non esiste davvero, è veramente bello Babbo Natale“.
    L’immaginazione e la poesia infantili non sono né credulità, né puerilità, ma intelligenza in un’altra dimensione.

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  • Silenzio, si Gioca! (M. Stiefenhofer, 2004)

    SCHEDA

    Silenzio, si Gioca! (M. Stiefenhofer, 2004)
    55 suggerimenti… per far rilassare il bambino

    Prezzo € 8,00La Meridiana Edizioni
    Libro – Pagine 32
    Anno: 2004

    Tranquillità e bambini – non è un controsenso? I bambini amano il movimento, le scoperte, non stanno mai fermi, sono curiosi e pongono domande fino all’esasperazione. Almeno nella maggior parte dei casi è così.

    Tuttavia anche i bambini più attivi e dinamici possono concedersi momenti di pace per rielaborare quanto sperimentato, visto e percepito.

    Il fatto è che le fasi di tranquillità e quelle d’azione non sempre corrispondono ai desideri degli adulti. D’altro canto per gli stessi bambini diventa ogni giorno più difficile rilassarsi e ritrovare se stessi. E allora che cosa si può fare per stimolare silenzio e concentrazione, momenti di quiete e di riflessione?

    Naturalmente l’organizzazione dell’ambiente familiare e scolastico gioca un ruolo importante. Ma, come dimostra questo sorprendente volume, è possibile ricorrere anche a efficaci tecniche, giochi e piccoli esercizi per costruire oasi dove il bambino può mettersi in ascolto del proprio mondo interiore prima di ributtarsi nella vita con energia e sensi rigenerati.

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  • I figli, che bella fatica! Il mestiere di genitore (G. Honegger Fresco, 2008)

    INDICE
    SCHEDA
    VIDEO
    AUDIO INTERVISTA

    SCHEDA
    Il duro ed esaltante mestiere del genitore in un contesto sociale sempre più difficile e condizionato dall’invasività dei media e del modello consumistico. L’educazione e la genitorialità di fronte alla prima infanzia e all’adolescenza. Si tratta di un tema sempre più importante di fronte alla crisi al ruolo negativo che hanno le altre “agenzie educative” della nostra società. L’effetto negativo della TV e la crisi del sistema scolastico assegnano ai genitori un ruolo sempre più importante e che rischia di essere schiacciato tra i messaggi contraddittori che arrivano dall’esterno. Il libro fornisce un quadro complessivo del contesto sociale e culturale in cui si svolge il “mestiere” del genitore e fornisce suggerimenti e consigli utili per superare i problemi comuni ed affrontare nel modo più sereno e responsabile” una funzione personale e sociale così importante e determinate per la crescita degli uomini e delle donne di oggi e di domani.

    Grazia Honegger Fresco. Allieva di Maria Montessori è attiva da decenni nella formazione degli educatori della prima infanzia. Condirettrice del trimestrale “Il Quaderno Montessori” ha pubblicato numerosi testi per genitori ed educatori.

    VIDEO (presentazione libro “Facciamo la nanna”)

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  • L’apprendimento e le emozioni

    INDICE

    LE EMOZIONI
    INTERVISTA A GALIMBERTI

     

     

     

     

