Author Archives: Walter Brandani

L’età giovane

(Leggi anche BUONA VISIONE EDUCARE CON I FILM )

Regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne.
Belgio, 2019
Titolo originale: Le Jeune Ahmed
Età dai 13 anni

  • Sinossi
  • Recensione
  • Video

SINOSSI

Ahmed, adolescente musulmano del Belgio, pianifica l’omicidio della sua insegnante dopo aver abbracciato l’ala più radicale della sua religione.

RECENSIONE

Leonardo Gandini cineforum.it
Questo film inizia con un’ascesa – per le scale, di corsa – e finisce con una caduta, dall’alto, in un prato. Se parto da qui, è perché le traiettorie fisiche del protagonista, in L’età giovane come in tutto il cinema dei Dardenne, sono al contempo la bussola della nostra visione – la messa in scena è interamente definita dai movimenti e dalle soste del personaggio principale – e il centro nevralgico della loro riflessione sulla possibilità che nel mondo, malgrado tutto, ci sia ancora posto per qualche forma malconcia di umanità. A contrastare la quale entra in campo questa volta non la miseria, come in Rosetta e L’enfant, ma l’intolleranza religiosa. Ossessionato dal Corano e plagiato da un imam che butta benzina sul fuoco, il giovane Ahmed del titolo è un ragazzino con un’ansia di purezza che sbatte continuamente contro le pareti del Belgio laico e mondano nel quale si trova a vivere. Da qui la voglia di lavare nel sangue i peccati nel mondo, un po’ come Travis Bickle in Taxi Driver e Mishima nel film omonimo (entrambi scritti da Paul Schrader, il cineasta che più di ogni altro, prima dei Dardenne, ha celebrato la dannazione dei puri in un mondo che trabocca imperfezione). Ma Ahmed, a differenza dei suoi predecessori, è appunto jeune, posseduto quindi dalla fragilità interiore di un ragazzino che scambia l’intransigenza per passione e l’intolleranza per amore; e soprattutto, ha l’età giusta perchè i Dardenne credano in lui e ci facciano di conseguenza appassionare al suo lento, tormentato, soffertissimo percorso di redenzione. Avengers dell’anima, i due fratelli belgi, ma senza mai retorica, al netto di effetti speciali e colonna sonora, sempre e solo instancabilmente appiccicati al corpo del ragazzo, alla sua febbrile irrequietezza fisica, che ne esteriorizza una spirituale. Il cinema di chi è sorretto da una fede incrollabile nel genere umano e nell’evidenza delle immagini: come sosteneva Bresson (il maestro di Schrader: c’è qui una linea genealogica in atto, nel segno di una spiritualità sposata all’austerità estetica), l’idea più preziosa del film, è anche quella che devi nascondere meglio. Qui è nascosta così bene, fra le pieghe e negli anfratti del corpo acerbo di Ahmed, che si intravede solo nell’ultima, memorabile sequenza. Prima appunto bisogna cadere, anzi precipitare: la drammaturgia di un corpo disteso e inerme che, con l’eloquenza muta del dolore, racconta che sì, alla fine, l’umanità anche questa volta ce l’ha fatta.

VIDEO

TRAILER

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Ahmed e Inès

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l’incontro con la mamma in carcere

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Ahmed e Louise

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Mostra che ti ritrovo

Mostra “itinerante” per i luoghi dell’estate.
I libri bianchi raccontano …

MOSTRA DEI LIBRI BIANCHI REALIZZATI DAGLI ALUNNI CLASSE SECONDA ( leggi il progetto LIBRI BIANCHI clicca qui)

Guarda la presentazione realizzata dall’Associazione Grégory per la mostra

(https://www.youtube.com/watch?v=jYEjQYebt9U&t=16s)

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ATTENTI ALLA MOSTRA

INDICE

  1. PRESENTAZIONE
  2. LA LETTURA DELLE FIABE IN CLASSE
  3. LA REALIZZAZIONE DEI QUADRI 
  4. VIDEO ATTENTI ALLA MOSTRA
  5. VIDEO DURANTE ATTENTI ALLA MOSTRA

1. PRESENTAZIONE

 “ATTENTI ALLA MOSTRA!” È LA TAPPA FINALE DI UN PROGETTO MULTIDISCIPLINARE.

