Perché il cane ha il naso bagnato (libro età 6-9)

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canePerché il cane ha il naso bagnato

Kenneth Steven – Øyvind Torseter,

(trad. di Virginia Ponciroli),

Electa Kids 2014,32

p., euro 14,90

INDICE

- recensione Andersem

- recensione biblio ragazzi letture

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Premio Andersen 2014014

Recensione di Anselmo Roveda, da Andersen 311 - aprile 2

– Mettere insieme due narrazioni vecchie come il mondo e ottenere una storia originale, nuova e divertente. Questo è quello che ha combinato Kenneth Steven. Le due tipologie di storie vecchie come il mondo sono: la risposta umana al diluvio universale e le favole sull’origine delle caratteristiche degli animali tipo “perché le galline razzolano” e simili. In questa parte di mondo siamo immersi nella tradizione biblica e così la risposta al diluvio non potrà che essere l’arca di Noè (tema che ricorre con qualche frequenza nei libri per bambini degli ultimi anni). In questa parte di mondo, difettando giaguari e rarefacendosi i somari (almeno quelli a quattro zampe), l’animale al quale attribuire caratteristiche dovrà essere giocoforza domestico. E allora? Chi meglio si presta se non il miglior amico dell’uomo? Sì, giusto: il cane. Scelta l’arca e scelto il cane, la storia è presto detta quanto inattesa. Il buon Noè, nelle traversie della navigazione per salvare la vita sul pianeta, si trova a dover fronteggiare una falla nello scafo. Un buco che mette a repentaglio il buon esito del salvamento. Tappare quel buco sarà compito – per ragioni del tutto casuali, solo di prossimità – del cane. Con cosa? Col naso! Et voilà che si spiega anche il titolo di questo divertentissimo albo illustrato da Øyvind Torseter. L’artista norvegese ha qualche dimestichezza coi pertugi. Nello stesso anno, il 2012 in Norvegia, sono, infatti, usciti il volume appena detto e un altro albo – qui Torseter è autore completo – dal programmatico titolo Il buco. Chissà se esistono correlazione, rimandi di suggestioni creative o solo un fortuito ragionare sulle possibilità narrative offerte dai buchi? Fatto sta che anche in questa occasione il tratto semplice e vibrato dello scandinavo prende a pretesto un foro, qui pure reso cartotecnicamente, per narrare una curiosa avventura.

 

recensione

Rivisitazione della storia dell’arca di Noè in salsa nordica, dove l’arca è propriamente una barca di salvataggio, gli animali vengono convinti a salirci mentre stanno bevendo qualcosa al bar e il patriarca ha un tatuaggio da marinaio di lungo corso sull’avambraccio sinistro. Le delicate e surreali illustrazioni di Øyvind Torseter – vincitore del Bologna Ragazzi Award nel 2008 e autore de Il buco, uscito per Orecchio Acerbo nel 2013 – ne fanno subito un racconto divertente dov’è possibile individuare quali animali salgono a bordo, con quale tipo di bagaglio e a quali attività si dedicano durante la lunga traversata (lettura, carte, massaggi, tuffi in piscina) mentre Noè è costretto a impegnare la giornata per nutrirli, visto che ognuno mangia cibo diverso, in quantità differenti e a orari non coincidenti. Dopo venti giorni di navigazione però tra le assi di legno si apre un piccolo buco; la soluzione è a portata di mano: chi se non il cane, ultimo salito a bordo e fedele confidente del patriarca, può rimanere per i biblici quaranta giorni e quaranta notti a tapparlo col suo naso? Lo sforzo dell’animale verrà ripagato: felici e festanti, tutti scendono a terra dopo che l’arca ha sbattuto contro una montagna. Ci sono fiori e piante nuove, l’arcobaleno e un mondo da colonizzare; Noè corre indietro a riprendersi il cane che da allora appunto ha il naso umido.

Lettura di sicuro successo con i piccoli lettori, insieme ai quali osservare gli animali, le loro feste, le attività, le posture e questo Noè rock che si scatena in un ballo sul ponte insieme alla moglie.

 

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