    Le emozioni (dal libro “Essere scuola” Brandani-Tomisich)
    Le teorie psicoanalitiche hanno messo in evidenza come i fattori emotivi concorrono a costituire i processi di apprendimento. Lo sviluppo dell’intelligenza del bambino è fortemente influenzato dall’ambiente di vita del bambino e dalle relazioni che instaura con le persone. In un ambiente sterile, privo di relazioni significative capaci di sostenere affettivamente il bambino e di spronarlo emotivamente all’apprendimento, l’intelligenza perde di vitalità, limitando la creatività e la potenzialità. Non ci riferiamo unicamente a situazioni familiari maltrattanti, ma a tutti quei contesti in cui gli adulti mostrano scarsa attenzione ai bisogni e ai desideri più profondi dei bambini. Famiglie dove vige una sterile circolazione di emozioni e affettività non sono ipostimolanti solo per la vita emotiva del bambino, ma anche per il suo sviluppo intellettivo. Con l’ingresso del bambino a scuola tutti gli adulti si concentrano sulle prestazioni intellettuali. Ma, come abbiamo detto, l’intelligenza e le prestazioni intellettuali sono solo un aspetto della personalità che concorre insieme allo sviluppo emotivo a sostenere i processi di apprendimento. Secondo Carl Rogers (1974), la scuola non sarebbe capace di occuparsi della crescita globale di bambini e ragazzi e di educare la persona intera, ma si occuperebbe dell’allievo solo “dal collo in su”, come se questi fosse una testa vagante e non una persona. Proviamo a pensare come cambiano le richieste che gli adulti fanno al bambino che va a scuola.

    Se nella scuola per l’infanzia il gioco e il disegno rappresentano ancora ottimi canali comunicativi della sfera emotiva, nella scuola primaria di colpo questi linguaggi subiscono una forte limitazione, senza che l’alunno possa trovarne altri in sostituzione. Il bambino passa da un ambiente di apprendimento che prende in considerazione la globalità della persona – la testa e il corpo, l’intelligenza e le emozioni – a una scuola primaria che spesso, anche per le disposizioni che la definiscono, punta molto sull’aspetto razionale della personalità. Al bambino viene chiesto di stare seduto dietro un banco, ovvero di mostrare la sua testa e di calmare il suo corpo e le sue emozioni. L’errore più diffuso è quello di fraintendere una naturale crescita emotiva, dove il bambino deve essere sostenuto nel trovare modalità espressive alternative e adeguate al nuovo setting scolastico, con una negazione da parte degli insegnanti di tale aspetto della personalità. Così, a volte, quando un bambino si troverà ad affrontare una richiesta non adeguata al suo sviluppo emotivo, non avendo un canale privilegiato per comunicare la propria ansia, potrà utilizzare comportamenti compiacenti che rinforzano le dimensioni meno flessibili della sua personalità. Questi comportamenti possono favorire la formazione di un “falso Sé” che impedisce al bambino non solo di esprimere se stesso, ma di riconoscere e sviluppare gli aspetti più autentici della sua personalità (Winnicott, 1971). Se l’intelligenza e lo sviluppo emotivo concorrono a definire le capacità di apprendimento di un alunno, chiunque si occupi d’insegnamento deve obbligatoriamente porre attenzione contemporaneamente a questi due elementi. Solo riuscendo a comprendere nella propria didattica anche l’aspetto emotivo dell’alunno, si potrà favorire una crescita armonica e avere un insegnamento capace di far assimilare i contenuti proposti, rimuovendo gli elementi emotivi che ostacolano l’apprendimento stesso.

    INTERVISTA A GALIMBERTI

    Umberto Galimberti: le mappe emotive from Wise Society on Vimeo.

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  • I nuovi adolescenti (Charmet, 2000)

    INDICE
    SCHEDA
    INTERVISTA
    LA SCUOLA (video)
    PENSIERI POSITIVI (video)
    IL FUTURO (video)
    LIBRO PER GENITORI


    SCHEDA
    Gustavo Pietropolli Charmet
    I nuovi adolescenti.
    Padri e madri di fronte a una sfida
    Raffaello Cortina Editore pp. 296 – 19 euro

    Il clima affettivo in cui dipana l’adolescenza è radicalmente cambiato perché è mutato il modo in cui gli adulti si trovano a esercitare il mestiere di padre e madre. Meno regole e norme e più attenzione a sostenere la crescita affettiva e relazionale del figlio, il suo diritto ad essere se stesso e a esprimere la propria indole seguendo i propri tempi interni di maturazione e acquisizione di competenze sociali. Il passaggio da un’infanzia privilegiata all’età adulta è vissuto con grande intensità emotiva. Noia, tristezza, paura e vergogna si alternano come affetti capaci di governare il comportamento dei ragazzi e il disagio che sperimentano. Questo imprime alle loro relazioni modalità espressive che pongono ai padri e alle madri ardui e difficili scelte di intervento, che l’autore passa in rassegna, suggerendo risposte possibili sulla base della sue esperienza di psicologo di rango