PARTENDO DALLA LETTURA DI MOLTE FIABE E STORIE DOVE I LUPI SONO PROTAGONISTI, OGNI ALUNNO HA RAPPRESENTATO IL “PROPRIO LUPO”.

2. LA LETTURA DELLE FIABE IN CLASSE

 L’INIZIO DELLA SCUOLA PRIMARIA È INDUBBIAMENTE UNA TAPPA FONDAMENTALE PER LA CRESCITA DEI BAMBINI: NUOVE AVVENTURE, AMICIZIE, SFIDE E PAURE DA AFFRONTARE E SUPERARE. IN QUESTO ANNO SCOLASTICO SONO STATE LETTE IN CLASSE TANTE FIABE CHE HANNO ACCOMPAGNATO E SOSTENUTO I BAMBINI IN QUESTO IMPORTANTE MOMENTO DI PASSAGGIO.

LA LETTURA DI STORIE HA RAPPRESENTATO UN MOMENTO EDUCATIVO SIA PER I BAMBINI, CHE SI SONO IMMERSI NEI RACCONTI INCONTRANDO LUPI CATTIVI E LUPI BUONI, CHE PER GLI INSEGNANTI, PERCHÉ IL NARRARE FIABE È UN MOMENTO DI BUONA EDUCAZIONE. OGNI BUON RACCONTO DELLA LETTERATURA PER L’INFANZIA HA UN VALORE ALTAMENTE PEDAGOGICO CHE VA OLTRE LA MORALE DELLA STORIA, LEGATO ALL’ATTO STESSO DELL’INSEGNANTE CHE NELLO STRUMENTO DELLA LETTURA AD ALTA VOCE DEDICA TEMPO DI QUALITÀ AL PROPRIO ALUNNO. È UN PREZIOSO MOMENTO EDUCATIVO CHE IL BAMBINO NON PERCEPISCE SUL PIANO RAZIONALE MA CHE AVVERTE CON PIENEZZA A LIVELLO EMOTIVO.

 “CREDO CHE LE FIABE, QUELLE VECCHIE E QUELLE NUOVE, POSSANO CONTRIBUIRE A EDUCARE LA MENTE. LA FIABA È IL LUOGO DI TUTTE LE IPOTESI” (G. RODARI).

 

3.LA REALIZZAZIONE DEI QUADRI

 GLI ALUNNI HANNO REALIZZATO TANTI DISEGNI SUI LUPI, DALLA SCELTA DI UNO O PIÙ DISEGNI È NATA L’IDEA DI COSA DIPINGERE SULLA TELA.

L’OSSERVAZIONE DEI BAMBINI ALL’OPERA E LA LORO DIRETTA SPERIMENTAZIONE DELL’INVENTARE E IMMAGINARE IL PROPRIO LUPO SONO STATI UNA PREZIOSA OCCASIONE DI CRESCITA E CONDIVISIONE.

OGNI BAMBINO HA AVUTO UN APPROCCIO PERSONALE DAVANTI AL FOGLIO BIANCO: C’È  STATO CHI HA DISEGNATO E COLORATO IN MODO IMMEDIATO E QUASI ISTINTIVO E CHI INVECE HA POSTO MOLTA ATTENZIONE E PRECISIONE, CHI SI È CONCENTRATO E CHI INVECE HA LASCIATO PARLARE LE PROPRIE EMOZIONI.

ALCUNI HANNO DISEGNATO IN MODO PIÙ ORIGINALE ALTRI IN MODO PIÙ RIPRODUTTIVO, QUALCUNO SI È ADDIRITTURA BLOCCATO DAVANTI ALLO SPAZIO VUOTO.

MA ALLA FINE TUTTI HANNO TROVATO LA PROPRIA MODALITÀ ESPRESSIVA E I LORO SEGNI, I LORO COLORI SONO DIVENTATI POESIE E RACCONTI PROFONDI.

I BAMBINI NASCONO PER ESSERE ARTISTI RICCHI DI INVENTIVA NEL SENSO PIÙ AMPIO DELL’ESPRESSIONE: DANNO VITA A EVENTI BELLI E SIGNIFICATIVI, CHE VOGLIONO CONDIVIDERE CON ALTRE PERSONE, A CUI SONO LEGATI DA UN RAPPORTO INTIMO E DI AFFETTO.

“IL PROCESSO CREATIVO È INSITO NELLA NATURA UMANA ED È QUINDI, CON TUTTO QUEL CHE NE CONSEGUE DI FELICITÀ DI ESPRIMERSI E DI GIOCARE CON LA FANTASIA, ALLA PORTATA DI TUTTI. […] NON PERCHÉ TUTTI SIANO ARTISTI, MA PERCHÉ NESSUNO SIA SCHIAVO” (G. Rodari)

 

4.VIDEO ATTENTI ALLA MOSTRA

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5 VIDEO “DURANTE ATTENTI ALLA MOSTRA” -realizzato da Tommaso Giudici Mr.Master –

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COMPITI A CASA di Raffaele Mantegazza

Risultati immagini per compiti a casa mantegazza fefè editore

1) INTERVISTA 

2) SINOSSI

 

INTERVISTA

W. Brandani:  Come è nata l’idea di scrivere un libro sul tema dei compiti a casa?

R. Mantegazza: Il tema dei compiti e quello della valutazione saranno sempre più temi caldi per la scuola, anche perché vengono affrontati in modo schematico (compiti sì/compiti no, voti sì/voti no) senza considerare che questi argomenti riguardano il tema della scuola più in generale e del suo senso per l’esperienza di vita di un ragazzo o di un bambino. Il libro cerca dunque di capire il senso dei compiti inserendolo nella domanda sul significato della scuola oggi e di proporre una soluzione che non sia troppo semplicistica

A chi si rivolge il libro?

Il testo è leggibile da tutti gli attori del teatro scolastico. Può essere letto dagli insegnanti per cercare di impostare diversamente il problema dei compiti, dai genitori per aiutare i propri figli in questa quotidiana attività, ci sono poi sezioni direttamente rivolte ai ragazzi, dalle primarie alle secondarie di II grado, per aiutarli a capire il senso dei compiti e il modo migliore per affrontarli

Spesso si sentono molti pareri discordanti sull’utilità dei compiti a casa, mai il tema dei compiti non è strettamente legato a come si fa scuola? Si possono abolire o incentivare i compiti a casa senza aver fatto una riflessione sul nostro sistema scolastico?

Come ho scritto sopra, ovviamente no, e questo è probabilmente l’errore che si compie. Se i compiti sono sostitutivi del lavoro a scuola, allora sono dannosi. Se invece sono una rielaborazione personale di una esperienza che è iniziata nelle aule scolastiche allora aiutano i ragazzi a pensare alla scuola e a trovare uno spazio per essa anche al di fuori dell’aula. Ma a due condizioni: che siano POCHI e BELLI

Qual è il ruolo dei genitori nel percorso scolastico dei figli e nello svolgimento dei compiti a casa?

Il ruolo dei genitori dovrebbe esser e sempre quello di garantire ai ragazzi uno spazio e un tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti, ma mai di sostituirli in questa che deve rimanere una loro attività. Ovviamente tutto questo evolve con il crescere dei ragazzi: dallo “stare di fianco” per i bambini delle primarie (che nel primo ciclo NON DOVREBBERO avere compiti) al lasciare spazio al ragazzo anche se in qualche caso significherà andare a scuola con i compiti sbagliati o addirittura non svolti

 

SINOSSI

Nel rapporto con le famiglie la questione dei compiti a casa è una delle più controverse. Sono troppi? Sono pochi? Solo durante il weekend o anche durante la settimana? L’argomento riempie dibattiti sui mezzi di comunicazione con petizioni da una parte e dall’altra, ma riempie pure i numerosi gruppi WhatsApp che intasano mentalmente ed emotivamente la vita delle famiglie con alunni a scuola. L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in una recente nota, sembra aver messo un punto fermo nel dibattito: in Italia sono troppi! Questo libro scritto da un pedagogista di chiara fama fa il punto, chiarisce e dà consigli a studenti, genitori e insegnanti, dalle primarie alle superiori.