    INTERVISTA A CHARMET

    Intervista a Gustavo Pietropolli Charmet
    Docente di Psicologia dinamica
    all’Università statale di Milano

    Professor Charmet, perché si parla di nuovi adolescenti?
    “Uno degli aspetti fondamentali per coloro che interagiscono con i ragazzi, è quello di tenere presente che per capirli non serve più tanto ricordarsi bene della propria adolescenza. Nuovi comportamenti non ci autorizzano a semplificare la situazione. Siamo di fronte a dei contenuti nuovi, nuovi timori, bisogni. All’origine qualcosa è cambiato. Stanno cambiando i motivi per cui si soffre”.

    In che senso?
    “Io sono convinto che siano cambiati sia i contenuti che le forme non solo del disagio e del sapere ma anche della vita amorosa, della vita di gruppo, delle relazioni familiari, e che la scuola e la famiglia non siano al corrente del significato dei cambiamenti. Vedono le novità, si allarmano, si preoccupano, ma non riescono a dare un significato adeguato e questo complica la relazione educativa.

    Spesso le novità spaventano, si tende o per una direzione o per un’altra. O si prende per buona la loro precocità, la loro autonomia, lo sviluppo di abilità sociali, oppure si esamina il lungo soggiorno in famiglia scambiandolo per patologia, immaturità, per carenza affettiva che evidentemente non è, dato che il 62% di giovani adulti, ultra trentenni, vivono ancora con la loro mamma.

    Quindi mi sembra importante parlare di novità, che mi sembrano tantissime, e bisogna fare uno sforzo culturale per andare in questa direzione”.

    In recenti fatti di cronaca abbiamo visto protagonisti adolescenti trucidatori dei propri genitori. Adolescenti che vengono definiti “normali”. È veramente così o si può parlare di qualcosa di patologico?

    “Questa è stata un’amplificazione mass mediale. Credo che la preoccupazione vera dei genitori e degli educatori non sia oggi il fatto che i ragazzi prendano la decisione di uccidere la madre o il padre, ma esattamente il contrario. Cioè il conflitto tra le due generazioni è talmente pacifico e silenzioso che i conflitti sociali dei ragazzi, la loro protesta, le loro utopie, il loro impegno sono talmente miti che la sottomissione è impressionante. Quindi abbiamo una generazione di figli mammoni, non di matricidi.

    Il problema non è la violenza ma lo spegnimento completo della capacità di combattere dei ragazzi”.

    Di quale spegnimento sta parlando?

    “Dal punto di vista educativo abbiamo il problema non di attenuare il livello dello scontro, ma di aiutarli anche a dire di no qualche volta.
    Probabilmente l’interesse che questo tipo di eventi ha suscitato nell’immaginario è proprio legato al fatto che si comincia a sospettare che avere elementi silenziosi non sia l’effetto di un esagerato buonismo, ma che sia dovuto ad un’incapacità di porsi come diversi, che si sia spenta una naturale aggressività degli adolescenti e che quindi ci possa essere una violenza sommessa, ideologica, che tace. Socialmente questa situazione preoccupa i sociologi.

    Può darsi che questa preoccupazione esprima in realtà la percezione che c’è qualcosa che non va, che si è dato troppo ma che questo dare troppo ha forse la finalità di metterli a tacere e di lavarsene le mani. In effetti sono ridotti al silenzio fino a quando a qualcuno non viene in mente di tirare fuori il coltello. Ora c’è l’idea che ci possa essere un livello di ribellione inespressa che cova sotto le ceneri”.

    Quanto incide la famiglia oggi nella crescita e formazione degli adolescenti?