 

BUONA VISIONE – educare con i film –

SINOSSI

PRESENTAZIONE AUTORE

LEGGI INDICE E INTRODUZIONE

DOVE ACQUISTARE IL LIBRO:  

SINOSSI

Perché si ama tanto il cinema?

Perché i film, entrando a far parte della nostra vita con le loro storie – drammatiche, romantiche, divertenti o tristi – sono capaci di coinvolgerci ed emozionarci. È quindi inevitabile pensare ai film come ad uno strumento pedagogico.

In questo libro, l’autore mette in evidenza le potenzialità educative di un film e come possa essere utilizzato, sia da professionisti dell’educazione che dai genitori, per favorire una riflessione.

Presenta inoltre una rassegna di settanta film che affrontano alcuni grandi temi educativi, perché “non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”. (Ingmar Bergman)
Buona lettura … anzi buona visione!

PRESENTAZIONE AUTORE

Walter Brandani insegnante, educatore professionale, mediatore familiare e allenatore di rugby. Ha lavorato in vari servizi educativi per minori e adulti.

Per l’Associazione Nazionale Educatori Professionali è stato consigliere nazionale e referente del Centro Studi; attualmente insegna nella scuola primaria di Tradate (VA). Autore di libri per educatori, insegnanti e genitori,  è appassionato di cinema.

LEGGI INTRODUZIONE E INDICE (clicca qui)

 DOVE ACQUISTARE IL LIBRO

il nocciolo

Il nocciolo
di Isabel Pin

Editore: Nord-Sud
Collana: Libri illustrati
Traduttore: Clementi N.
Data di Pubblicazione: 2001

Sinossi

In una terra divisa da un confine quasi invisibile, vivono due popoli in pace tra loro, fino al giorno in cui un oggetto misterioso, venuto da chissà dove, cade proprio sul confine… È un nocciolo di ciliegia! I due popoli iniziano, quindi, a preparare una vera e propria guerra per impossessarsi del nocciolo. Passano anni in cui fabbricano armi e pianificano strategie e, coinvolti nei preparativi della battaglia non ne ricordano più il motivo, fino a quando arriva il giorno dello scontro, ma il nocciolo non c’è più, è diventato un ciliegio e tutti ne possono mangiare i frutti.

Questa è la storia di due popoli che non vogliono condividere uno stesso oggetto, ma che alla fine capiscono che questo dono è dato per tutti.

Temi

  • Conflitto
  • Condivisione
  • Convivenza
  • Crescita
  • Affermazione
  • confini
  • guerra\pace

Attività con i bambini sulla condivisione e sul  conflitto 

Clicca qui

LINK: https://www.comunicazionepositiva.it/dp/dwnl/Attivit%C3%A0%20e%20giochi%20su%20empatia,%20emozioni.pdf

LIBRO: Risolvere i conflitti in classe

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LINK:

http://walterbrandani.it/wp-content/uploads/2011/12/Products_LIBRO_978-88-7946-994-4_T24_Risolvere-i-conflitti-in-classe_Pdf_SFO_978-88-7946-994-4_Risolvere-i-conflitti-in-classe.pdf

L’adozione fa scuola. Quante storie in ogni classe!

 

Risultati immagini per l'adozione a scuolaL’ adozione fa scuola. Quante storie in ogni classe!

Giovanna Martinelli, Sonia Negri

Editore: Franco Angeli

Pagine a: 138 p.

  1. INTERVISTA
  2. PRESENTAZIONE
  3. PRESENTAZIONE AUTRICI
  4. INDICE
  5. ALCUNE PAGINE DEL LIBRO

 

 

 

 

 

 

 

1)Intervista alle autrici

Cosa vi ha spinto a scrivere il libro L’ADOZIONE FA SCUOLA?
Da anni l’associazione Petali dal Mondo porta nelle scuole i laboratori “Quante storie!” proponendo un nuovo modello di didattica per affrontare la storia personale, tema tanto affascinante quanto delicato. Il laboratorio piace e soprattutto funziona. Permette infatti ai bambini di raccontare la propria storia, qualunque essa sia, in un clima di ascolto e comprensione. Aiuta gli insegnanti ad affrontare in classe tematiche difficili e coinvolge le famiglie dei bambini rendendole protagoniste e favorendo una reale collaborazione tra genitori e insegnanti. Il libro nasce dunque dal desiderio di raccontare queste esperienze positive e fornire tutte le indicazioni necessarie perché possano essere riproposte in altre scuole.

A chi consigliereste la lettura del libro?
Innanzitutto agli insegnanti delle scuole primarie, che ogni giorno entrano in classi composte da tanti bambini diversi, ognuno con la propria storia, ognuno con i propri bisogni e le proprie risorse. Questo libro può fornire spunti interessanti per attività che riescano a valorizzare le diversità di ciascuno trasformandole in preziose occasioni per fare scuola.
In particolare consigliamo il libro a chi per scelta, per lavoro o per casualità incontra l’adozione nella sua vita, ne riconosce la complessità e la bellezza e vuole impegnarsi a costruire un mondo sempre più capace di accogliere l’altro e lasciarsi cambiare.

Quanto è importante per un bambino adottato raccontare la propria storia?
Per ogni bambino é importante conoscere la propria storia, sentire qualcuno che gliela narra, capirla e avere delle occasioni per raccontarla agli altri. Sono passaggi fondamentali per costruire la propria identità. Chi ha storie complesse, fatte di grossi cambiamenti, di perdite e magari anche di traumi, fa più fatica a comprendere e dare un senso a quello che gli é successo. Ma ne ha ancora più bisogno degli altri. I bambini che sono stati adottati vivono una storia del tutto particolare e non sempre hanno vicino qualcuno che condivide un’esperienza simile. Si sentono diversi da tutti, gli unici a non avere una storia come gli altri, gli unici che non possono rispondere alle domande sulla propria nascita, gli unici con un’esperienza di vita complicata di cui non si può parlare in classe. Questa situazione crea nei bambini adottati un disagio che si può manifestare sia in classe che in famiglia. Spesso i comportamenti che noi giudichiamo inadeguati o disturbati sono una richiesta di aiuto. Il laboratorio dei Petali dal Mondo è una delle possibili risposte.

Il racconto della storia personale deve essere un racconto che ricostruisce fedelmente la storia di ogni bambino?
Dobbiamo distinguere tempi e contesti. Ogni bambino ha il diritto di conoscere tutte le informazioni possibili sulla propria storia, anche quelle difficili da spiegare, anche quelle che vorremmo evitargli. Questo compito spetta ai genitori, che devono anche scegliere quando e come aiutarlo a comprendere i passaggi più complessi della sua vita. Più che una ricostruzione fedele di avvenimenti e date, il racconto deve essere una narrazione emotiva capace di integrare il passato con il presente e dare significato alle esperienze.
Per quanto riguarda il contesto scolastico crediamo, e auspichiamo, che in ogni classe si possano creare le condizioni giuste perché ogni bambino si senta bene e possa desiderare di raccontare qualcosa di sé, ma é fondamentale rispettare i tempi e le scelte di ciascuno. I bambini, come gli adulti, devono essere lasciati liberi di scegliere cosa dire in classe riguardo alla propria storia, cosa tenere per sē e cosa confidare solo agli amici più stretti.

“Il raccontarsi” è un’attività utile solo in presenza di bambini adottati, o può essere un percorso che , anche nelle classi senza bambini adottati, coinvolga tutti : bambini, insegnanti e genitori?
Siamo assolutamente convinte che il raccontarsi sia un’esperienza interessante e utile sempre, per i bambini e per tutti noi, insegnanti e genitori. I genitori adottivi lo imparano presto e coloro che partecipano ad attività di confronto di gruppo lo sperimentano costantemente. Raccontarsi reciprocamente storie ed emozioni ci arricchisce delle esperienze altrui, ci aiuta a capire meglio noi stessi e ci permette di trovare nuove strategie per affrontare le difficoltà che la vita ci pone. Anche in questo caso l’adozione fa scuola!
Aggiungiamo che il laboratorio “Quante storie!” è stato proposto con successo già in diverse classi senza la presenza di alunni adottati. E ci sono stati genitori che ci hanno chiesto di organizzare un laboratorio dedicato agli adulti. Insomma, raccontarsi fa bene a tutti!