    “Incide molto meno che in passato. Tutte le ricerche dimostrano che i ragazzi hanno due famiglie: la famiglia naturale e poi la famiglia che si sono costruiti con le loro mani, la famiglia sociale, il gruppo di amici, piccolo o grande a seconda dell’età, che ha un potere decisionale enormemente superiore a quello della famiglia. Il gruppo li accompagna, li sostiene, li consola, li tiene uniti, svolge una funzione di contenimento affettivo di gran lunga superiore a quello che svolge la famiglia.

    Il gruppo adolescenziale però non ci mette niente a diventare cattivo, stupido o deviante. Questo è il vero problema, perché buona parte dei reati minorili, che sono effettivamente aumentati di numero, non sono reati individuali ma di gruppo. Buona parte delle condotte pericolose anche per la vita, non sono individuali ma di gruppo, non si rischia da soli ma in gruppo. Tutta la gestione del sociale è di gruppo non è individuale, tutte le sfide sono di gruppo non individuali. Le decisioni, i più grandi, non le prendono con il pediatra o con la madre, ma con il gruppo. Dal debutto sessuale, via via fino alle cose più banali come il tatuaggio o il modo di bere, è tutto gestito dalla famiglia sociale.

    Dentro la cosiddetta famiglia normale c’è una vita di gruppo appassionata dove si prendono decisioni rischiose, il gruppo che non ne può più di annoiarsi, che non è mai capace di decidere niente, decide a volte di compiere qualcosa di stupefacente”.

    Esiste veramente il distacco dalla politica?

    “Nella scena domestica, intima, credo che i genitori abbiano favorito questo perché i figli non rimanessero delusi come loro. È merito dei loro genitori avere sconfitto le ideologie, ma hanno tolto la filosofia della speranza”

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    LIBRO PER GENITORI

    Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà. Come capire ed aiutare tuo figlio negli anni difficili (Charmet , Elena Riva, 2001)

    Scheda

    Matilde, 15 anni, una mattina decide di non andare a scuola. Sale su un tram e si avventura, da sola, nel triste squallore della periferia. Roberto, 15 anni, un giorno distrugge mobili e suppellettili della sua stanza dopo una telefonata con un amico.

    – Perché adolescenti apparentemente “normali” possono giungere ad episodi così estremi?

    – Cosa vogliono comunicarci?

    – E noi come dobbiamo reagire?

    È un mestiere difficile quello dei genitori. E diviene quasi impossibile con figli adolescenti, capaci di ferire con grande crudeltà, senza regole, pronti ad attaccare da tutte le parti. Ragazzi imprevedibili, creativi, generosi, ma anche annoiati, apatici, tristi, timidi, che si comportano come se non avessero nulla da perdere.

    Cosa possiamo fare noi genitori? Dinanzi al figlio che smarrisce la direzione dobbiamo funzionare da adulti, dobbiamo riuscire a regalare a loro un senso, a ricostruire insieme le trame spezzate di verità affettive profonde. È quanto ci insegna il libro in questa nuova versione aggiornata e ampliata. Scritto da due noti psicologi che con gli adolescenti in crisi e le loro famiglie lavorano da anni, vi aiuterà a capire, ma soprattutto a raccogliere la sfida che i vostri figli adolescenti vi stanno lanciando.

    Gustavo Pietropolli Charmet , docente di psicologia dinamica all’Università di Milano e giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Milano, presidente dell’Istituto “Il Minotauro”. È autore di numerosi saggi sul disagio e le relazioni familiari durante la crescita adolescenziale, tra cui: Amici, compagni, complici (Angeli, 1997), Adolescente e psicologo. La consultazione durante la crisi(Angeli, 1999); con A. Marcazzan, Piercing e tatuaggio. Manipolazioni del corpo in adolescenza(Angeli, 2000).