Per chi vuole conoscere meglio il laboratorio “Quante storie!” e metterlo in pratica nella propria classe o nel proprio gruppo, i Petali dal Mondo organizzeranno un workshop gratuito nella prossima primavera. Per iscrizioni o informazioni info@petalidalmondo.it

 

2) presentazione 

La società in cui viviamo è sempre più articolata, pluralista e multietnica. Al suo interno convivono esperienze di vita molto diverse, tra le quali quella dell’adozione.
Arrivano all’adozione bambini con storie molto differenti ma tutti, chi prima e chi dopo, devono iniziare la scuola. E i genitori, fiduciosi e preoccupati, affidano i loro figli agli insegnanti. Ma il compito è arduo. Mancano gli strumenti, le competenze e l’abitudine a una collaborazione efficace tra scuola e famiglia. Molti genitori testimoniano le difficoltà dei propri figli a scuola, molti insegnanti lamentano la mancanza di preparazione specifica e il disagio nell’affrontare in classe tematiche riguardanti le storie personali di bambini con percorsi di vita a volte difficili.
Un primo passo per affrontare la problematica è la conoscenza della realtà adottiva in tutte le sue sfaccettature. È dunque utile parlarne in classe affrontando con serenità l’argomento e dando ai bambini l’occasione di chiedere, capire e riflettere.
Dopo aver maturato queste consapevolezze, l’Associazione Petali dal Mondo ha realizzato il laboratorio “Quante storie!”, che viene dettagliatamente presentato nel testo, con l’obiettivo di fornire uno strumento per supportare le famiglie adottive e gli insegnanti. L’obiettivo principale del laboratorio è di valorizzare l’unicità di ciascun bambino e della sua storia, l’obiettivo specifico è di incentivare la circolarità di storie di vita meno consuete da raccontare in classe e da spiegare ai bambini. Tra queste vi è l’esperienza dell’adozione, ma anche quella dell’affido o tante altre.
Le autrici nel volume mettono a disposizione le esperienze e il materiale raccolto negli anni per affidarlo a chi ne sappia fare tesoro, con la speranza di contribuire a rendere la scuola un’esperienza di crescita piacevole per tutti i bambini

3) Le autrici

Sonia Negri si interessa di adozione da quasi vent’anni, come mamma, come co-fondatrice e volontaria dell’Associazione Petali dal Mondo e da qualche anno anche come collaboratrice del C.T.A. – Centro di Terapia dell’Adolescenza. È autrice con Milena Dalcerri e Anna Colombo di Nonni adottivi: mente e cuore per una nonnità speciale (FrancoAngeli, 2014) e con Sara Petoletti di Adottato anche tu? Allora siamo in due! …o forse di più! (Ancora, 2016).

Giovanna Martinelli, medico ospedaliero, è Presidente dell’associazione Petali dal Mondo di Tradate. Ha un marito e due figli, nati in due Paesi lontani e diversi. L’adozione li ha resi una meravigliosa famiglia.

4) Indice

  • Prefazione
  •  Premessa
  • Introduzione
  • Scuola e adozione
    (Introduzione; Le linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati; Il difficile ruolo della scuola: accogliere e integrare tutti i bambini)
  • Il laboratorio “Quante storie!”
    (Introduzione; Il laboratorio; Descrizione delle attività; Riflessioni sul laboratorio “Quante storie!”)
  • Conclusioni
  • Ringraziamenti
  • Bibliografia
  • Appendice. Petali dal Mondo

5) Leggi alcune pagine

 

L’ordine delle cose

Regia di Andrea Segre

Italia, Francia, Tunisia, 2017

durata 112 minuti

1) SINOSSI E NOTE DI REGIA

2) INTERVISTA

3) SITO E PAMPHLET

4) TRAILER

 

1. SINOSSI E NOTE DI REGIA

LA STORIA

Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia. La missione di Corrado è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione, mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri. Corrado, invece, incontra Swada, una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa. Come tenere insieme la legge di Stato e l’istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa nell’ordine delle cose.