    Elena Riva , psicologa e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, è socia dell’Istituto “Minotauro” e consulente presso i Servizi per la Giustizia minorile di Milano. È autrice di: Figli a scuola (Angeli, 1996); con G. Pietropolli Charmet, Adolescenti in crisi (Angeli, 1995) e con A. Maggiolini, Adolescenti trasgressivi (Angeli, 1998).

    Indice

    Premessa
    (Genitori e crisi adolescenziale; La consultazione con lo psicologo)
    Dalla famiglia delle regole alla famiglia degli affetti
    (Quali compiti per la famiglia?; Essere genitori prima di tutto; La nuova famiglia affettiva; Elsa non vuole crescere; Conclusioni e consigli ai nuovi genitori)
    Le madri dei ragazzi tristi
    (La madre che lavora; Il bambino socializza; Spinta alla crescita; Giovanni lega la madre; Consigli dello psicologo alle madri che lavorano)
    I padri dei ragazzi tristi
    (La crisi del padre padrone; I nuovi padri; Il padre assente; Il figlio del padre disertore; Arriva lo psicologo; Il padre materno; Consigli ai padri di ragazzi tristi)
    Le ragazze tristi
    (Adolescenza e identità di genere: non voglio essere come mia madre; I genitori delle adolescenti tristi; Cinzia è in guerra con sua madre)
    I ragazzi tristi
    (La guerriglia di Alex; Il padre di Alex; Il nuovo processo di costruzione dell’identità maschile)
    Adolescenze ribelli e adolescenze protette
    (Lo sguardo sul corpo; L’educazione sessuale; La famiglia e gli amici; La famiglia affronta una nuova nascita; Consigli ai genitori dei nuovi adolescenti)
    Genitori e nascita sociale
    (Adolescenza: cosa cambia?; I genitori abbandonati; La Bella Addormentata nel bosco; Anche i genitori cambiano; Il dramma del Piccolo Principe; Carlotta lascia la scuola; Consigli ai genitori per affrontare la seconda nascita)
    Al di là della punizione
    (Adolescenza e trasgressione; La famiglia e le regole; Le risposte dei genitori alle trasgressioni; Assenza da scuola; Matilde non è andata a scuola; Consigli dello psicologo ai genitori che intendono punire i figli adolescenti)
    Segreti di famiglia
    (Bugie e segreti; Giorgio ruba in casa; Consigli dello psicologo ai genitori che hanno segreti)
    Adolescenti tristi
    (Avere tutto e non volere niente; Adolescenti fortunati?; A scuola come in famiglia; Uno spazio vuoto per pensare; Valentina è diventata “strana”; Consigli ai genitori di adolescenti tristi)
    Quanta tristezza del figlio può tollerare un genitore?
    (Etichette pericolose; Un figlio infelice; Rinuncia alla crescita; Privilegi infantili; Consigli dello psicologo ai genitori di ragazzi tristi).

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  • I bambini sono cambiati (S. Vegetti Finzi, 1996)

    La psicologia dei bambini dai cinque ai dieci anni

    Autore: Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin

    Casa editrice: Mondadori 10,5 €

    I bambini di oggi sono cambiati. Crescono sempre più in fretta. A sette, otto anni sono già informati, riflessivi, attenti alle novità, ma anche esigenti e caparbi, spesso soli e privi di vere risposte. Come vivono veramente gli anni brevi e sfuggenti che li separano dall’adolescenza, e soprattutto come possono essere aiutati ad affrontare la vita che si apre loro davanti? Gli adulti, che vorrebbero capirli meglio e aiutarli di più, spesso si trovano disorientati e non riescono a comprendere non solo che cosa ma anche come pensano. Questo libro, scritto in forma di dialogo e rivolto a tutti coloro che hanno a che fare con i bambini, propone una prima esauriente analisi del problema, una lettura accurata dei vari aspetti di un’età ricchissima di fermenti, potenzialità e promesse, ponendosi anche come guida per affrontare i rapporti familiari e scolastici o per poter intervenire nel caso di comportamenti difficili.

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