NOTE DI REGIA

2. INTERVISTA

WALTER BRANDANI: “Com’è nata l’idea di realizzare il film L’ordine delle cose?”

ANDREA SEGRE: Il film si inserisce all’interno di un percorso di ricerca e di narrazione che, ormai da una decina d’anni, cerca di capire quali sono le direzioni di sviluppo del sistema di protezione europeo e quali sono le conseguenze nella vita delle persone. Dopo aver raccontato, in diversi film e anche diversi articoli, le conseguenze sulla vita dei migranti, mi interessava capire le conseguenze sulla vita degli europei.

Allora ho utilizzato la figura dei funzionari ( che si occupano di costruire questo sistema ) per riuscire a parlare un po’ anche di come stiamo NOI, anche se questo NOI, così come il pronome LORO, sembra troppo generalizzante.

Sicuramente ci sono diverse definizioni sia per NOI che per LORO. C’è però certamente un NOI e un LORO causato dall’appartenere a chi ha il diritto di muoversi e a chi questo diritto non ce l’ha.

Il NOI che ha il diritto di muoversi è attraversato da un sentimento, che parrebbe maggioritario, di limitare il numero di LORO che arrivano.

Allora come si fa a limitare questo numero? Chi lo fa? E che cosa succede a chi lo fa? Come si sente? Qual è la sua vita?

Da queste domande è iniziato un lungo percorso di ricerca. Abbiamo incontrato alcuni dei funzionari che fanno questo lavoro e abbiamo costruito la figura di Corrado Rinaldi (il protagonista del film), che serve non solo a dare informazioni su quanto succede al confine con la Libia e a raccontare quali sono gli sviluppi di quella situazione.

Corrado Rinaldi serve anche a riflettere su quali sono le conseguenze di quella che sembrerebbe appunto la scelta maggioritaria ed inevitabile, cioè, la scelta di cercare di fermare e di diminuire il numero di LORO.

Ecco che quando quel numero diminuisce NOI ci sentiamo più felici. Ma quali sono le conseguenze di ciò?  Quali sono le ferite che questa scelta apre? Corrado racconta anche questo.

 

WB: Quando si parla di immigrazione se ne parla spesso in termini problematici e catastrofici, come causa del disordine. Eppure i flussi immigratori sono sempre esistiti. Sono quindi inevitabili? Sono cioè come la pioggia, i cui effetti dipendono anche dalla “qualità” del terreno?

AS: Questo è vero, ma quello che sta avvenendo oggi è qualcosa di più della inevitabile volontà delle persone di muoversi. Quello che sta succedendo in questa epoca storica è un aumento costante delle diseguaglianze economiche e di condizioni di vita, una crescita molto forte della comunicazione globale e della globalizzazione delle merci e una tendenza dei più ricchi a proteggersi.

All’interno di questo scenario non ci si aspettava che i più poveri si mettessero in cammino creando un movimento tellurico non irrilevante.

Il come rispondere a questo movimento ha a che fare sicuramente con la metafora dell’acqua ed è innegabile che le cause di questa tensione migratoria siano profondamente interconnesse con noi, perché siamo noi la parte che gestisce la globalizzazione delle merci, siamo noi la parte che produce spettacolo e spettacolarizzazione del nostro stile di vita, siamo noi che vogliamo la protezione.

Ecco quindi che non possiamo esimerci dall’avere un ruolo in questa storia.

I modi per affrontare l’immigrazione sono di fatto due.

Il primo modo è quello di cercare “cattivi” alleati, che possono fare i cattivi senza avere pudori democratici, e a loro si affida il lavoro sporco. Perché per fermare esseri umani, che non hanno nulla da perdere, c’è un unico modo: essere violenti. Ed è quello che l’Europa sta facendo, con una capacità di rompere il senso del pudore esagerata, perché ormai possediamo anche le informazioni di come agiscono i nostri “cattivi” alleati, ma il fatto che agiscano “di là” ci rasserena.

Il secondo modo è quello di reagire a queste cause di oggettiva ingiustizia e di trovare un modo affinché questa esigenza migratoria entri all’interno di un flusso di movimento regolare e controllato, perché l’individuo si muova, secondo una norma, in un percorso documentabile.

Invece oggi nessuno ha la possibilità di andare in un consolato e dire: “io vorrei andare in Germania perché c’è mio fratello” o “io voglio trovare lavoro in Europa, aiutatemi a capire dove posso trovarlo”. Nessuno ha la possibilità di avere un visto per partire regolarmente, cosa che consentirebbe di sapere dov’è e cosa fa.

L’angoscia legata agli arrivi delle persone in barcone è una angoscia che io capisco. Ma non voglio pensare a quelle persone come povere vittime che hanno bisogno di aiuto.

Voglio pensare a loro, come a persone che non devono viaggiare in quel modo perché, così facendo, prima di tutto mettono a rischiano loro vita, secondo pagano e finanziano organizzazioni criminali molto pericolose e, terzo, ci mettono nella condizione di essere o angosciati (e quindi mossi verso pulsioni xenofobe ) o spinti a istinti umanitari.

Istinti Umanitari che, negli ultimi tre anni, hanno obbligato centinaia di uomini e donne a fare domanda d’asilo, quando volevano semplicemente cercare lavoro, e a bloccarsi in luoghi dove non hanno nessuna intenzione di stare.

Questo è stato un grave errore, sicuramente molto meno grave di chi ordina blocchi stradali o di chi li vorrebbe eliminare, perché è un errore mosso da un sentimento di bontà, ma la bontà in questa storia deve fare un passo indietro.

Credo che invece sia importante accorgersi che tutto ciò è conseguenza di un sistema molto chiaro, di un potere che vuole proteggere il proprio privilegio, che è poi la causa delle disuguaglianze e delle tensioni immigratorie.

 

WB: Ho trovato un forte legame tra il suo film e il film L’intrusa. In entrambi i protagonisti sono in dubbio se mantenere l’ordine delle cose o cambiarle, e in ambedue i film mi sembra che allo spettatore venga posta la domanda: “TU AL POSTO DEL PROTAGONISTA COME AVRESTI AGITO?” Può, secondo lei, il cinema favorire una riflessione per meglio definire i problemi della nostra società?

AS: Nei due film la struttura narrativa e il rapporto emotivo con lo spettatore è simile, ma quello che io vorrei è che le persone si chiedessero non solo che cosa io avrei fatto ma anche che cosa io sto già facendo?

Cioè se io non sto facendo nulla di esplicitamente contrario all’ordine che Corrado (il protagonista del film ) applica, io sono correo di Corrado in quella storia, perché Corrado non è un singolo individuo che agisce per interesse privato, è un funzionario di polizia che sta applicando un ordine.

Un ordine che corrisponde ad una scelta politica che, se noi non contestiamo o non smontiamo chiaramente, fa di noi i datori di lavoro di Corrado.

L’intrusa, che è un bellissimo film, è un film sociale. L’ordine delle cose è un film politico.

L’intrusa si occupa della scelta individuale di una donna che ha un peso civico e sociale: scegliere di far stare l’intrusa ha un peso nella comunità. L’ordine delle cose è un film politico, nel senso che decidere che cosa avrei fatto non dipende solo dalla mia scelta ma dipende anche dall’ordine che è sopra.

Se si generasse davvero una pressione di opinione in grado di affermare che questa cosa non la vogliamo per tre motivi

– perché non funziona e perché è una cosa che reitera costantemente  un meccanismo molto costoso e non efficiente;

– perché genera violenza e perché  ha bisogno della violenza di forze di polizia non democratiche per fermare corpi inermi;

– perché non affronta la causa  rispetto alla quale noi siamo corresponsabili

 

Ecco se riuscissimo a generare un movimento di opinione partendo da questi tre punti,  si creerebbe anche una spinta per cambiare L’ORDINE DELLE COSE.

3 SITO E PAMPHLET

Qui trovate l’edizione integrale del pamphlet “Per cambiare l’ordine delle cose”, ma vi chiediamo di leggerlo solo dopo aver visto il film. Leggerlo prima della visione del film rischia di non renderne chiara la sua funzione.

SCARICA IL PAMPHLET 

4. TRAILER E VIDEO

 

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